Papa Francesco, le Beatitudini di Gesù, paradigma sempre nuovo e rivoluzionario

Il messaggio alla Pontificia accademia delle Scienze sociali

Papa Francesco con una senza tetto
Foto: Vatican Media
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Educhiamo i giovani alla globalizzazione della solidarietà. E’ quanto chiede Papa Francesco nel messaggio in occasione dell'incontro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali alla Casina Pio IV, in Vaticano.

Lo scopo è approfondire la prima delle otto beatitudini: "Beati i poveri in spirito perchè di essi è il regno dei cieli". Titolo dell'incontro è: "Caritas, amicizia sociale e fine della povertà. Scienza ed etica della felicità".
E proprio dalla felicità parte la riflessione del Pontefice: “Oggi ci troviamo di fronte a un paradigma prevalente, ampiamente diffuso dal "pensiero unico", che confonde l'utilità con la felicità, il divertirsi con il vivere bene, e pretende di essere l'unico criterio di discernimento valido. Questa è una forma sottile di colonialismo ideologico. Si tratta di imporre l'ideologia secondo la quale la felicità consiste solo in ciò che è utile, nelle cose e nei beni, nell'abbondanza di cose, fama e denaro”.

E davanti alla invisibilità dei più deboli il Papa scrive: “È un crimine contro l'umanità che, come risultato di questo paradigma avido ed egoista imperante, i nostri giovani siano sfruttati dalla nuova e crescente schiavitù del traffico di esseri umani, specialmente nel lavoro forzato, nella prostituzione e nella vendita di organi”.

Ecco che “il paradigma sempre nuovo e rivoluzionario delle beatitudini di Gesù,” è a chiave del vero cambiamento. 

Povertà di Spirito e povertà materiale non sono certo la stessa cosa. La povertà materiale è “una specie di inferno, perché indebolisce la libertà umana e mette coloro che ne soffrono in condizione di diventare vittime delle nuove forme di schiavitù (lavoro forzato, prostituzione, traffico di organi e così via) per sopravvivere”.

Papa Francesco sottolinea ancora una volta che il crescente divario tra ricchi e poveri causa di disordini sociali, di conflitti e di messa in pericolo della democrazia e scrive: “i possessori di beni devono usarli in spirito di povertà, riservando la parte migliore per l'ospite, il malato, il povero, il vecchio, l'indifeso, l'escluso; che sono il volto, così spesso dimenticato, di Gesù”.

Pandemia e globalizzazione della solidarietà sono i temi che portano il Papa ai riferimenti ai testi di Sam Paolo che mette in guardia il discepolo Timoteo sui pericoli legati alla ricchezza e all’avidità. 

Non è solo un testo “religioso o ascetico, ma non economico”.

E conclude parlando di “spirito di povertà” come “limite posto al profitto” e unica via che può garantire “il benessere stesso dell'individuo, dell'economia e della società locale e globale”. 

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