Papa Francesco, la vecchiaia “una stagione di dono e di dialogo”

Incontrando i membri dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, Papa Francesco chiede di andare oltre lo stereotipo tradizionale dell’anziano

Papa Francesco durante l'udienza con l'ANLA, 16 dicembre 2019, Palazzo Apostolico Vaticano
Foto: Vatican Media / ACI Group
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La vecchiaia va considerata e vissuta come “la stagione del dono e la stagione del dialogo”, perché solo così si può contrastare “lo stereotipo tradizionale” dell’anziano “malato, invalido, dipendente, isolato, assediato da paure, con una identità debole per la perdita di un ruolo sociale”. Lo ha detto Papa Francesco, incontrando i membri dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani.

L’Associazione festeggia i 70 anni di fondazione. Si legge sul sito ufficiale che l’ANLA “è costituita dai lavoratori anziani delle aziende italiane e da tutti coloro che hanno ancora voglia di contribuire a ‘costruire’ la nostra società perché riconoscono nel lavoro, nella professionalità, nell’esperienza un valore”.

Papa Francesco spiega prima il senso da dare all’idea dell’anzianità come stagione del dono. Spiega che “le persone anziane, sul piano sociale, non vanno considerate come un peso, ma per quello che sono veramente, cioè una risorsa e una ricchezza”, e questo lo si vede dal loro apporto alle attività di volontariato, esperienza “che fa bene sia a chi la riceve sia a chi la fa”, dato che è un impegno “in grado di contrastare la percezione di solitudine, migliora le prestazioni cognitive e incrementa il benessere mentale”.

Per Papa Francesco, la sfida più grande per le società del futuro è “promuovere con efficacia sempre maggiore le risorse umane di cui sono portatori gli anziani all’interno della comunità”, attivando reti di solidarietà per gli anziani come attivi protagonisti e non solo oggetto di intervento. Anche gli anziani sono “portatori di sogni, sogni carichi di memoria, non vuoti, vani, come quelli di certe pubblicità”. Sono sogni “fondamentali per il cammino dei giovani”, e per questo la vecchiaia va considerata una “stagione del dialogo”, dato che “il futuro di un popolo suppone necessariamente un dialogo e un incontro tra anziani e giovani per la costruzione di una società più giusta, più bella, più solidale, più cristiana”.

Papa Francesco sottolinea che “i giovani sono la forza del cammino di un popolo e gli anziani rinvigoriscono questa forza con la memoria e la saggezza”.

Nella vecchiaia, tempo di grazia, il “Signore ci rinnova la sua chiamata a preservare e tramandare la fede, a pregare, specialmente a intercedere, ad essere accanto a quanti sono nel bisogno”.

Rimarca Papa Francesco che “gli anziani, i nonni hanno una capacità unica e speciale di cogliere le situazioni più problematiche. E quando pregano per queste situazioni, la loro preghiera è forte, è potente!” Ai nonni è affidato “il compito grande” di “trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo”.

Papa Francesco spiega che considerando la vecchiaia come stagione del dono e del dialogo, si contrasta con lo stereotipo tradizionale dell’anziano e si evita anche di “di focalizzare l’attenzione generale prevalentemente sui costi e i rischi, dando più evidenza alle risorse e alle potenzialità degli anziani”.

Papa Francesco nota che giovani e anziani sono spesso scartati, i primi perché senza lavoro, i secondo con “la pretesa di mantenere un sistema economico ‘equilibrato’, al centro del quale non vi è la persona umana, ma il denaro”.

Quindi, Papa Francesco sottolinea che “siamo tutti chiamati a contrastare questa velenosa cultura dello scarto. Siamo chiamati a costruire con tenacia una società diversa, più accogliente, più umana, più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente, anzi, una società che misura il proprio ‘passo’ proprio su queste persone”.

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