Papa Francesco: “Le dimissioni una porta aperta cui non ho ancora bussato”

Dalla rinuncia alla fede trasmessa in dialetto materno. Da un ripensamento dei viaggi alla questione del sinodo tedesco, fino alla colonizzazione ideologica. Il Papa a tutto campo nella conferenza stampa in aereo di ritorno dal Canada

Papa Francesco durante la conferenza stampa in aereo di ritorno dal Canada, 30 luglio 2022
Foto: AG / ACI Group
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La rinuncia è una opzione, una porta aperta. “Ma ancora non ho pensato di bussare a quella porta”. I viaggi papali continueranno, ma di certo in modo diverso, più tranquillo, perché si deve vedere cosa dice la gamba. Di certo, non vuole nessuna operazione. Tra le priorità per i viaggi, Ucraina, Sud Sudan (scorporato dalla Repubblica Democratica del Congo, che dovrebbe essere l’anno prossimo) e Kazakhstan, perché “è un viaggio tranquillo”. E poi, la questione degli indigeni, un problema della colonizzazione di ieri, ma soprattutto di quella di oggi, della colonizzazione ideologica che non cessa di colpire le tradizioni e le culture delle popolazioni, anche se magari oggi “con i guanti di seta”. Infine, il Sinodo sulla Chiesa di Germania, sul quale il Papa ha detto la sua parola definitiva con la lettera di due anni fa, scritta da lui personalmente.

Dura 45 minuti la conferenza stampa in aereo di Papa Francesco. Il Papa arriva in piedi, si siede con fatica e per la prima volta gestisce l’intero botta e risposta con i giornalisti da seduto, per non affaticare il ginocchio già particolarmente provato da questi giorni di viaggio.

“Non credo si possa andare con lo stesso ritmo dei viaggi di prima – dice Papa Francesco – credo che alla mia età e con questa limitazione devo risparmiare per un po’ per servire la Chiesa o al contrario pensare alla possibilità di farmi da parte. Non è una catastrofe. Si può cambiare Papa… si può cambiare, non c’è problema”.

Il Papa esclude un intervento al ginocchio, per i possibili effetti dell’anestesia, considerando che l’anestesia dell’intervento dell’anno scorso ha lasciato ancora tracce.

Intanto, il Papa vuole comunque viaggiare. “In Ucraina vorrei andare e vediamo cosa trovo quando arrivo a casa”. Poi il Kazakhstan, che “è un viaggio tranquillo senza movimento, è un convegno di religioni”. E poi, priorità al Sud Sudan, al viaggio ecumenico pensato con l’arcivescovo di Canterbury e il moderatore della Chiesa di Scozia, ma anche alla Repubblica Democratica del Congo, che sarà l’anno prossimo per evitare la stagione delle piogge. “Ho tutta la buona volontà, vediamo la gamba cosa dice”.

Non parla di rinuncia, dice che è “la porta è aperta, fino ad oggi non ho bussato a quella porta, non ho sentito di pensare a quella possibilità. Ma non vuol dire che dopodomani non ci pensi”. Aggiunge il Papa: “Il Signore può dirmi dimettiti. È il Signore che comanda”, anche se “è vero che non si possono fare viaggi in questo stato, devo cambiare stile, diminuire un po’.”

Papa Francesco sottolinea poi che lo spirito del gesuita è quello del discernimento, da cui non si è mai dispensati”.

Ma il Papa è più Papa o gesuita? “Non ho mai fatto quella misura. Mi sento servitore del Signore con una mentalità gesuita”. Ma questo anche perché “non esiste una spiritualità papale, ogni Papa porta avanti la sua spiritualità. Il Papato non è una spiritualità. È un lavoro, una funzione, un servizio, ma ognuno lo porta avanti con la sua spiritualità, con le proprie grazie e anche con i propri peccati. Per questo non c’è confronto tra spiritualità gesuitica e papale”.

Papa Francesco non ha comunque un profilo del suo eventuale successore, perché “lo Spirito Santo in questo lo sa fare meglio di me e meglio di noi, perché ispira le decisioni al Papa, sempre ispira perché è vivo nella Chiesa”.

Intanto c’è stato questo viaggio in Canada, un viaggio che il Papa ha definito penitenziale. Resta la questione della dottrina della scoperta, secondo la quale che quando un re cristiano scopriva territori non cristiani li poteva reclamare come suoi, ci sono state proteste per chiedere al Papa di “rescinderla”. Il Papa però sottolinea che il problema è quello di ogni colonialismo, e in particolare oggi c’è il problema della colonizzazione ideologica.

Papa Francesco sottolinea che comunque “la coscienza dell’eguaglianza è venuta con il tempo”, e che riguardo gli indigeni “sempre abbiamo un atteggiamento colonialista di ridurre la loro cultura alla nostra”.

Papa Francesco esalta in particolare il valore che hanno i popoli indigeni per l’armonia del creato, il “vivere bene” che non è “la dolce vita”, ma è “custodire l’armonia”, perché “noi siamo abituati a ridurre tutto alla testa e invece la personalità dei popoli originali – sto parlando in generale – sanno esprimersi in tre linguaggi: quello della testa, quello del cuore e quello delle mani. Ma tutti insieme. E sanno avere questo linguaggio col creato”.

Invece, nota Papa Francesco, c’è questo progressismo esagerato, “con uno sviluppo nevrotico”, perché “lo sviluppo è buono, ma non è buona l’ansietà dello sviluppo”, e i popoli indigeni hanno mantenuto una capacità poetica.

E allora sì, nota Papa Francesco, la dottrina della colonizzazione “è cattiva, è ingiusta”, ma è usata anche oggi, anche se “con i guanti di seta”, quando i crediti per i Paesi in via di sviluppo sono vincolati a condizioni legislative.

Ancora, alcuni sono scontenti che il Papa non abbia usato la parola “genocidio” per definire quello che è successo ai bambini indigeni. “Non ho usato la parola perché non mi è venuto in mente, ma ho descritto il genocidio e ho chiesto scusa, perdono per questo che è genocidio. Che non si dica che non è genocidio”.

Durante il viaggio, Papa Francesco ha parlato anche di una comunità che sa ascoltare, ma – viene fatto notare – la dichiarazione della Santa Sede sul sinodo della Chiesa in Germania, di qualche giorno fa, è arrivata senza firma. È dialogo?

Papa Francesco sottolinea che quel comunicato lo ha fatto la segreteria di Stato, ed “è stato uno sbaglio” non esplicitarlo, ma uno sbaglio di ufficio. E comunque, Papa Francesco rimanda alla lettera che scrisse all’inizio del cammino, una lettera che ha scritto “da solo”, anche “scavalcando la Curia”, senza consultazioni, meditandola un mese come un cammino mio, anche come pastore per una Chiesa che sta cercando un cammino, come fratello, come padre, come credente. So che non è facile”.

Sollecitato sulla situazione politica italiana, Papa Francesco dice che non si vuole immischiare su questioni di politica interna, e fa solo appello alla “responsabilità” in vista delle elezioni.

Quindi, le domande toccano anche la questione della contraccezione, e forse di una evoluzione della Humanae Vitae. Una domanda stimolata dal fatto che su Vatican News un documentario su Giovanni Paolo I ha raccontato che Luciani pensasse fosse necessaria una riconsiderazione al divieto totale, e poi c’è stato anche un recente libro della Libreria Editrice Vaticana in cui se ne parla.

Papa Francesco sottolinea che i teologi devono fare ricerca, riflettere, “non si può fare ricerca con un no davanti, poi sarà il magistero a dire no”, ma “lo sviluppo teologico deve essere aperto, perché i teologi sono per questo e il magistero deve aiutare a capire i limiti”.

Questo vale anche per la questione dell’anticoncezionale, e per i libro che è uscito, che “sono gli atti di un congresso” e “questi che hanno fatto questo congresso hanno fatto il loro dovere perché hanno cercato di andare avanti nella dottrina, ma in senso ecclesiale, non fuori e poi il magistero dirà: sì va bene, non va bene”.

Certo, nota Papa Francesco, sono cambiate tante cose, si dichiara immorale il mero possesso delle armi atomiche, la pena di morte non è più considerata possibile della Chiesa. Insomma, ci può essere uno sviluppo della dottrina, ma sempre in armonia con la tradizione.

“Una Chiesa – nota Papa Francesco - che non sviluppa in senso ecclesiale il suo pensiero è una Chiesa che va indietro ed è il problema di oggi di tanti che si dicono tradizionali. Non sono tradizionali, sono indietristi, sempre indietro senza radici… l’indietrismo è peccato perché non va avanti con la Chiesa.”

Prima di terminare la conferenza stampa, Papa Francesco vuole ricordare che il viaggio in Canada è legato alla figura di Sant’Anna, la nonna di Gesù. “La fede – reitera Papa Francesco – “va trasmessa in dialetto e il dialetto lo dice chiaramente, il dialetto delle nonne, noi abbiamo ricevuto la fede in quella forma dialettale femminile”.

E come si spiega teologicamente? Perché – dice Papa Francesco – “quella che trasmette la fede è la Chiesa e la Chiesa è donna, la Chiesa è sposa, la Chiesa non è maschio, la Chiesa è donna, dobbiamo entrare in questo pensiero della Chiesa donna, della Chiesa madre, che è più importante di qualsiasi fantasia ministeriale maschilista. La Chiesa è mater, la maternità della Chiesa”.

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