Papa Francesco: “Se portiamo gratitudine, anche il mondo diventa migliore”

Nella prima udienza generale dopo Natale, Papa Francesco continua il ciclo di preghiera. E spiega che il mondo si divide in due: chi ringrazia e chi non ringrazia

Papa Francesco durante l'udienza generale del 30 gennaio 2020
Foto: Vatican Media / YouTube
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Ringraziare, perché saper essere grati “anche il mondo diventa migliore, magari anche solo di poco, ma è ciò che basta per trasmettergli un po’ di speranza”. Papa Francesco continua il suo ciclo di catechesi sulla preghiera, in una udienza generale che si tiene nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, senza fedeli per via delle restrizioni COVID. E mette in luce l’importanza della preghiera di ringraziamento.

Il Papa parte dall’episodio dei dieci lebbrosi guariti da Gesù. Gesù normalmente andava incontro ai malati, a volte persino li toccava, ma nel Vangelo letto nell’udienza neanche li tocca, li manda semplicemente dai sacerdoti, e quei dieci “si fidano, vanno subito, e mentre stanno andando guariscono, tutti e dieci”.

A questo punto, i sacerdoti potrebbero riammettere i lebbrosi alla vita normale, constatandone la guarigione, ma “solo uno torna indietro a ringraziare Gesù” e non era nemmeno un ebreo, ma “un samaritano, una specie di eretico per i giudei del tempo”.

Spiega Papa Francesco: “Questo racconto, per così dire, divide il mondo in due: chi non ringrazia e chi ringrazia; chi prende tutto come gli fosse dovuto, e chi accoglie tutto come dono, come grazia”.

Papa Francesco afferma che dobbiamo “riconoscerci preceduti dalla grazia”, perché “siamo stati pensati prima che imparassimo a pensare; siamo stati amati prima che imparassimo ad amare; siamo stati desiderati prima che nel nostro cuore spuntasse un desiderio”.

Questo modo di vedere le cose rende “il grazie” il motivo conduttore delle nostre giornate. E, in fondo – aggiunge Papa Francesco – l’Eucarestia significa proprio ringraziamento, perché “i cristiani, come tutti i credenti, benedicono Dio per il dono della vita. Vivere è anzitutto aver ricevuto. Tutti nasciamo perché qualcuno ha desiderato per noi la vita”.

Papa Francesco sottolinea che si tratta del “primo di una lunga serie di debiti che contraiamo vivendo. Debiti di riconoscenza”, e ci sono molti che ci hanno guardato con occhi puri, gratuitamente, e sono educatori, catechisti, “persone che hanno svolto il loro ruolo oltre la misura richiesta dal dovere”, ma anche amici.

Il Papa sottolinea che il grazie che il cristiano condiviso con tutti “si dilata nell’incontro con Gesù” e infatti quando Gesù passava, quelli che lo incontravano erano pieni di gioia. “Anche noi siamo stati chiamati a partecipare a questo immenso tripudio”, dice Papa Francesco. Come è successo all’unico lebbroso guarito, che ”oltre alla guarigione, si rallegra per l’avvenuto incontro con Gesù. Non solo è liberato dal male, ma possiede ora anche la certezza di essere amato”.

Con l’amore di Cristo, “non siamo più viandanti errabondi che vagano qua e là: abbiamo una casa, dimoriamo in Cristo, e da questa ‘dimora’ contempliamo tutto il resto del mondo, ed esso ci appare infinitamente più bello. Siamo figli dell’amore, siamo fratelli dell’amore. Siamo figli della grazia”.

Papa Francesco invita a cercare “di stare sempre nella gioia dell’incontro con Gesù. Coltiviamo l’allegrezza”. Perché “il demonio, dopo averci illusi, ci lascia sempre tristi e soli”. Ma “se siamo in Cristo, nessun peccato e nessuna minaccia ci potranno mai impedire di continuare con letizia il cammino, insieme a tanti compagni di strada”.

Essere grati, perché il mondo “ha bisogno di speranza. Tutto è unito e legato, e ciascuno può fare la sua parte là dove si trova. La strada della felicità è quella che San Paolo ha descritto alla fine di una delle sue lettere: «Pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito»”. E “non spegnere lo Spirito è un bel programma di vita”.

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