Papa Francesco nel Baltico: le radici comuni e la devozione per San Meinardo

L'altare centrale della Cattedrale Luterana di Riga, dietro cui si cela la tomba di San Meinardo, primo evangelizzatore di Lettonia
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Quando Papa Francesco entrerà nel Duomo di Riga, potrà respirare fino in fondo lo spirito ecumenico che vive la città. Uno spirito ecumenico che è parte di Riga, e che trova nuova linfa nel fatto che l’arcivescovo luterano Janis Vanags è amico da tempo dell’arcivescovo cattolico Zbignevs Stankevics, “da quando – racconta il primo – eravamo io giovane professore di chimica e lui giovane ingegnere”.

Il Duomo luterano è a pochi passi dalla Cattedrale cattolica di San Giacomo, ma l’ufficio dell’arcivescovo Vanags è proprio dietro l’angolo della Cattedrale cattolica, e non di rado lo si vede andare a pregare lì.

Ma è nel Duomo, costruito dai Cavalieri Teutonici nel XIII secolo, che si può respirare veramente l’ecumenismo. È dedicato alla Beata Vergine Maria, e questo già è particolare, perché i Luterani non venerano la Vergine Maria. E sebbene l’altare della Vergine fosse stato distrutto nella foga dell’avvento del Protestantesimo, resta ancora quel sapore cattolico nella Chiesa.

Papa Francesco percorrerà la navata centrale si ritroverà davanti a un Battistero di pietra che è quello dove la tradizione vuole che Sant’Alberto abbia battezzato i primi cristiani della Lettonia. Ma il grande evangelizzatore del Paese fu San Meinardo, e le sue reliquie sono appena dietro l’altare centrale, sulla sinistra.

“Stiamo predisponendo tutto perché Papa Francesco possa fermarsi a venerare San Meinardo”, racconta ad ACI Stampa l’arcivescovo Vanags. Anche Giovanni Paolo II si fermò in venerazione davanti la tomba di San Meinardo.

San Meinardo nacque in Germania tra il 1134 e il 1136, e fu monaco fino ad una età avanzata presso il convento agostiniano della Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi, a Segeberg, nello Holstein. Solo in tarda età, spinto dal desiderio di annunciare il Vangelo ai pagani, andò in missione solitaria in Livonia, e si imbarcò come cappellano in una nave mercantile di Lubecca. Arrivato a Riga, andò dal principe russolo Wladimiro di Polotzk, cui chiese il permesso di predicare ai popoli indigeni. Lo ottenne.

Consacrò nel 1184 la prima chiesa della città di Uxkull, nel 1186 fece sapere ad Hartwig II, vescovo di Brema del suo apostolato e questi lo consacrò primo vescovo della Livonia, mentre Clemente III riconobbe la diocesi di Uxkull come suffraganea di Brema nel 1188.

La missione divenne sempre più grande, e San Meinardo non poteva più sostenerla. Ma aveva perso anche l’appoggio del vescovo Hartwig, nel frattempo esiliato, e si rivolse a Roma. Nel 1191, Celestino III autorizzò Meinardo a cercare aiuto nella sua patria, ma non ci fu successo. Meinardo mandò dunque il suo collaboratore Teodorico in cerca di aiuti a Roma, e fu allora che Celestino III concesse una indulgenza a chi si fosse reso disponibile a partire per una crociata in difesa e in supporto della Chiesa di Livonia.

Le Crociate del Nord, in realtà, vanno intese come grandi opere di evangelizzazione. Ma Meinardo morì senza vedere arrivati gli aiuti che aveva richiesto, forse nel 1196. Nel 1390, i suoi resti furono traslati a Riga, nella cattedrale.

In molti consideravano Meinardo come santo, ma non c’era una memoria liturgica, né una ufficializzazione. Ci pensò San Giovanni Paolo II a ripristinare il culto durante il suo viaggio nel Baltico del 1993, fissandone la memoria liturgica all’11 ottobre.

Così, San Meinardo ha ripreso il suo posto nella storia canonica della Chiesa di Lettonia e del Baltico. Una storia caratterizzata da santi ed evangelizzatori, ma anche da martiri del giorno di oggi.

(5 – continua)

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