Papa Francesco: "Non vedere il problema della denatalità è un atteggiamento miope"

Messaggio di Papa Francesco ai partecipanti alla seconda edizione degli Stati Generali della Natalità in corso a Roma.

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez CNA
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"Il tema della natalità rappresenta una vera e propria emergenza sociale. Non è immediatamente percepibile ma è molto urgente: nascono sempre meno bambini e questo significa impoverire il futuro di tutti; l’Italia, l’Europa e l’Occidente si stanno impoverendo di avvenire". Lo ha detto il Papa nel messaggio inviato ai partecipanti alla seconda edizione degli Stati Generali della Natalità in corso a Roma.

Il Papa denuncia "una periferia esistenziale in Occidente, poco vistosa, che non si nota immediatamente. È quella delle donne e degli uomini che hanno il desiderio di un figlio, ma non riescono a realizzarlo. Molti giovani faticano a concretizzare il loro sogno familiare. E allora si abbassa l’asticella del desiderio e ci si accontenta di surrogati mediocri, come gli affari, la macchina, i viaggi, la custodia gelosa del tempo libero… La bellezza di una famiglia ricca di figli rischia di diventare un’utopia, un sogno difficile da realizzare".

Si tratta - denuncia Francesco - di una "povertà generativa di chi fa lo sconto al desiderio di felicità che ha nel cuore, di chi si rassegna ad annacquare le aspirazioni più grandi, di chi si accontenta di poco e smette di sperare in grande. E' una povertà tragica, perché colpisce gli esseri umani nella loro ricchezza più grande: mettere al mondo vite per prendersene cura, trasmettere ad altri con amore l’esistenza ricevuta".

Papa Francesco è netto: "non vedere il problema della denatalità è un atteggiamento miope; è rinunciare a vedere lontano, a guardare avanti. È girarsi dall’altra parte, pensando che i problemi siano sempre troppo complessi e che non si possa fare nulla. È, in una parola, arrendersi"
Non biosgna arrendersi, bisogna sperare "contro ogni speranza, contro numeri che inesorabilmente peggiorano di anno in anno. Si può fare vuol dire non accettare passivamente che le cose non possano cambiare", aggiunge il Pontefice.

Ora - conclude - "serve concretezza. È il momento di dare risposte reali alle famiglie e ai giovani: la speranza non può e non deve morire di attesa".

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