Papa Francesco: "Non c'è santo senza passato, non c'è peccatore senza futuro"

Papa Francesco durante l'udienza generale del 13 aprile
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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“Una volta ho sentito un detto bello: ‘Non c’è santo senza passato, e non c’è peccatore senza futuro!’ La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore, bisognosi del suo perdono”. Lo ha detto Papa Francesco durante l’udienza generale del 13 aprile, in una giornata ventosa e decisamente poco primaverile.

Questo non ha fermato i tanti pellegrini che hanno accolto il Papa nel solito clima di festa e gioia del mercoledì. Il Papa ha commentato il Vangelo di Matteo , dove Gesù mangia e sta con i pubblicani e i peccatori. Papa Francesco spiega: “Matteo era un pubblicano, cioè un esattore delle imposte per l’impero romano, e per questo pubblico peccatore. Ma Gesù lo chiama a seguirlo e a diventare suo discepolo. Matteo accetta e lo invita a casa sua con i discepoli. Per il fatto che questi condividevano la mensa con i pubblicani e peccatori, Gesù comunque non li allontana, frequenta le loro case e siede accanto a loro. Questo significa che anche loro possono diventare suoi discepoli”.

Aggiunge il Santo Padre: “Essere cristiani non ci rende impeccabili. Come Matteo ognuno di noi si affida alla grazia del Signore nonostante i propri peccati. Chiamando Matteo, Gesù fa vedere che non guarda al passato, alla condizione sociale, ma piuttosto apre un futuro nuovo”.

Papa Francesco spiega che credersi migliori degli altri sia superbia e orgoglio, e che entrambi i peccati non “permettono di conoscersi bisognosi di salvezza”. E commenta: “Sono un muro che impediscono il rapporto con Dio”. La missione di Gesù è venire in cerca di ciascuno di noi e sanarci, continua il Papa. Che poi aggiunge: “Gesù si presenta come un buon medico. Egli risana dalle malattie, libera dalle paure e dal demonio. Il potere risanante di Dio non conosce infermità che non possano essere curate”.

Quindi Papa Francesco parla alla folla di due grandi farmaci a cui affidarsi per essere sanati. Sono “la mensa della parola” e “la mensa dell’Eucarestia”. Per questo, spiega, “con la Parola siamo invitati a un dialogo di amici. Gesù non aveva paura di parlare con i peccatori, amava tutti. A volte questa parola è dolorosa, ma nello stesso tempo illumina e purifica. È un ricostituente prezioso nel nostro cammino di fede”.

Aggiunge il Papa: “Con l’Eucarestia invece, come un potentissimo rimedio rinnoviamo continuamente la grazia del nostro Battesimo”. E Papa Francesco conclude dicendo:: “Quei farisei (che hanno attaccato Gesù perché pranzava con i pubblicani, ndr) erano religiosi nella forma, ma non riconoscevano la possibilità di un ravvedimento, e non mettevano al primo posto la misericordia. Conoscevano la Legge di Dio, ma non il cuore di Dio”.

Quindi il Papa fa un esempio concreto: “Come se ti regalassero un pacchetto e invece di cercare il dono dentro il pacchetto, guardi solo la carta, l’apparenza, le forme, e non il nocciolo della grazia e del dono che ci è stato dato”.

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