Papa Francesco, un incontro con l'imam di Al Azhar in vista?

Cairo, Università e Moschea al Azhar
Foto: Wikimedia Commons
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Un incontro di Papa Francesco con l’imam dell’università Al Azhar? Tutto da vedere, ma di certo il Papa vorrebbe. Lo ha confermato durante il volo di ritorno dal Messico, in conferenza stampa. Proseguono, dunque, i contatti di Papa Francesco con il mondo islamico. Si lavora per una visita alla Moschea di Roma (forse ad aprile), si mantengono buoni rapporti con l’Iran sciita (di recente, il Cardinal Turkson è stato a Qom; e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha patrocinato la pubblicazione del catechismo in farsi), e si cerca anche un incontro con quello che un giornalista in aereo ha chiamato “il Papa dei sunniti”, ovvero Ahmed Muhammad Ahmed al-Tayed, che è imam della moschea di al-Azhar dal 2010.

Ha detto Papa Francesco in aereo: “E’ andato mons. Ayuso al Cairo, la settimana scorsa, per incontrare il Vice del Gran Imam, e anche salutare l’Imam. Mons. Ayuso è Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, presieduto dal Cardinale Tauran. Io desidero incontrare l’Imam, so che a lui piacerebbe, e stiamo cercando il modo, sempre tramite il cardinale Tauran, perché quella è la strada. Ma ce la faremo, su questo”.

La notizia dell’incontro è arrivata qualche giorno fa, tramite un bollettino della Sala Stampa vaticana. La delegazione del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è stata ricevuta da Abbas Shuman, vice del Grande Imam.

Secondo il bollettino, l’incontro si è svolto “in un clima di grande cordialità”, durante il quale si è parlato “della necessità di una ripresa del dialogo tra le due istituzioni, come auspicato da Papa Francesco e da varie persone di buona volontà” e “si è rimasti d’accordo sull’importanza di proseguire e intensificare tale dialogo per il bene dell’umanità”.

Il segretario del Dicastero, mons. Ayuso Guixot, accompagnato dal nunzio apostolico in Egitto, mons. Bruno Musarò, ha consegnato una lettera in cui il cardinale presidente Jean Louis Tauran “esprime la sua disponibilità a ricevere il Gran Imam e accompagnarlo ufficialmente in udienza dal Santo Padre”.

L’università aveva interrotto il dialogo con il Vaticano nel 2011, quando al Azhar aveva accusato la Santa Sede di “ingerenza negli affari interni dell’Egitto” dopo che Benedetto XVI aveva levato la voce per condannare l’attentato ai cristiani copti uccisi in una chiesa di Alessandria. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, aveva commentato che da parte del Papa non c’era stata “alcuna ingerenza”, ma piuttosto una “riaffermazione del valore della libertà religiosa basata sulla dignità della persona umana e preoccupazione per le conseguenza della violenza su tutta la popolazione egiziana, sia cristiana che musulmana.”

Sebbene mancasse un dialogo ufficiale, Mahmoud Azab ha rappresentato il grande imam di Al Azhar a marzo 2014 in una conferenza in Vaticano, al termine della quale si è firmata una dichiarazione interreligiosa contro la tratta degli esseri umani. E aveva colpito, a febbraio del 2015, la dura condanna di al Azhar contro il sedicente Stato Islamico, che aveva messo al rogo un pilota giordano. Dichiarazioni che il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso aveva richiesto in una nota dell’agosto 2014, in cui invitava tutti i partner del dialogo di religione islamica a condannare gli atti dell’autoproclamato califfato. Ad aprile 2015, una seconda nota del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso sottolineava che il dialogo con l’Islam era necessario “oggi più che mai”.

Che il tema sia cruciale per il Pontificato di Papa Francesco è testimoniato anche dal fatto che padre Miguel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, è stato elevato al rango di arcivescovo lo scorso 29 gennaio. Missionario comboniano, licenziato in studi Arabi e Islamistica, padre Ayuso è un vero esperto di mondo islamico, avendo insegnato prima a Khartoum, poi al Cairo e quindi al Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica, di cui è stato anche preside dal 2006 al 2012.

Proprio padre Ayuso, in una intervista con l’agenzia Fides della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha sottolineato che la ripresa della collaborazione fattiva tra Santa Sede e al Azhar ha una rilevanza anche alla luce dei conflitti che si trovano in questa congiuntura internazionale. Si tratta – ha spiegato – di “una buona notizia, che nella situazione attuale aiuterà a guidare i nostri passi sui sentieri della giustizia e della pace, per un mondo migliore. I leader religiosi, con la loro collaborazione, vogliono dare un contributo importante: nel momento di buio che stiamo vivendo, è importante che ci sia questo far convergere le forze, le intenzioni e anche le azioni in favore dell'umanità ferita, che ha tanto bisogno di guarigione. Tante persone di buona volontà stanno già dando il proprio contributo per diffondere questo balsamo, di cui tutti abbiamo bisogno”. 

Ma perché l’Università di al Azhar è una istituzione così importante? Fondata dalla dinastia dei Fatimidi alla fine del X secolo insieme alla Moschea annessa, ed è uno dei maggiori centri di studio e divulgazione dei principi giuridici dell’Islam. Dal 1961, sotto la spinta del presidente Nasser, si è “secolarizzata”, e ha incluso curricula non esclusivamente religiosa, diventando una università moderna. I principi di fondo sono rimasti comunque i medesimi. Al Azhar ha un network annuale di quasi 300 mila iscritti, e sono passati dalle aule dell’università intellettuali come Muhammad Abduh e Said Jamaleddin Afghani, i fondatori del modernismo islamico, e come lo scrittore egiziano Taha Hussein e il poeta kuwaitiano Meshari Al-Adwan.

Nell’elenco dei suoi studenti figurano anche l’artefice della rivoluzione egiziana del 1919, Saad Zaghlul, l’ex presidente dell’Indonesia Gus Dur e l’ex presidente delle Maldive Abdul Gayoon.

Ma non ci sono solo luci. Sono passati da al Azhar anche vari esponenti di movimenti islamisti e organizzatori paramilitari come Izz al-Din al-Qassam. È il fondatore del gruppo Black Hand, cui si ispirano le brigate Al Qassam, braccio armato di Hamas. E anche Ahmed Yassin, co-fondatore e guida di Hamas ha studiato ad al Azhar.

Sotto la guida di Muhammad Ahmed al-Tayeb, la Moschea ha continuato un lavoro di pulizia dalla radicalizzaazione. Imam dal 2010 (su nomina di Mubarak), rettore dell’università dal 2003, ha la fama di uno dei sunniti più moderati d’Egitto, e per questo inviso ai Fratelli Musulmani. È responsabile degli Affari Religiosi insieme alla figura del Gran Mufti, direttore dell’Istituto religioso egiziano (Dar al-Ifta’) ufficialmente incaricato di emettere fatwa.

Per arginare il pericolo del radicalismo islamico, il Grande Imam ha anche di recente lanciato un nuovo canale satellitare in varie lingue (arabo, inglese, francese e tedesco) e avviato la revisione dei curricula universitari per renderli più adatti a portare avanti il dialogo interreligioso.

È in questo processo che si innesta il rinnovato dialogo con il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Che si affianca alle altre iniziative, come il tavolo islamo-cristiano “Una parola comune”, nato dall’impegno di una serie di intellettuali islamici dopo la lezione di Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006. Un tavolo al quale, nell’ultimo incontro che si è tenuto nel 2014, è stato invitato anche Omar Abboud, il musulmano argentino amico di Papa Francesco, che a Buenos Aires, insieme al cardinal Bergoglio e al rabbino Skorka, aveva dato il via all’esperienza del trialogo.

 

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