Papa Francesco: "La comunicazione ecclesiale sappia lasciarsi guidare dallo Spirito Santo"

Papa Francesco: "L’impegno per una comunicazione dal cuore e dalle braccia aperte non riguarda esclusivamente gli operatori dell’informazione, ma è responsabilità di ciascuno"

San Francesco di Sales
Foto: pd
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

E’ “parlare con il cuore” il tema centrale del Messaggio di Papa Francesco, pubblicato stamane, per la LVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.   

“Non dobbiamo temere di proclamare la verità, anche se a volte scomoda, ma di farlo senza carità, senza cuore. Perché il programma del cristiano – come scrisse Benedetto XVI – è un cuore che vede”, ha ricordato il Papa.

“Per poter comunicare secondo verità nella carità – ha proseguito Francesco - occorre purificare il proprio cuore. L’appello a parlare con il cuore interpella radicalmente il nostro tempo, così propenso all’indifferenza e all’indignazione, a volte anche sulla base della disinformazione, che falsifica e strumentalizza la verità. Comunicare cordialmente vuol dire che chi ci legge o ci ascolta viene portato a cogliere la nostra partecipazione alle gioie e alle paure, alle speranze e alle sofferenze delle donne e degli uomini del nostro tempo. Chi parla così vuole bene all’altro perché lo ha a cuore e ne custodisce la libertà, senza violarla”.

“In un periodo storico segnato da polarizzazioni e contrapposizioni da cui purtroppo anche la comunità ecclesiale non è immune, l’impegno – è la richiesta del Pontefice - per una comunicazione dal cuore e dalle braccia aperte non riguarda esclusivamente gli operatori dell’informazione, ma è responsabilità di ciascuno. Tutti siamo chiamati a cercare e a dire la verità e a farlo con carità. Noi cristiani, in particolare, siamo continuamente esortati a custodire la lingua dal male poiché con la stessa possiamo benedire il Signore e maledire gli uomini fatti a somiglianza di Dio. A volte il parlare amabile apre una breccia perfino nei cuori più induriti”.

Il Papa lancia un appello affinchè “la gentilezza” diventi “antidoto alla crudeltà, che purtroppo può avvelenare i cuori e intossicare le relazioni. Ne abbiamo bisogno nell’ambito dei media, perché la comunicazione non fomenti un livore che esaspera, genera rabbia e porta allo scontro, ma aiuti le persone a riflettere pacatamente, a decifrare, con spirito critico e sempre rispettoso, la realtà in cui vivono. La comunicazione da cuore a cuore”.

San Francesco di Sales – ha ricordato ancora il Pontefice -  “ci ricorda che siamo ciò che comunichiamo. Lezione oggi controcorrente in un tempo nel quale la comunicazione viene sovente strumentalizzata affinché il mondo ci veda come noi desidereremmo essere e non per quello che siamo”.

Abbiamo un urgente bisogno nella Chiesa – ha aggiunto - di una comunicazione che accenda i cuori, che sia balsamo sulle ferite e faccia luce sul cammino dei fratelli e delle sorelle. Sogno una comunicazione ecclesiale che sappia lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, gentile e al contempo profetica, che sappia trovare nuove forme e modalità per il meraviglioso annuncio che è chiamata a portare nel terzo millennio. Una comunicazione che metta al centro la relazione con Dio e con il prossimo, specialmente il più bisognoso, e che sappia accendere il fuoco della fede piuttosto che preservare le ceneri di un’identità autoreferenziale. Una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità”.

Francesco accenna poi alla situazione internazionale. “Parlare con il cuore è oggi quanto mai necessario per promuovere una cultura di pace laddove c’è la guerra; nel drammatico contesto di conflitto globale che stiamo vivendo è urgente affermare una comunicazione non ostile. Abbiamo bisogno di comunicatori disponibili a dialogare, coinvolti nel favorire un disarmo integrale e impegnati a smontare la psicosi bellica che si annida nei nostri cuori”.

“Si rimane atterriti – ha concluso Papa Francesco - nell’ascoltare con quanta facilità vengono pronunciate parole che invocano la distruzione di popoli e territori. Parole che purtroppo si tramutano spesso in azioni belliche di efferata violenza. Ecco perché va rifiutata ogni retorica bellicistica, così come ogni forma propagandistica che manipola la verità, deturpandola per finalità ideologiche. Va invece promossa, a tutti i livelli, una comunicazione che aiuti a creare le condizioni per risolvere le controversie tra i popoli”.

Ti potrebbe interessare