Papa Francesco: “Non siate giovani del labirinto, ma giovani in cammino!”

Il Papa a Vilnius con i giovani
Foto: Andrea Gagliarducci, ACI Stampa
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E’ l’ultimo incontro di oggi quello tra Papa Francesco e i giovani nella Piazza della Cattedrale di Vilinius. Un appuntamento atteso, gioioso, caratterizzato da canti e danze tradizionali. Previste le testimonianze di due giovani, e poi l’atteso discorso di Papa Francesco.

Papa Francesco ringrazia subito per la testimonianze di sofferenza ma anche di coraggio di Monica e Jonas: “L’ho accolta come un amico, come se fossimo seduti insieme, in qualche bar, a raccontarci le cose della vita, prendendo una birra o una gira, dopo essere stati al Jaunimo teatras”. Monica racconta al Papa il rapporto difficile con il padre violento. Jonas ricorda al Pontefice i momenti bui della sua malattia. 

La Piazza della Cattedrale, fulcro del centro storico di Vilnius e memoria della fede lituana, è soprattutto un simbolo della capitale lituana. È stata costruita nel XIX secolo. Tra i punti caratteristici, il campanile che sorge a molti metri dall’edificio sacro (si ritiene fosse un’antica torre delle mura di fortificazione) e il monumento a Gediminas, il primo granduca di Lituania che governò la città dal 1316 al 1341.

Ma la grande attrazione turistica della Piazza è la “Pietra magica”: secondo una credenza popolare, da quel punto è partita la storica catena umana di protesta che il 23 agosto ’89 collegò Vilnius a Riga e Tallinn e che ha segnato l'inizio della liberazione degli Stati baltici dalla dominazione sovietica. Secondo la leggenda, girando per tre volte attorno alla pietra – che reca scritta la parola stebuklas (“miracolo” in lituano) – i desideri si avverano.

Francesco paragona la storia burrascosa della Cattedrale di Vilnius alla vita di ogni giovane che prova a percorrere la sua strada: “Come questa chiesa cattedrale, voi avete sperimentato situazioni che vi facevano crollare, incendi dai quali sembrava che non avreste potuto riprendervi. Più volte questo tempio è stato divorato dalle fiamme, è crollato, e tuttavia ci sono sempre stati quelli che hanno deciso di edificarlo di nuovo, che non si sono fatti vincere dalle difficoltà, non si sono lasciati cadere le braccia. Nell'arte di salire il segreto non sta nel non cadere, ma nel non rimanere caduto. Anche la libertà della vostra Patria è costruita sopra quelli che non si sono lasciati abbattere dal terrore e dalla sventura”.

Ma come si è riversata la grazia di Dio in queste vite a volte segnate dalla sofferenza? Francesco lo spiega: “Non con la bacchetta magica, ma mediante persone che hanno incrociato la vostra vita, gente buona che vi ha nutrito con la sua esperienza di fede. Monica, tua nonna e tua mamma, la parrocchia francescana, sono state per te come la confluenza di questi due fiumi: così come il Vilnia si unisce al Neris, tu ti sei aggregata, ti sei lasciata condurre da questa corrente di grazia. Perché il Signore ci salva rendendoci parte di un popolo. Nessuno può dire: io mi salvo da solo, siamo tutti interconnessi, in rete”.

“Anche tu, Jonas – dice Francesco rivolgendosi all’altro giovane - hai trovato negli altri, in tua moglie e nella promessa fatta il giorno del matrimonio il motivo per andare avanti, per lottare, per vivere. Non permettete che il mondo vi faccia credere che è meglio camminare da soli. Non cedete alla tentazione di concentrarvi su voi stessi, di diventare egoisti o superficiali davanti al dolore, alle difficoltà o al successo passeggero. Affermiamo ancora una volta che quello che succede all’altro, succede a me, andiamo controcorrente rispetto a questo individualismo che isola, che ci fa diventare egocentrici e vanitosi, preoccupati solamente dell’immagine e del proprio benessere”.

Poi Francesco poi ricorda ai giovani uno strumento importante, la preghiera: “La preghiera può essere un’esperienza di combattimento spirituale, ma è lì che impariamo ad ascoltare lo Spirito, a discernere i segni dei tempi e a recuperare le forze per continuare ad annunciare il Vangelo oggi. In che altro modo potremmo combattere contro lo scoraggiamento di fronte alle difficoltà proprie e altrui, di fronte agli orrori del mondo?”.

“La cosa più pericolosa – conclude il Papa il suo discorso - è confondere il cammino con un labirinto: quel girare a vuoto attraverso la vita, su sé stessi, senza imboccare la strada che conduce avanti. Non siate giovani del labirinto, dal quale è difficile uscire, ma giovani in cammino”.

Monsignor Gintaras Grušas, Arcivescovo di Vilnius, saluta Papa Francesco: “Il Signore viene a noi nei periodi più oscuri, ci porta la sua misericordia e la speranza della vita: è ciò che ci ricorda questo quadro della Divina Misericordia dipinto qui a Vilnius secondo la richiesta di Gesù. San Giovanni Paolo II ci ha chiesto di essere apostoli della Misericordia e di diffondere questo messaggio nel mondo. Prego che anche le parole da Lei pronunciate oggi si possano radicare profondamente nei nostri cuori e possano portare frutto nella vita di ognuno di noi, affinché ogni giovane dopo aver ascoltato la Buona Notizia scopra il suo personale rapporto con Cristo Gesù che porta la speranza e il significato della vita”. Nel palco, inoltre, gli ex voto di Mater Misericordiae che rappresentano tutte le grazie ricevute a Vilnius.

Subito dopo l’incontro con i giovani, Francesco visita la Cattedrale. Papa Francesco è accolto dal Parroco e si sofferma in preghiera silenziosa nella Cappella di San Casimiro, dove ad attenderlo ci sono circa 60 Suore e Sacerdoti anziani. Al termine una Suora e un Sacerdote offrono dei fiori al Papa, che li depone davanti all’immagine della Madonna di Siberia.

 

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