Papa Francesco per amare i nemici i cristiani chiedono il dono dello Spirito Santo

La riflessione del Papa all' Angelus domenicale

Papa Francesco all' Angelus
Foto: Vatican Media
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“Porgere l’altra guancia non è il ripiego del perdente, ma l’azione di chi ha una forza interiore più grande, che vince il male col bene, che apre una breccia nel cuore del nemico, smascherando l’assurdità del suo odio”. Papa Francesco lo ha detto nella riflessione sulle letture della liturgia di oggi prima della recita dell’ Angelus in Piazza San Pietro. 

Sotto un cielo plumbeo davanti a qualche migliaio di fedeli il Papa ha parlato dell’amore dei cristiani per i nemici: “perché amare i nemici? Se non si reagisce ai prepotenti, ogni sopruso ha via libera, e questo non è giusto. Ma è proprio così? Davvero il Signore ci chiede cose impossibili e ingiuste?”

Francesco rilegge le parole di Gesù davanti al sommo sacerdote: “Chiede conto del male ricevuto. Porgere l’altra guancia non significa subire in silenzio, cedere all’ingiustizia. Gesù con la sua domanda denuncia ciò che è ingiusto. Però lo fa senza ira né violenza, anzi con gentilezza. Non vuole innescare una discussione, ma disinnescare il rancore: spegnere insieme l’odio e l’ingiustizia, cercando di recuperare il fratello colpevole”.

É una reazione nata dall’amore dice il Papa, quell’amore “gratuito e immeritato che riceviamo da Gesù a generare nel cuore un modo di fare simile al suo, che rifiuta ogni vendetta”. Perché custudire nel cuore il rancor fa male alla persona. 

E ancora una domanda: “è possibile che una persona giunga ad amare i propri nemici?”

Da soli non possiamo riuscirci, ma quando il Signore “mi dice di amare i nemici, vuole darmi la capacità di farlo”. Allora cosa chiedere a Dio ? “La forza di amare, che non è una cosa, ma è lo Spirito Santo. Con lo Spirito di Gesù possiamo rispondere al male con il bene, possiamo amare chi ci fa del male. Così fanno i cristiani. Com’è triste, quando persone e popoli fieri di essere cristiani vedono gli altri come nemici e pensano a farsi guerra! E' molto triste!".

Infine la domanda per l’esame di coscienza:”E noi, proviamo a vivere gli inviti di Gesù? Pensiamo a una persona che ci ha fatto del male. Forse c’è del rancore dentro di noi. Allora, a questo rancore affianchiamo l’immagine di Gesù, mite, durante il suo processo. E poi chiediamo allo Spirito Santo di agire nel nostro cuore.(...) Infine preghiamo per quella persona: pregare per chi ci ha trattato male è la prima cosa per trasformare il male in bene”. 

dopo la preghiera il Papa ha espresso la sua vicinanza per le popolazioni colpite da calamità naturali, come in Madagascar e Petropolis. E poi il grazie per il personale sanitario, per ricordare medici infermieri e volontari che stanno vicino agli ammalti, li curano li fanno sentire meglio, e racconta un aneddoto sulla eroicità del personale sanitario, a loro, conclude, un applauso e un grazie grande. 

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