Papa Francesco: "La Chiesa non è un’organizzazione umana, è il tempio dello Spirito Santo"

Nell'omelia della Messa di Pentecoste il Papa ricorda che il Paraclito è nostro Consolatore e nostro Avvocato

Papa Francesco
Foto: © EWTN News/Daniel Ibáñez/Vatican Pool
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“Paraclito vuol dire due cose: Consolatore e Avvocato”. Lo ha ricordato il Papa, stamane, nell’omelia della Messa celebrata in San Pietro in occasione della Solennità di Pentecoste.

“Il Paraclito – ha spiegato Francesco - è il Consolatore. Tutti noi, specialmente nei momenti difficili, come quello che stiamo attraversando, cerchiamo consolazioni. Ma spesso ricorriamo solo a consolazioni terrene, che svaniscono presto. Gesù ci offre oggi la consolazione del Cielo, lo Spirito, il Consolatore perfetto. Le consolazioni del mondo sono come gli anestetici: danno un sollievo momentaneo, ma non curano il male profondo che ci portiamo dentro”.

“Solo chi ci fa sentire amati così come siamo – ha osservato il Papa - dà pace al cuore. Lo Spirito Santo, l’amore di Dio, fa così: scende dentro, in quanto Spirito agisce nel nostro spirito. È la tenerezza stessa di Dio, che non ci lascia soli; perché stare con chi è solo è già consolare”.

Il demonio, invece, - ha proseguito il Pontefice – “prima ci lusinga e ci fa sentire invincibili, poi ci butta a terra e ci fa sentire sbagliati. Fa di tutto per buttarci giù, mentre lo Spirito del Risorto vuole risollevarci”.

Come gli Apostoli pieni di Spirito Santo, anche “noi siamo chiamati a testimoniare nello Spirito Santo, a diventare paracliti, consolatori. Non facendo grandi discorsi, ma facendoci prossimi; non con parole di circostanza, ma con la preghiera e la vicinanza. Il Paraclito dice alla Chiesa che oggi è il tempo della consolazione. È il tempo del lieto annuncio del Vangelo più che della lotta al paganesimo. È il tempo per portare la gioia del Risorto, non per lamentarci del dramma della secolarizzazione. È il tempo per riversare amore sul mondo, senza sposare la mondanità. È il tempo in cui testimoniare la misericordia più che inculcare regole e norme. È il tempo del Paraclito”.

Il secondo appellativo dello Spirito è “Avvocato: ci difende dalle falsità del male ispirandoci pensieri e sentimenti. Lo fa con delicatezza, senza forzarci: si propone ma non si impone. Lo spirito della falsità, il maligno, fa il contrario: cerca di costringerci, vuole farci credere che siamo sempre obbligati a cedere alle suggestioni cattive e alle pulsioni dei vizi”.

Il Paraclito – ha proseguito Papa Francesco – ci offre “tre antidoti basilari contro altrettante tentazioni, oggi diffuse. Il primo consiglio dello Spirito Santo è: abita il presente. Il presente, non il passato o il futuro. Il Paraclito afferma il primato dell’oggi, contro la tentazione di farci paralizzare dalle amarezze e dalle nostalgie del passato, oppure di concentrarci sulle incertezze del domani e lasciarci ossessionare dai timori per l’avvenire. Lo Spirito ci ricorda la grazia del presente. Non c’è tempo migliore per noi: adesso, lì dove siamo, è il momento unico e irripetibile per fare del bene, per fare della vita un dono”.

Il secondo consiglio è “cerca l’insieme, non la parte. Lo Spirito non plasma degli individui chiusi, ma ci fonda come Chiesa nella multiforme varietà dei carismi, in un’unità che non è mai uniformità. Il Paraclito afferma il primato dell’insieme. Nell’insieme, nella comunità lo Spirito predilige agire e portare novità. Guardiamo agli Apostoli. Erano molto diversi ma quando ricevono lo Spirito imparano a non dare il primato ai loro punti di vista umani, ma all’insieme di Dio. Oggi, se ascoltiamo lo Spirito, non ci concentreremo su conservatori e progressisti, tradizionalisti e innovatori, destra e sinistra: se i criteri sono questi, vuol dire che nella Chiesa si dimentica lo Spirito. Il Paraclito spinge all’unità, alla concordia, all’armonia delle diversità. Diciamo no alle ideologie e sì all’insieme”.

Il terzo grande consiglio” – ha concluso Papa Francesco - è “metti Dio prima del tuo io. È il passo decisivo della vita spirituale. Il Paraclito afferma il primato della grazia. Solo se ci svuotiamo di noi stessi lasciamo spazio al  Signore; solo se ci affidiamo a Lui ritroviamo noi stessi; solo da poveri in spirito diventiamo ricchi di Spirito Santo. Vale anche per la Chiesa. Non salviamo nessuno e nemmeno noi stessi con le nostre forze. Se in primo luogo ci sono i nostri progetti, le nostre strutture e i nostri piani di riforma scadremo nel funzionalismo, nell’efficientismo, nell’orizzontalismo e non porteremo frutto. Gli ismi sono ideologie che separano. La Chiesa non è un’organizzazione umana, è il tempio dello Spirito Santo. Gesù ha portato il fuoco dello Spirito sulla terra e la Chiesa si riforma con la gratuità dell’unzione della grazia, con la forza della preghiera, con la gioia della missione, con la bellezza disarmante della povertà. Mettiamo Dio al primo posto”.

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