Papa Francesco istituisce la Domenica della Parola di Dio

Con il motu proprio Aperuit Illis, il Papa stabilisce che la Terza Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla Parola di Dio

Papa Francesco pronuncia l'omelia durante la Messa di Nostra Signora di Guadalupe, Basilica Vaticana, 12 dicembre 2018
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Da oggi in poi, la Terza Domenica del Tempo Ordinario sarà la Domenica della Parola di Dio. Lo stabilisce Papa Francesco, con il motu proprio Aperuit Illis, pubblicato oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Si tratta di una iniziativa che nasce direttamente dall’Anno Santo Straordinario della Misericordia, con lo scopo di rimettere la Parola di Dio al centro della vita della Chiesa.

La scelta della III domenica del Tempo Ordinario non è casuale: segna anche l’inizio della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, e dunque, scrive Papa Francesco, la giornata “verrà a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani”. E questo perché “celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, poiché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida”.

Papa Francesco dà libertà alle singole comunità di trovare un modo per celebrare quella domenica in modo solenne, dando qualche suggerimento. I vescovi, per esempio, possono celebrare in quella domenica il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, i parroci potranno consegnare la Bibbia, o un libro della Bibbia, “in modo da far emergere l’importanza di continuare nella vita quotidiana la lettura, l’approfondimento e la preghiera con la Sacra Scrittura, con particolare riferimento alla Lectio Divina.

Per sottolineare l’importanza della Parola di Dio, Papa Francesco fa riferimento alla Costituzione conciliare Dei Verbum, al Sinodo del 2008 sulla parola di Dio voluto da Benedetto XVI, al passo biblico del ritorno da Babilonia che viene marcato dalla lettura del Libro della Legge, accompagnata dalla commozione e dal pianto del popolo, invitato a non rattristarsi perché “la gioia del Signore è la nostra forza”.

Parole, dicono, che “contengono un grande insegnamento”, dato che “la Bibbia non può essere solo un patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati”, ma appartiene “al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella parola”, mentre “spesso si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti”.

Papa Francesco sottolinea che la Bibbia è “il libro del popolo del Signore”, e l’ascolto della Bibbia porta il popolo a passare “dalla dispersione e la divisione all’unità”. Compito dei pastori è quello di “spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura”, con una particolare attenzione all’omelia, che spesso “è l’unica occasione” per i fedeli di “cogliere la bellezza della Parola di Dio e vederla riferita alla vita quotidiana”. Per questo, Papa Francesco chiede ai predicatori di non “dilungarsi oltre misura con omelie saccenti o argomenti estranei”. Impegno che dà anche i catechisti.

Papa Francesco poi ricorda che la Bibbia “non è una raccolta di libri di storia, né di cronaca, ma è interamente rivolta alla salvezza integrale della persona”, e questo non va dimenticato, nonostante tutto ha un rimando storico. La Bibbia, nota Papa Francesco, è composta “come storia di salvezza in cui Dio parla e agisce per andare in contro a tutti gli uomini e salvarli dal male e dalla morte”.

Il Papa afferma che l’azione dello Spirito Santo opera in coloro che sono formati alla parola, ma anche in coloro che ascoltano, e quindi è “riduttivo limitare l’azione dello Spirito Santo solo alla natura divinamente ispirata della Sacra Scrittura e ai suoi diversi autori”.

Papa Francesco mette anche in guardia dal rischio di “separare tra loro la Sacra Scrittura e la Tradizione, senza comprendere che insieme sono l’unica fonte della Rivelazione”.

Per Papa Francesco, “quando la Sacra Scrittura è letta nello stesso Spirito con cui è stata scritta “rimane sempre nuova”. Il Papa si spinge a dire che la Scrittura “svolge la sua azione profetica anzitutto nei confronti di chi l’ascolta”.

Il Papa nota che “la dolcezza della parola di Dio ci spinge a parteciparla a quanti incontriamo nella nostra vita”, ma allo stesso tempo c’è amarezza nel “verificare quanto difficile diventi per noi doverla vivere con coerenza”.

La Scrittura provoca anche alla carità, un richiamo “costante” della Parola di Dio, e per questo “la Parola di Dio è in grado di aprire i nostri occhi per permetterci di uscire dall’individualismo che conduce all’asfissia e alla sterilità mentre spalanca la strada della condivisione e della solidarietà”.

Papa Francesco fa infine riferimento all’esperienza della Trasfigurazione, che richiama alla festa delle capanne in cui veniva letto il testo Sacro al popolo di ritorno dall’esilio, e sottolinea l’importanza dell’accompagnamento di Maria nell’ascolto, perché la sua Beatitudine “precede tutte le beatitudini pronunciate da Gesù per i poveri, gli afflitti, i miti, i pacificatori e coloro che sono perseguitati, perché è la condizione necessaria per qualsiasi altra beatitudine.

Ti potrebbe interessare