Papa Francesco: "La morte non sarà la fine di tutto"

Il Pontefice all'Angelus: "Salire sul monte non è dimenticare la realtà; pregare non è mai evadere dalle fatiche della vita"

Papa Francesco
Foto: Vatican Media - ACI Group
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“Il monte è il luogo elevato, dove cielo e terra si toccano, dove Mosè e i profeti hanno fatto l’esperienza straordinaria dell’incontro con Dio. Gesù sale verso l’alto insieme ai tre discepoli e si fermano in cima al monte. Qui, Egli si trasfigura davanti a loro. Il suo volto raggiante e le sue vesti splendenti, che anticipano l’immagine del Risorto, offrono a quegli uomini impauriti la luce della speranza per attraversare le tenebre: la morte non sarà la fine di tutto, perché si aprirà alla gloria della Risurrezione”. Lo ha detto stamane il Papa commentando il Vangelo della Trasfigurazione in occasione della recita dell’Angelus.  

Il racconto della Trasfigurazione – aggiunge Francesco – “è un invito a ricordarci, specialmente quando attraversiamo una prova difficile – e tanti di voi sanno cosa è attraversare una prova difficile - che il Signore è Risorto e non permette al buio di avere l’ultima parola”.

Di fronte ai dubbi della vita e della fede – prosegue il Pontefice – “abbiamo bisogno di un altro sguardo, di una luce che illumini in profondità il mistero della vita e ci aiuti ad andare oltre i nostri schemi e i criteri di questo mondo. Anche noi siamo chiamati a salire sul monte, a contemplare la bellezza del Risorto che accende barlumi di luce in ogni frammento della nostra vita e ci aiuta a interpretare la storia a partire dalla vittoria pasquale”.

Guardiamoci però – conclude Papa Francesco – dalla “pigrizia spirituale. Salire sul monte non è dimenticare la realtà; pregare non è mai evadere dalle fatiche della vita; la luce della fede non serve per una bella emozione spirituale. Siamo chiamati a fare esperienza dell’incontro con Cristo perché, illuminati della sua luce, possiamo portarla e farla risplendere ovunque. Accendere piccole luci nei cuori delle persone; essere piccole lampade di Vangelo che portano un po’ d’amore e di speranza: questa è la missione del cristiano”.

“Unisco la mia voce – ha detto il Papa al termine dell’Angelus - ai Vescovi della Nigeria per il rapimento di 317 ragazze portate via dalla loro scuola nel nord-ovest del Paese. Preghiamo per queste ragazze perché possano presto tornare a casa_ sono vicino alle loro famiglie e a loro stesse. Preghiamo insieme la Madonna perché le custodisca”.

Iil Papa ha ricordato la Giornata Mondiale delle Malattie Rare. “Nel caso delle malattie rare è più che mai importante la rete di solidarietà tra i familiari, favorita da queste associazioni. Essa aiuta a non sentirsi soli e a scambiarsi esperienze e consigli. Incoraggio le iniziative che sostengono la ricerca e la cura, ed esprimo la mia vicinanza ai malati, specialmente ai bambini, star vicino ai bambini che soffrono, far sentire loro la tenerezza di Dio, curare i bambini con la preghiera”.

A tutti, infine, Francesco, ha augurato una buona Quaresima. “Vi consiglio un digiuno da pettegolezzi e dalle maldicenze, in questa Quaresima non sparlerò degli altri e possiamo farlo tutti, è un bel digiuno e sarà utile anche leggere ogni giorno un brano del Vangelo, questo fa aprire il cuore al Signore”.

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