Papa Francesco, la sete di Dio ci apre il cuore per spezzare la nostra vita con gli altri

Il Papa celebra la Solennità del Corpus Domini nella Basilica di san Pietro

Papa Francesco celebra il Corpus Domini
Foto: Vatican Media
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“Quali sono i “luoghi” della nostra vita in cui Dio ci chiede di essere ospitato?” E’ la domanda che Papa Francesco ha posto ai fedeli presenti alla messa domenicale nella quale ha celebrato la Solennità del Corpo e Sangue di Cristo.

In Vaticano la Solennità si celebra il giovedì come nella maggiorparte del mondo perché ricorda la  Messa in Coena Domini, ed ha origini medioevali con lo scopo di confermare la reale presenza di Gesù nell’ Ostia.  Ma Papa Francesco ha scelto di celebrare la domenica, come in Italia, ma in San Pietro e ha sostituito la processione con la adorazione eucaristica. In Italia la Solennità si celebra la domenica dal 1977, e Giovanni Paolo II aveva ripreso la tradizione del giovedì e la processione per le strade di Roma nel 1982. 

Dal Vangelo della Cena del Giovedì santo il Papa ha preso spunto per la omelia con tre immagini. La prima è legata all’uomo che porta una brocca d’acqua che Gesù indica agli apostoli di seguire per trovare il luogo della cena. 

“La brocca d’acqua è il segno di riconoscimento: un segno che fa pensare all’umanità assetata, sempre alla ricerca di una sorgente d’acqua che la disseti e la rigeneri. Tutti noi camminiamo nella vita con una brocca in mano: abbiamo sete di amore, di gioia, di una vita riuscita in un mondo più umano. E per questa sete, l’acqua delle cose mondane non serve, perché si tratta di una sete più profonda, che solo Dio può soddisfare”.  Ma, dice il Papa “il dramma di oggi è che spesso la sete si è estinta. Si sono spente le domande su Dio, si è affievolito il desiderio di Lui, si fanno sempre più rari i cercatori di Dio. Dio non attira più perché non avvertiamo più la nostra sete profonda”.

Ed “è la sete di Dio che ci porta all’altare. Se manca la sete, le nostre celebrazioni diventano aride. Anche come Chiesa, allora, non può bastare il gruppetto dei soliti che si radunano per celebrare l’Eucaristia; dobbiamo andare in città, incontrare la gente, imparare a riconoscere e a risvegliare la sete di Dio e il desiderio del Vangelo”. 

Anche la sala della cena è una immagine ricca di suggestioni. “Una sala grande per un piccolo pezzo di Pane. Dio si fa piccolo come un pezzo di pane e proprio per questo occorre un cuore grande per poterlo riconoscere, adorare e accogliere”. Perché dice il Papa “se il nostro cuore, invece che a una grande sala, somiglia a un ripostiglio dove conserviamo con rimpianto le cose vecchie; se somiglia a una soffitta dove abbiamo riposto da tempo il nostro entusiasmo e i nostri sogni; se somiglia a una stanza angusta e buia perché viviamo solo di noi stessi, dei nostri problemi e delle nostre amarezze, allora sarà impossibile riconoscere questa silenziosa e umile presenza di Dio. Ci vuole una sala grande. Bisogna allargare il cuore", ci vuole stupore ed adorazione.

La Chiesa, spiega Francesco non è “un circolo piccolo e chiuso, ma una Comunità con le braccia spalancate, accogliente verso tutti”. Ed aggiunge: “ Chiediamoci questo: quando si avvicina qualcuno che è ferito, che ha sbagliato, che ha un percorso di vita diverso, la Chiesa è una sala grande per accoglierlo e condurlo alla gioia dell’incontro con Cristo? L’Eucaristia vuole nutrire chi è stanco e affamato lungo il cammino, non dimentichiamolo! La Chiesa dei perfetti e dei puri è una stanza in cui non c’è posto per nessuno; la Chiesa dalle porte aperte, che festeggia attorno a Cristo, è invece una sala grande dove tutti giusti e peccatori possono entrare”.

Terza immagine lo spezzare il Pane, “gesto eucaristico per eccellenza, il gesto identitario della nostra fede, il luogo del nostro incontro con il Signore che si offre per farci rinascere a una vita nuova”. E’ il Signore spezza Sé stesso, sacrifica Sé stesso. E ancora il Papa chiede di aver il cuore aperto: “Perché non puoi spezzare il Pane della domenica se il tuo cuore è chiuso ai fratelli. Non puoi mangiare questo Pane se non dai il pane all’affamato. Non puoi condividere questo Pane se non condividi le sofferenze di chi è nel bisogno. Alla fine di tutto, anche delle nostre solenni liturgie eucaristiche, solo l’amore resterà”. 

Ecco allora il senso della processione con il Santissimo Sacramento: “ci ricorda che siamo chiamati a uscire portando Gesù. Uscire con entusiasmo portando Cristo a coloro che incontriamo nella vita di ogni giorno. Diventiamo una Chiesa con la brocca in mano, che risveglia la sete e porta l’acqua. Spalanchiamo il cuore nell’amore, per essere noi la sala spaziosa e ospitale dove tutti possano entrare a incontrare il Signore. Spezziamo la nostra vita nella compassione e nella solidarietà, perché il mondo veda attraverso di noi la grandezza dell’amore di Dio. E allora il Signore verrà, ci sorprenderà ancora, si farà ancora cibo per la vita del mondo. E ci sazierà per sempre, fino al giorno in cui, nel banchetto del Cielo, contempleremo il suo volto e gioiremo senza fine”.

Dopo la Comunione viene esposto il Santissimo Sacramento per la adorazione silenziosa, e poi per la benedizione eucaristica.

Questa mattina si è comunque svolta in Vaticano una processione eucaristica guidata dal cardinale Koch.

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