Papa Francesco: "No alla dittatura del pregiudizio", poi annuncia il viaggio in Slovacchia

Prima la tappa a Budapest per la conclusione del Congresso Eucaristico. In Slovacchia dal 12 al 15 settembre 2021

Papa Francesco
Foto: Vatican Media - ACI Group
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Il tema dell’incredulità è al centro della riflessione offerta stamane ai fedeli da Papa Francesco in occasione della recita dell’Angelus.

I compaesani di Gesù – ha osservato il Pontefice – “conoscono Gesù, ma non lo riconoscono. C’è differenza tra conoscere e riconoscere: possiamo conoscere varie cose di una persona, farci un’idea, affidarci a quello che ne dicono gli altri ma non basta. Si tratta di un conoscere ordinario, superficiale, che non riconosce l’unicità di quella persona. È un rischio che corriamo tutti: pensiamo di sapere tanto di una persona, e il peggio è che la etichettiamo e la rinchiudiamo nei nostri pregiudizi”.

I compaesani di Gesù – ha proseguito Francesco - “non si sono mai accorti di chi è veramente. Si fermano all’esteriorità e rifiutano la novità di Gesù. Entriamo nel nocciolo del problema: quando facciamo prevalere la comodità dell’abitudine e la dittatura dei pregiudizi, è difficile aprirsi alla novità e lasciarsi stupire. Finisce che spesso dalla vita, dalle esperienze e perfino dalle persone cerchiamo solo conferme alle nostre idee e ai nostri schemi, per non dover mai fare la fatica di cambiare. Può succedere anche con Dio, proprio a noi credenti, che pensiamo di conoscere Gesù, di sapere già tanto di Lui e che ci basti ripetere le cose di sempre. Ma senza apertura alla novità e alle sorprese di Dio, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa una abitudine sociale. Nell’incontro con Dio dobbiamo sentire lo stupore”.

In definitiva – ha sottolineato il Papa – Gesù non viene accettato perché si rifiuta “lo scandalo dell’Incarnazione di Dio, la sua concretezza, la sua quotidianità. Dio si è fatto concreto in Gesù. Si è fatto uno di noi, ci capisce, ci perdona, ci ama, ci accompagna. In realtà, è più comodo un dio astratto e distante, che non si immischia nelle situazioni e che accetta una fede lontana dalla vita, dai problemi, dalla società. Oppure ci piace credere a un dio dagli effetti speciali, che fa solo cose eccezionali e dà sempre grandi emozioni. Invece, Dio si è incarnato: umile, tenero, nascosto, si fa vicino a noi abitando la normalità della nostra vita quotidiana. E allora, come i compaesani di Gesù, rischiamo che, quando passa, non lo riconosciamo e ci scandalizziamo di Lui. Pensiamo al nostro cuore, con questa realtà”.

Al termine della recita dell’Angelus Papa Francesco ha annunciato il prossimo viaggio apostolico in Slovacchia. “Sono lieto di annunciare che dal 12 al 15 settembre prossimi a Dio piacendo mi recherà in Slovacchia per fare una visita pastorale. Il pomeriggio precedente sarò a Budapest per la messa conclusiva del congresso eucaristico internazionale, ringrazio di cuore quanti stanno preparando questo viaggio e prego per loro: preghiamo tutti per questo viaggio e per le persone che vi stanno lavorando per organizzarlo”.

Francesco sarà – precisa la Sala Stampa della Santa Sede – a Bratislava, Prešov, Košice e Šaštin.

In precedenza il Papa aveva espresso preoccupazione per la situazione in eSwatini, in Africa meridionale, auspicando “uno sforzo comune per il dialogo, la riconciliazione e la composizione pacifica delle diverse posizioni”.

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