Papa Francesco nei Balcani, il filo rosso di Giovanni XXIII

La chiesa dedicata a San Giovanni XXIII a Sofia
Foto: Gianluca Teseo / ACI Group
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Si dice sia la prima chiesa dedicata a San Giovanni XXIII, o perlomeno una delle prime. È costruita appena fuori Sofia, in un terreno che fu comprato dallo stesso Angelo Giuseppe Roncalli quando era delegato apostolico in Bulgaria. Ed è il segno visibile di quanto hanno contato i dieci anni (dal 1925 al 1934) di Roncalli come delegato apostolico in Bulgaria.

A Sofia, parlano di Giovanni XXIII come del “Papa bulgaro”. Sono convinti che molte delle idee che poi ha portato al Concilio Vaticano II, e in particolare quella dell’ecumenismo, siano nate nei suoi anni da delegato apostolico a Sofia e poi siano state sviluppate nei suoi successivi anni ad Istanbul.

C’è, in Bulgaria, una congregazione religiosa femminile di rito bizantino. Sono le suore Eucaristine, fondate da Padre Giuseppe Alloatti. Dice Suor Massimiliana Proykova, la superiora: “La nostra vita è consacrata all’Eucarestia, alla preghiera e all’adorazione, ma anche all’educazione con tutti i mezzi possibili, cercare di avvicinare tutti verso l’Eucarestia, e arrivare così all’unione della Chiesa, perché troviamo Dio e possiamo vivere come una unica Chiesa”.

Nella storia di queste suore c’è lo slancio ecumenico, che fu centrale in Giovanni XXIII. E c’è il fatto che sono nate a Salonicco, si sono spostate verso la Macedonia, e sono arrivate con i rifugiati in Bulgaria. La Storia lega, così, in qualche modo i due Stati che Papa Francesco va a visitare dal 5 al 7 maggio.

Ma poi ci sono molte altre coincidenze che rendono il viaggio ancora più significativo: Roncalli fu in Marocco quando era nunzio apostolico in Francia, e in Bulgaria il suo primo compito fu quello di accogliere i rifugiati traci e macedoni. Tra l’altro, fu anche in Romania, a Bucarest, durante un Natale durante il quale si infortunò e per questo fu costretto a seguire la Messa da un terrazzino interno della nunziatura che dà sulla cappella, e che veniva usato anticamente per permettere al re, scomunicato, di partecipare alla Messa.

E così, Angelo Giuseppe Roncalli è davvero il filo rosso non solo di questo viaggio di Papa Francesco, ma di ben quattro viaggi tra quelli che il Papa ha già compiuto nell’anno e quelli che compirà.

Seduta nella chiesa dedicata a San Giovanni XXIII, suor Massimiliana Proykova, , racconta ad ACI Stampa che “il terreno dove adesso c’è la chiesa è stato comprato da monsignor Roncalli, che vi voleva costruire un seminario bi-rituale, vale a dire per i riti cattolico e ortodosso. Questo terreno era stato affidato ai gesuiti per costruire e organizzare il seminario”.

Il terreno fu poi confiscato dal regime ateista, e in quel luogo fu costruita una scuola del partito comunista. Le suore Eucaristine rimasero a vivere in centro, nella casa che era stata proprio di Roncalli. Ma nel 1989 si ritrovarono di nuovo senza casa. Dopo varie vicissitudini, poterono prendere il terreno comprato da monsignor Roncalli, e vi costruirono il monastero, riadattando uno degli edifici ad un ambulatorio intitolato a San Giovanni Paolo II.

L’idea di dedicare la chiesa a Papa Giovanni XXIII comincia a nascere nel 2000.

“Tre delle nostre suore eucaristine – racconta Suor Masssimiliana – hanno partecipato nel 2000 alla beatificazione di Papa Giovanni, e sono tornate con l’entusiasmo di dedicare a lui la chiesa”.

Ma il legame non è solo concretamente dato da un terreno e da una casa. C’è, tra Roncalli e le Eucaristine, una vicinanza più profonda.

I bizantini bulgari si uniscono a Roma nel 1861, con un rito solenne officiato il 2 aprile nella cappella Sistina da Papa Pio IX in persona, il quale consacrò l’archimandrita Josif Sokolski arcivescovo e capo della Chiesa cattolica in Bulgaria. Le suore Eucaristine arrivano in Bulgaria con i rifugiati nel 1923 – 1925. La congregazione era stata fondata a Salonicco nel 1889 da padre Giuseppe Aloatti, con lo scopo di avvicinare la gente a Gesù Eucarestia. Quando la congregazione arriva a Sofia, la Chiesa di rito bizantino in Bulgaria non era ancora molto bene organizzata.

Suor Massimiliana nota che “il compito di monsignor Roncalli era proprio di poter aiutare la Chiesa cattolica di rito latino che era già in Bulgaria e la Chiesa cattolica di rio bizantino formata dai rifugiati”.

Monsignor Alloatti, il fondatore, non poteva seguire la comunità, e fu monsignor Roncalli a fare da padre spirituale della Congregazione.

Naturale che si pensasse di dedicare la chiesa a Roncalli. E così, una volta avuto il permesso, le suore hanno cominciato una raccolta fondi che ha fatto sì che la chiesa fosse costruita in soli quattro anni. La chiesa è stata consacrata nel 2005.

Papa Francesco non passerà dalla chiesa dedicata a Roncalli. Ma lo spirito del Papa buono permeerà in qualche modo tutto il viaggio. La sua vocazione all’unità e alla convivenza è poi quella che ha vissuto il popolo bulgaro nel corso della storia. La cattedrale cattolica, dedicata a San Giuseppe, mostra un busto di San Giovanni XXIII ed è un angolo del “quadrilatero” che nel centro di Sofia ha negli altri lati una sinagoga, la cattedrale ortodossa metropolitana Sv. Nedelya e la moschea Banya Bashi.

Padre Jaroslav Babik, cappuccino, arciprete della cattedrale di rito latino di San Giuseppe, nota che “il fatto che monsignor Roncalli a Sofia veda come le differenti religioni vivano insieme gli fa pensare che questo sia possibile, ed è questo il messaggio che Roncalli porta con sé quando diventa Papa. Tanto che bulgari pensano che il primo seme del Concilio Vaticano II sia stato proprio gettato da questa esperienza di dialogo ecumenico e dialogo di pace tra i fedeli che ha sperimentato in Bulgaria”.

E poi c’è questa chiesa, dedicata a San Giovanni XXIII. Una chiesa di rito bizantino, il rito che lo stesso Papa Buono officiava quando celebrava nella chiesa della Trinità di Sofia. Una chiesa costruita intorno ad una pietra che era della casa natale di Roncalli, a Sotto il Monte. Una chiesa che non racconta solo un legame profondo. Racconta dell’intuizione straordinaria di unire Est ed Ovest, e di farlo attraverso una attività pastorale e diplomatica al tempo stesso, accogliendo e includendo tutti. La pace di San Giovanni XXIII nasceva da questa idea di unità e pace.

La stessa pace che sarà invocata durante il viaggio di Papa Francesco. Afferma il vescovo Christo Proykov, esarca apostolico di Sofia: “La preghiera per la pace a Sofia abbraccerà tutta la terra, perché ci sono tutti i posti della terra. Noi recitiamo una preghiera per la pace dopo ogni celebrazione in Bulgaria, ed è quella che abbiamo scelto di pregare con il Papa. Termina con la richiesta che il Signore della pace ci dia la pace e la lasci nelle nostre anime. Vogliamo mostrare a tutti che si può vivere in pace. Non è solo la nostra speranza: è il modo in cui la nostra vita deve continuare dopo la visita del Papa”.

Non a caso, il motto del viaggio è Pacem in Terris, il titolo della più celebre enciclica giovannea.

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