Papa Francesco in Iraq, l'orrore per la lista dell'ISIS, la persecuzione dei cristiani

Il Papa ha ricevuto una copia del documento che prova il traffico di esseri umani dell’ISIS, in particolare contro la popolazione yazida

Papa Francesco e Nadia Murad durante il loro primo incontro nel 2015
Foto: Vatican News
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Tornando dall’Iraq, Papa Francesco ha fatto sapere che una delle motivazioni decisive per andare è venuto dalla conoscenza delle vicissitudini del popolo yazida, e in particolare del Premio Nobel Nadia Murad, la yazida resa schiava dell’ISIS che è poi scappata ed è diventata una delle voci più forti a denunciare la persecuzione e che ha incontrato il Papa in due occasioni e che gli ha regalato la sua autobiografia L’ultima ragazza. Quello che il Papa non aveva visto era la lista aggiornata con i prezzi degli schiavi che mostravano il traffico di esseri umani operato dall’ISIS. Il Papa però ha ricevuto in dono la lista che risaliva al 2014, l’anno in cui il sedicente Stato Islamico aveva invaso la Piana di Ninive.

A consegnare al Papa “la lista” è stata Eva Fernandez, giornalista di COPE, che ha fatto da tramite di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Nelle mani del Papa sono finite dunque la “yizia”, vale a dire l’imposta chiesta dall’ISIS ai cristiani e a tutti i non musulmani perché rimanessero a Mosul, e un documento con i prezzi di vendita delle donne schiave cristiane e yazide. Inoltre, ha consegnato al Papa diverse foto di case di cristiani della città di Mosul marcate con la lettera N (nunt), con cui nel Corano ci si riferisce ai cristiani, denominati appunto “nazareni”.

La lista di prezzi era parte di un opuscolo distribuito dai miliziani del sedicente Stato Islamico alla fine del 2014. Nel pamphlet, le donne erano raggruppate nella stessa categoria del mercato del bestiame e in una descrizione si lamentava un drammatico calo del fatturato. I prezzi venivano elencati come: yazidi o donne cristiane 40-50 anni di età per $ 43; 30-40 anni di età, $ 75; 20-30 anni di età, $ 86; da dieci a 20 anni di età, $ 130; da 1-9 anni di età, 172 $.

Quello che il Papa non ha visto è il nuovo rapporto che mostra come, sei anni dopo la presa di Mosul, ancora il Daesh continui a vendere schiave. L’ultima ritrovata dalla polizia turca era una ragazzina di appena 7 anni, che posava per eventuali compratori, mentre nel luglio 2020 una donna yazida di 24 anni è stata salvata dai suoi parenti in Australia che la hanno “comprata” ad una vendita online.

Una situazione raccapricciante, che ha radici ben più profonde.

Perché l’ISIS è solo l’ultima delle persecuzioni anti-cristiane che si sono succedute in Iraq a partire dagli anni Settanta. Un rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha notato che i primi problemi per i cristiani hanno avuto luogo durante gli Anni Settanta, quando molti cristiani hanno lasciato il Nord dell’Iraq per trasferirsi a Baghdad o ad altre città irachene come Basra a causa del conflitto tra i curdi e il governo centrale.

Se pensiamo, poi, che gli attacchi alle chiese sono cominciate con l’avvento dell’ISIS, sbagliamo di grosso. “I diffusi attacchi terroristici su chiese a Baghdad e Mosul erano cominciati – scrive Aiuto alla Chiesa che Soffre – domenica, 1 agosto 2004, quando fu operato un bombardamento simultaneo di sei chiese a Baghdad e Mosul, seguito da un bombardamento di circa altre trenta chiese nella nazione.”

Subito, i cristiani hanno pensato a partire, e il luogo più sicuro è stata proprio l’area sotto il controllo del Governo Regionale Curdo. Così, quando nel 2006 gli attacchi contro i cristiani a Baghdad e in altre città crebbero, fu normale per le famiglie scappare verso le zone controllate dal governo curdo.

Se l’ISIS è arrivato nel 2014, già nel febbraio 2010 Mosul aveva sperimentato attacchi contro le chiese che forzarono 4.300 persone a lasciare la Piana di Ninive. Anche la Cattedrale siro-cattolica di Maria del Perpetuo Soccorso, a Baghdad, visitata da Papa Francesco, fu oggetto di un sanguino attentato che provocò 48 vittime (tutte con causa di beatificazione in corso) nel 2008, dunque sei anni prima l’arrivo del sedicente Stato Islamico.

Era questo lo scenario che si presentava dieci anni fa, quando Benedetto XVI convocò un Sinodo speciale per la Regione Mediorientale. Nel 2012, Benedetto XVI pubblicò poi l’esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, che già affrontava i temi che sarebbero diventati centrali nel dibattito mondiale: l’esodo nascosto dei cristiani, gli attacchi che subivano, la scarsa considerazione dei loro diritti di cittadinanza.

Dieci anni dopo, Papa Francesco – ha spiegato di ritorno dall’Iraq – non stava pensando ad un secondo Sinodo sul Medio Oriente, nonostante abbia dedicato diverse iniziative proprio al Medio Oriente, come la giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria e Medio Oriente nel 2013 e la preghiera per la Pace in Medio Oriente nei Giardini vaticani nel 2015. Ha preso il suggerimento, probabilmente ci penserà.

Ma c’è un altro sinodo di cui alcune agenzie umanitarie hanno cominciato a parlare, e che vorrebbero diventasse concreto: un Sinodo dedicato al tema dei cristiani perseguitati.

Qualche primo accenno si è già avuto: presentando il Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2021, “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme”, Marcela Szymanski, direttore del Rapporto sulla Libertà Religiosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, aveva esortato ad ascoltare le esperienze dei cristiani perseguitati – sui quali aveva portato storie concrete e vere – anche durante i Sinodi, a cominciare dal prossimo programmato sulla sinodalità.

Un primo passo verso una trattazione sistematica della persecuzione dei cristiani. Ricordando che, prima di parlare di cristianofobia, la Santa Sede aveva discusso se invece definire il fenomeno “Cristo-fobia”. Perché è la paura di Cristo a generare la persecuzione.

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