Papa Francesco, per lui la scultura di due orfani che si abbracciano

Madre Aroussiag nella stanza che ha preparato per Papa Francesco
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Sono due orfani dal volto sofferto, magrissimi, che cercano casa, quelli rappresentati nella scultura in bronzo che le suore Armene dell’Immacolata Concezione hanno fatto preparare per Papa Francesco. Dopo la celebrazione nella piazza di Gyumri, Papa Francesco è andato infatti all’orfanotrofio Boghossian di Nostra Signora di Armenia. Un breve benvenuto, prima di un pranzo privato con il seguito e un momento di riposo.

Il lavoro che fanno le suore è ad ampio raggio: orfanotrofio, centro estivo, istituto vocazionale, formazione al lavoro, persino un coro. Papa Francesco ha menzionato il lavoro delle Suore Armene dell'Immacolata nei saluti al termine della Messa celebrata al mattino a Gyumri. "Penso - ha detto il Papa - alle opere portate avanti dalla comunità cattolica locale, dalle Suore Armene dell’Immacolata Concezione e delle Missionarie della Carità, della beata Madre Teresa di Calcutta".

Madre Arousiag Sajonia, una suora siriana di 71 anni, superiora dell’orfanotrofio, mostra con orgoglio ad ACI Stampa il dono che hanno preparato per il Papa. Ma non solo: le sue consorelle e le ragazze dell’orfanotrofio hanno preparato una serie di piccole icone incorniciate, una diversa dall’altra, da donare alle persone del seguito papale.

“Per dire la verità – racconta Madre Aroussiag – quando mi hanno detto che il Papa sarebbe venuto a visitare il nostro orfanotrofio, ho pensato mi stessero facendo uno scherzo. Ho pensato: ci sono tanti posti, tanti orfanotrofi in cui lui può andare…”

Perché allora il Papa ha scelto il centro Boghossian? “Penso – dice Madre Aroussiag – che qualcuno gli abbia detto che anche noi lavoriamo con quanti sono soli, con gli orfani, con coloro che hanno bisogno di aiuto”.

Nei giorni precedenti la visita, i ragazzi del centro (sono 37 bambini, più 9 in un centro a Erevan) erano molto emozionati, ha raccontato Madre Arousiag. “Hanno preparato canti – aggiunge – anche perché il nostro è un coro professionale, ha cantato anche alla Messa del Papa. Mi hanno chiesto se potevano fare un concerto per il Papa, ho detto che forse non c’era tempo… allora abbiamo preparato qualche canto, anche in spagnolo, anche in italiano. So che al Papa non piace avere cose straordianrie, allora abbiamo pensato a cose molto semplici”.

Come la stanza in cui dormirà il Papa, la migliore della casa, eppure rimasta così come era: è la numero 107. C’è un letto, uno scrittoio, un armadio, un piccolo bagno. Nella stanza 106, il dottor Soccorsi, medico personale del Papa; nella 108, Sandro Mariotti, suo primo assistente. E poi, nella stanza 109, il Cardinal Pietro Parolin, Segretario di Stato.

Qui, Papa Francesco potrà riposare, dopo un pranzo strettamente privato con il suo seguito composto – racconta Madre Arousiag – di specialità francesi e armene, per un menu che sicuramente includerà le darme (involtini di carne in foglie di vite).

Nei giorni precedenti l’arrivo del Papa, era tutto un preparare, un ridipingere termosifoni, un preparare cartelloni. I ragazzi sono tanti, ma il fatto che siano in un centro cattolico non fa alcuna differenza.

“Noi – sottolinea Madre Arousiag – non abbiamo problemi a livello ecumenico, non pensiamo mai alle loro appartenenze religiose. Nel campo, abbiamo ora 210 ragazzi. I ragazzi che non sono battezzati vengono battezzati nella Chiesa Apostolica, non da noi, e l’arcivoescovo del luogo dà la sua benedizione”.

Il centro c’è dal 1964, l’orfanotrofio invece è arrivato nel 1978. E c’è anche una rete di ex ospiti dell’orfanotrofio, tra cui 10 ragazze, ora sposate, che sono venute apposta per salutare il Papa. Le suore armene dell'Immacolata Concezione sono però riuscite ad arrivare solo nel 1988, complice la dissoluzione dell'Unione Sovietica, ma anche la necessità: in quell'anno un grande terremoto di 6.9 gradi di scala Richter devastò l'Armenia, causando oltre 100 mila morti: c'era bisogno di aiuto.

Così, le sorelle di stabiliscono prima Spitak, poi arrivano a Gyumri. E' un lavoro pastorale lungo. 

 “La prima cosa che penso abbiamo cambiato – sottolinea Madre Arousiag - è la mentalità della società nei confronti degli orfani e dei ragazzi abbandonati. Noi siamo arrivate dopo il terremoto del 1988, e ci siamo rese conto che la società emarginava i ragazzi abbandonati. Noi abbiamo dato loro una istruzione. Quando la prima delle nostre orfane è andata alla scuola di medicina, tutti si sono chiesti come fosse possibile. Io ho detto loro: ‘Se aiutate questi ragazzi nel modo in cui hanno bisogno, loro possono raggiungere qualunque risultato’.”

Madre Arousiag sottolinea con orgoglio che “tra le nostre ex ragazze ci sono quattro dottori, una che si è diplomata al conservatorio. Ma soprattutto, ora anche negli orfanotrofi statali danno una istruzine superiore”.

Attualmente, ci sono 7 bambini che studiano a Erevan: uno va al Conservatorio, due hanno preso Pedagogia all'Università, tre sono al Liceo Mekhitarian.

Madre Arousiag ha scelto i bambini che hanno accolto Papa Francesco all’aeroporto. Sono 215, dai 7 ai 12 anni, e hanno preparato canti, bandiere, poster. La speranza è che la visita del Papa porti a qualcosa di nuovo.

“Ci sono tante cose da cambiare qui… abbiamo un Paese che soffre, non solamente per i 70 anni di comunismo, ma anche per la povertà… la povertà, specialmente in questa regione di Gyumri e in tutti i villaggi… non c’è lavoro, e per questo la gente lascia l’Armenia per trovare lavoro in Russia o in Europa. Speriamo che l’amore del Papa per la gente che soffre spinga le autorità a fare qualcosa”, conclude Madre Arousiag.

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