Papa Francesco, lo stupore davanti a Dio fa il vero cristiano

La riflessione del Papa al Regina Coeli

Papa Francesco
Foto: Aci Group
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Guardare, toccare e mangiare, tre verbi che indicano “tre azioni che possono dare la gioia di un vero incontro con Gesù vivo”.

Così Papa Francesco ha commentato il Vangelo di oggi nella breve riflessione prima della preghiera del Regina Coeli che ha guidato dalla finestra del Palazzo Apostolico in Piazza San Pietro. I discepoli erano stupiti dalla presenza di Dio, uno stato d’animo tanto bello, dice il Papa, quello dello stupore. 

Per gli apostoli, "era tale la gioia che avevano che non potevano credere che quella cosa fosse vera" e "erano stupefatti, stupiti; stupiti perché l’incontro con Dio ti porta sempre allo stupore: va oltre l’entusiasmo, oltre la gioia, è un’altra esperienza. E questi erano gioiosi, ma una gioia che faceva pensare loro: no, questo non può essere vero!… È lo stupore della presenza di Dio".

 

Gesù invita i discepoli a guardare le sue ferite. “Guardare - ha detto il Papa- non è solo vedere, è di più, comporta anche l’intenzione, la volontà” e “guardare è un primo passo contro l’indifferenza, contro la tentazione di girare la faccia davanti alle difficoltà e alle sofferenze degli altri”. 

Gesù incontra i discepoli dopo la resurrezione e li invita a toccarlo, cioè fa capire che la relazione con “Lui e con i nostri fratelli non può rimanere “a distanza”, sul piano dello sguardo. L’amore chiede la vicinanza, il contatto, la condivisione della vita”.

E infine Gesù mangia con i discepoli e “il mangiare, quando lo facciamo insieme, in famiglia o tra amici, diventa pure espressione di amore, di comunione, di festa... Quante volte i Vangeli ci presentano Gesù che vive questa dimensione conviviale! Anche da Risorto, con i suoi discepoli. Al punto che il Convito eucaristico è diventato il segno emblematico della comunità cristiana”.

Il Papa conclude: Gesù non è un fantasma ma una persona viva: “essere cristiani non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la relazione viva con Lui, con il Signore Risorto: lo guardiamo, lo tocchiamo, ci nutriamo di Lui e, trasformati dal suo Amore, guardiamo, tocchiamo e nutriamo gli altri come fratelli e sorelle”.

Nei saluti il Papa ha ricordato  che “ieri, nell’Abbazia di Casamari, sono stati proclamati Beati Simeone Cardon e cinque compagni martiri, monaci cistercensi di quell’Abbazia. Nel 1799, quando soldati francesi in ritirata da Napoli saccheggiarono chiese e monasteri, questi miti discepoli di Cristo resistettero con coraggio eroico, fino alla morte, per difendere l’Eucaristia dalla profanazione”.

Infine una pensiero alla Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che da cento anni svolge un prezioso servizio per la formazione delle nuove generazioni. Possa continuare a svolgere la sua missione educativa per aiutare i giovani ad essere protagonisti di un futuro ricco di speranza. Benedico di cuore i professori, il personale e gli studenti dell’Università Cattolica”.

Prima di salutare il Papa ha detto di essere felice che la piazza sia di nuovo aperta ai fedeli: Mi manca la piazza!, ha detto. 

 

 

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