Papa Francesco, no alla aziendalizzazione della cura dei malati

Papa Francesco
Foto: pd
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

In un mondo dove la tecnologia ha trasformato radicalmente i sistemi di cura, l’obiezione di coscienza ha un valore particolare. Il Papa lo ha detto ricevendo i membri dell’Associazione Cattolica Operatori Sanitari (A.C.O.S.) in occasione del 40° anniversario di fondazione.

“Il ricordo del 40° anniversario di fondazione dell’ACOS ci spinge a ringraziare il Signore per ciò che avete ricevuto dall’Associazione e per quanto vi ha concesso di operare in questo tempo per il miglioramento del sistema sanitario e delle condizioni di lavoro di tutti gli operatori sanitari, oltre che per la condizione dei malati e dei loro familiari, i quali sono i primi destinatari del vostro impegno” ha detto il Papa.

Parlando della obiezione di coscienza  che oggi si metre in discussione, Francesco ha ribadito che “quando necessaria, va compiuta con rispetto, perché non diventi motivo di disprezzo o di orgoglio ciò che deve essere fatto con umiltà, per non generare in chi vi osserva un uguale disprezzo, che impedirebbe di comprendere le vere motivazioni che vi spingono”.

Quindi serve dialogo ed essere “compagni di viaggio di chi ci sta accanto, in particolare degli ultimi, dei più dimenticati, degli esclusi: questo è il miglior modo per comprendere a fondo e con verità le diverse situazioni e il bene morale che vi è implicato. Questa è anche la via per rendere la migliore testimonianza al Vangelo, che getta sulla persona la luce potente che dal Signore Gesù continua a proiettarsi su ogni essere umano”.

I malati sono persone e quindi no alla aziendalizzazione del sistema sanitario “che ha posto in primo piano le esigenze di riduzione dei costi e razionalizzazione dei servizi, ha mutato a fondo l’approccio alla malattia e al malato stesso, con una preferenza per l’efficienza che non di rado ha posto in secondo piano l’attenzione alla persona, la quale ha l’esigenza di essere capita, ascoltata e accompagnata, tanto quanto ha bisogno di una corretta diagnosi e di una cura efficace”.

Ovviamente dice il Papa non si tratta solo di guarigione del corpo “per cui il malato non può essere trattato come una macchina, né il sistema sanitario, pubblico o privato, può concepirsi come una catena di montaggio. Le persone non sono mai uguali fra loro, vanno capite e curate una per una. Questo esige ovviamente da parte degli operatori sanitari un notevole impegno, che spesso non è compreso e apprezzato a sufficienza”.

Il pensiero del Papa va anche alla attenzione per il lavoro degli assistenti sanitari, rischiate di “essere “bruciati” da turni di lavoro troppo duri, dallo stress delle urgenze o dall’impatto emotivo. È quindi importante che gli operatori sanitari abbiano tutele adeguate nel loro lavoro, ricevano il giusto riconoscimento per i compiti che svolgono e possano fruire degli strumenti adatti per essere sempre motivati e formati”.

Formazione quindi, con una “particolare cura alla spiritualità, in modo che sia riscoperta e apprezzata questa dimensione fondamentale della persona, spesso trascurata nel nostro tempo ma così importante, soprattutto per chi vive la malattia o è vicino a chi soffre”.

In conclusione il Papa ha sottolineato l’importanza della vita associativa, siate sempre con ikl Vangelo in tasca: “Vi ispiri l’esempio di costanza e dedizione dei santi: tanti, tra loro, hanno servito con amore e disinteresse proprio i malati, specialmente i più abbandonati”.

E Francesco racconta di un abitante dell' Amazzonia analfabeta che portava il Vangelo in tasca perché, diceva, anche se non so leggere Dio però sa parlare. 

In dono a Francesco gli associati di Acos hanno portato uno stetoscopio e uno sfignomanometro per le opere di carità del Papa.

Ti potrebbe interessare