Papa Francesco in Romania: "Una società che si cura degli svantaggiati può dirsi civile"

Il Papa al Palazzo Presidenziale di Bucarest
Foto: VAMP Pool
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Dopo la visita di cortesia al Presidente della Romania, Klaus Werner Iohannis, Papa Francesco ha incontrato il Primo Ministro Vasilica Viorica Dăncilă. Al termine ha avuto luogo l’incontro del Pontefice le Autorità, i rappresentanti della Società Civile e il Corpo Diplomatico.

“È questo un momento propizio - ha detto il Papa - per rivolgere uno sguardo d’insieme ai trent’anni trascorsi da quando la Romania si liberò da un regime che opprimeva la libertà civile e religiosa e la isolava rispetto agli altri Paesi europei, e che inoltre aveva portato alla stagnazione della sua economia e all’esaurirsi delle sue forze creative”.

“La Romania - ha proseguito - si è impegnata nella costruzione di un progetto democratico attraverso il pluralismo delle forze politiche e sociali e il loro reciproco dialogo, per il fondamentale riconoscimento della libertà religiosa e per il pieno inserimento del Paese nel più ampio scenario internazionale. È importante riconoscere i molti passi avanti compiuti su questa strada, anche in mezzo a grandi difficoltà e privazioni”.

Questi mutamenti - ha osservato Francesco - “hanno comportato il sorgere di inevitabili scogli da superare e di conseguenze non sempre facili da gestire per la stabilità sociale e per la stessa amministrazione del territorio” a partire dalla “emigrazione, che ha coinvolto diversi milioni di persone che hanno lasciato la casa e la Patria per cercare nuove opportunità di lavoro e di vita dignitosa” comportando però l’indebolimento “delle vostre più ricche radici culturali che vi hanno sostenuto nelle avversità. Pensare ai fratelli che sono all’estero è un atto di patriottismo e di giustizia”.

Oggi dunque - ha spronato il Papa - “occorre far crescere la positiva collaborazione delle forze politiche, economiche, sociali e spirituali; è necessario camminare insieme, in unità, e proporsi tutti con convinzione di non rinunciare alla vocazione più nobile a cui uno Stato deve aspirare: farsi carico del bene comune del suo popolo. Camminare insieme, come modo di costruire la storia, richiede la nobiltà di rinunciare a qualcosa della propria visione o del proprio specifico interesse a favore di un disegno più ampio, in modo da creare un’armonia che consenta di procedere sicuri verso mete condivise”.

Solo così si otterrà “una società inclusiva, nella quale ciascuno, diventi protagonista del bene comune; una società dove i più deboli, i più poveri e gli ultimi non sono visti come indesiderati, come intralci che impediscono alla macchina di camminare, ma come cittadini e fratelli da inserire a pieno titolo nella vita civile; anzi, sono visti come la migliore verifica della reale bontà del modello di società che si viene costruendo. Quanto più una società si prende a cuore la sorte dei più svantaggiati, tanto più può dirsi veramente civile”.

Per ottenere simili risultati - ha detto ancora il Papa - “non è sufficiente aggiornare le teorie economiche, né bastano le tecniche e abilità professionali. Si tratta infatti di sviluppare, insieme alle condizioni materiali, l’anima del vostro popolo, perché i popoli hanno un’anima”.

Così “le Chiese cristiane possono aiutare a ritrovare e alimentare il cuore pulsante da cui far sgorgare un’azione politica e sociale che parta dalla dignità della persona e conduca ad impegnarsi con lealtà e generosità per il bene comune della collettività. Nel medesimo tempo, esse si sforzano di diventare un credibile riflesso e una testimonianza attraente dell’azione di Dio, promuovendo tra loro una vera amicizia e collaborazione”. In questo senso non mancherà - ha assicurato - il contributo della Chiesa Cattolica che “non è estranea, ma pienamente partecipe dello spirito nazionale” e “desidera - ha concluso il Papa - dare il suo contributo alla costruzione della società e della vita civile e spirituale nella vostra bella terra di Romania”.

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