Papa Francesco: la femminilità è necessaria alla Chiesa e al mondo

Inviando un messaggio al Convegno Internazionale Interuniversitario sulle “Donne Dottori della Chiesa e Patrone d’Europa”, Papa Francesco sottolinea l’importanza della femminilità

Le quattro donne dottore della Chiesa
Foto: pd
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È una “femminilità necessaria alla Chiesa e al mondo” quella che si delinea a partire dalle vite e dai carismi delle Donne Dottori della Chiesa e Patrone d’Europa, celebrate tra il 7 e l’8 marzo in un convegno interuniversitario alla Pontificia Università Urbaniana. Papa Francesco sottolinea l’importanza di queste figure in un messaggio inviato al convegno, nato per celebrare gli anniversari della dichiarazione di Teresa di Gesù, Caterina da Siena, Teresa di Lisieux e Ildegarda di Bingen come Dottori della Chiesa, cui si uniscono le compatrone di Europa Brigida di Svezia, Teresa Benedetta della Croce e Santa Caterina da Siena.

Papa Francesco ricorda che tutte queste figure hanno “tutte in comune la testimonianza di una vita santa”, tutte hanno seguito “il loro cammino di fede, mosse non da ideologie mutevoli, ma ad un’incrollabile adesione all’umanità di Cristo”. E anche loro si sono sentite “a volte incapaci e limitate”, ma traevano forza “dall’amore di Dio che riempiva il loro cuore”.

E così, hanno potuto realizzare “il loro progetto di vita”, che è “il cammino accessibile a tutti della santità ordinaria”.

Per questo – afferma Papa Francesco – la “sensibilità odierna del mondo esige che siano restituite alle donne la dignità e il valore intrinseco con cui il Creatore li ha dotato”, e “l'esempio di vita di queste sante mette in evidenza alcuni degli elementi che compongono quella femminilità così necessaria alla Chiesa e al mondo”.

Questi elementi sono: “il coraggio per affrontare le difficoltà, la loro capacità di concretezza, una naturale disposizione ad essere propositive per ciò che è più bello e umano, secondo il piano di Dio, e una visione lungimirante del mondo e della storia - profetica - che le ha rese seminatrici di speranza e costruttrici di futuro”.

Tutte queste donne, infatti, amavano la Chiesa, e si “sentivano corresponsabili nel porre rimedio ai peccati e alle miserie del loro tempo”, fino a contribuire “alla missione di evangelizzazione in piena armonia e comunione ecclesiale”.

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