Papa Francesco saluta i vescovi cinesi al Sinodo e chiede di allargare lo sguardo

Papa Francesco celebra la messa di apertura del Sinodo
Foto: Daniel Ibanez / CNA
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“L’amore per il Vangelo e per il popolo che ci è stato affidato ci chiede di allargare lo sguardo e non perdere di vista la missione alla quale ci chiama per puntare a un bene più grande che gioverà a tutti noi”.

Papa Francesco lo ha detto questa mattina nella omelia della messa celebrata sul sagrato della Basilica Vaticana in occasione dell’apertura della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che ha per tema: “ I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Il Papa nella sua riflessione ha ricordato il ruolo dello Spirito Santo: “È Lui a far sì che la ricchezza e bellezza del Vangelo sia fonte di gioia e novità costanti”.  E, ha proseguito “sappiamo che i nostri giovani saranno capaci di profezia e di visione nella misura in cui noi, ormai adulti o anziani, siamo capaci di sognare e così contagiare e condividere i sogni e le speranze che portiamo nel cuore”.

Ai vescovi il Papa chiede di non lasciarsi “soffocare e schiacciare dai profeti di calamità e di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati” ma di lasciarsi infiammare dallo Spirito. Un modo per dare il benvenuto ai due vescovi che vengono dalla Cina Continentale.

I due vescovi a Roma con il permesso di Pechino appartengono entrambi al clero registrato presso il governo. Giovanni Battista Yang Xiaoting, vescovo di Yan’an, è stato ordinato con mandato papale il 14 luglio 2010 ed è stato il primo sacerdote ordinato dopo la riapertura dei seminari cinesi, nel 1980, in seguito all’avvento di Deng Xiaoping. Ha studiato a Roma, presso l’università Urbaniana.

Giuseppe Guo Jincai, vescovo di Chengde era uno dei sette vescovi scomunicati, riconciliati dal Papa in seguito all'accordo sino-vaticanoordinato vescovo (senza mandato papale) il 20 novembre 2010. Al tempo, alcuni vescovi in comunione col papa sono stati costretti con la forza a partecipare alla sua ordinazione. È il segretario generale del Consiglio dei vescovi cinesi, organismo non riconosciuto dalla Santa Sede.

Nella sua omelia il Papa parla di speranza e di uscita dal conformismo, di “lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi”.

Francesco parla di responsabilità delle generazioni passate e della necessità dei giovani di non essere lasciati “soli nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono la loro vita e oscurano la loro visione”.

Il Papa ricorda che la priorità dee essere “l’amore per il Vangelo e per il popolo che ci è stato affidato”  con un “ascolto sincero ed orante”  per evitare “posizioni eticistiche o elitarie”.

Il Papa ha concluso con un pensiero di Paolo VI al termine del Concilio Vaticano II di cui il Sinodo dei vescovi è frutto e il ricordo del saluto dei Padri ai giovani: “ è per voi giovani, per voi soprattutto, che essa ( la Chiesa) con il suo Concilio ha acceso una luce, quella che rischiara l’avvenire, il vostro avvenire. La Chiesa è desiderosa che la società che voi vi accingete a costruire rispetti la dignità, la libertà, il diritto delle persone: e queste persone siete voi. […] Essa ha fiducia […] che voi saprete affermare la vostra fede nella vita e in quanto dà un senso alla vita: la certezza della esistenza di un Dio giusto e buono”.

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