Papa Francesco, un albero di 4 metri dal presidente del Gabon

Il presidente del Gabon dal Papa per rafforzare le relazioni diplomatiche. La speranza di un nunzio solo per il Paese. I precedenti

La delegazione del presidente del Gabon e il presidente del Gabon con Papa Francesco. Sullo sfondo, l'albero di 4 metri donato al Papa
Foto: Vatican Media / ACI Group
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È stato con un albero alto 4 metri, una pianta di Bagolaro (Cetis Australis), che Ali Bongo Ondimba, presidente del Gabon, si è presentato a Papa Francesco nell’udienza che hanno avuto oggi.

La presenza della pianta, che quasi toccava il tetto della Biblioteca del Palazzo Apostolico dove si è tenuto l’incontro, è stato il momento più caratteristico dell’udienza, durata 25 minuti. Oltre all’albero, il presidente ha donato al Papa un quadro che rappresenta l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Da parte sua, Papa Francesco ha donato una medaglia in bronzo che ricorda le parole del profeta Isaia al capitolo 32: “Il deserto diventerà un giardino” e poi i doni consueti: i volumi dei documenti papali; il Messaggio per la giornata mondiale della Pace di quest’anno; il Documento sulla Fratellanza Umana; il libro sulla Statio Orbis del 27 marzo 2020.

Dopo l’incontro con Papa Francesco, il presidente si è incontrato con il Cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati.

“Nel corso dei cordiali colloqui – si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede - è stata evocata con soddisfazione la firma dell’Accordo Quadro tra le Parti, avvenuta 25 anni or sono, nonché l’intenzione di sviluppare ulteriormente la collaborazione bilaterale. In tale contesto, non si è mancato di sottolineare l’apprezzato contributo della Chiesa cattolica in molteplici settori della società gabonese, soprattutto nell’ambito dell’educazione. Nel prosieguo della conversazione, ci si è soffermati su alcuni aspetti della situazione economica e sociale del Paese, e sono state affrontate tematiche di carattere internazionale e regionale”

Questa è stata la quarta visita del Presidente Ali Bongo Ondimba in Vaticano. Vi era stato il 10 dicembre 2009, quando ha incontrato Benedetto XVI; poi aveva parecipato alla Messa di inizio pontificato di Papa Francesco il 19 marzo 2013; e il 27 marzo 2014 aveva preso parte alla Messa di canonizzazione dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

La visita in Vaticano aveva anche l’obiettivo di rilanciare i legami di amicizia e cooperazione tra Gabon e Santa Sede, a due anni dalla violenta opposizione delle forze di sicurezza gabonesi alla volontà dell'episcopato di riaprire le chiese chiuse da sei mesi a causa della pandemia di Covid-19.

In un comunicato prima della visita, la presidenza informava che l’incontro con Papa Francesco “dovrebbe anche consentire loro, da un lato, di approfondire temi di comune interesse, in particolare la volontà del Capo dello Stato di accogliere nel nostro Paese una Nunziatura Piena nel prossimo futuro” .

Il Gabon e la Repubblica del Congo hanno infatti lo stesso nunzio apostolico. L'attuale, monsignor Javier Herrera Corona, è stato nominato il 5 febbraio e ordinato vescovo dal Cardinale Parolin la scorsa settimana in Messico. A tal fine, sottolineava la presidenza, "il Gabon è già lieto della nomina del nuovo Nunzio Apostolico, la cui approvazione sarà data a breve dalle autorità gabonesi, e dall'altro lato della riattivazione della Commissione mista per il monitoraggio dell'accordo quadro tra il Gabon e il Vaticano, firmato a Libreville, 12 dicembre 1997”.

Si tratta di un atto di distensione, dopo la repressione contro le chiese di due anni fa.

La decisione dell'episcopato del 4 ottobre 2020 di riaprire le chiese si è scontrata con la severità dei provvedimenti annunciati il ​​16 ottobre dal governo per la riapertura dei luoghi di culto, al tempo ancora limitati da restrizioni governative: potevano partecipare solo 30, per una ora, e solo testati.

Ma mentre i vescovi del Gabon avevano annunciato la riapertura delle chiese domenica 25 ottobre, da sabato 24 ottobre intere pattuglie di polizia erano state dispiegate intorno ai luoghi di culto cattolici a Libreville e in altre diocesi del Paese. Domenica 25 ottobre la Guardia Repubblicana ha circondato la casa di mons. Iba Ba, arcivescovo di Libreville. Altri disordini erano avvenuti in altre diocesi, con attacchi alle processioni.

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