Papa Francesco prega per le famiglie e ricorda come dobbiamo pregare

L'intenzione di preghiera stamane nella Messa a Santa Marta è per le famiglie bloccate in casa dal coronavirus

Papa Francesco
Foto: Vatican Media - ACI Group
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Oggi vorrei ricordare le famiglie che non possono uscire da casa, forse l'unico orizzonte che hanno il balcone: perché sappiano trovare il modo di comunicarsi bene e di costruire rapporti di amore nella famiglia e sappiano vincere lei angosce di questo tempo insieme in famiglia. Chiediamo per la pace delle famiglie oggi in questa crisi, e per la creatività”. E’ l’intenzione offerta dal Papa, stamane, nella Messa celebrata a Santa Marta.

“Nel Vangelo – ha detto Francesco nell’omelia - Gesù ci insegna come pregare: ci sono due uomini, uno un presuntuoso che va a pregare ma per dire che è un bravo come dicesse a Dio guarda così bravo sono, si rivolge a Dio con presunzione e forse lui faceva tutte le cose che diceva la legge e ci ricorda altri due uomini: ricorda il figlio maggiore della parabola del figlio prodigo e l'altro che abbiamo sentito questi giorni nella storia del ricco senza un nome a cui non importava nulla della miseria degli altri. Sono questi che hanno sicurezza in se stessi,  nel denaro nel potere e poi c'è l'altro, il pubblicano che non va davanti all'altare,  resta a distanza e si batteva il petto dicendo o Dio abbi pietà di me peccatore e questo ci porta al racconto del figlio prodigo e anche lui si batteva il petto”.

“In questo caso il Signore – ha proseguito Papa Francesco - ci insegna come pregare, come dobbiamo avvicinarci al Signore con umiltà: pregare con l'anima nuda, senza trucco, senza travestirsi delle proprie virtù. Lui perdona tutti i peccati ma ha bisogno che io li faccia vedere i peccati, senza coprire.  Quando andiamo dal Signore un po' troppo sicuri di noi stessi cadremo nella presunzione di questo del figlio maggiore o di quel ricco a cui non mancava nulla, avremo la nostra sicurezza e questa non è la strada. La  strada è abbassarsi, e l'unico uomo qui questa parabola che aveva capito la realtà è il pubblicano”.

“Non dimentichiamo questo -ha concluso il Papa – che il Signore ci insegni che quando iniziamo la preghiera con le nostre giustificazioni, con le nostre sicurezze, non sarà preghiera ma sarà parlare con lo specchio e invece quando incominciamo a aprire con la vera realtà: io sono peccatore, sono peccatrice è un buon passo avanti per lasciarsi guardare dal Signore. Che Gesù ci insegni questo”.

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