Papa Francesco visita il centro DREAM a Maputo, i poveri hanno bisogno di coinvolgimento

L'ospedale di Zimpeto dove dal 2002 la Comunità di Sant' Egidio combatte l' AIDS

Papa Francesco al DREAM
Foto: Ed Pentin/ EWTN
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La prima tappa della ultima giornata del Papa in Mozambico è l' ospedale Zimpeto, alla periferia di Maputo. E' qui che da 2002 il centro Dream assiste i malati di  Aids/Hiv, avviato nel 2002  grazie alla Comunità di Sant’Egidio. Sono Marco Impagliazzo della Comutàdi Sant' Egidio, la Coordinatrice Nazionale del progetto Dream e la Direttrice locale del centro di Maputo ad accogliere Francesco insieme ai bambini che danzano. Papa Francesco saluta in forma privata 20 malati.

Riprende la parabola del buon samaritano: “avete ascoltato quel grido silenzioso, quasi impercettibile, di tante donne, di tante persone che vivevano nella vergogna, emarginate, giudicate da tutti”.

Perché, dice, i poveri non hanno bisogno di un atto di delega ma del “coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido”.

No solo assistenza quindi ma “ridare dignità alle donne e ai bambini, aiutandoli a progettare un futuro migliore".

La collaborazione con altre realtà simili, l’impegno gratuito e volontario hanno un enorme valore umano ed evangelico dice il Papa che conclude con un riferimento alla natura e alla cultura africana: “ Come insegnano le sculture di arte makonde con varie figure aggrappate l’una all’altra in cui prevalgono l’unità e la solidarietà sull’individuo , dobbiamo renderci conto che siamo, tutti, parte di uno stesso tronco”. Serve “un modello virtuoso, un esempio da seguire vista l’urgenza imposta dal deterioramento del pianeta”.

E l’esempio di coloro che “possono scrivere una nuova pagina di storia liberi dall’HIV/AIDS e molte altre persone anonime che oggi sorridono perché sono state curate con dignità nella loro dignità, sono parte del pagamento che il Signore vi ha lasciato” come il samaritano alla locanda.

“L’altra parte vi sarà retribuita dal Signore “quando Egli ritornerà”, e questo deve riempirvi di gioia: quando noi ce ne andremo, quando voi ritornerete ai compiti quotidiani, quando nessuno vi applaudirà né loderà, continuate ad accogliere quelli che vengono, andate a cercare i feriti e gli sconfitti nelle periferie... Non dimentichiamo che i loro nomi, scritti nel cielo, hanno accanto un’iscrizione: questi sono i benedetti del Padre mio. Rinnovate gli sforzi, perché qui si possa continuare a “dare alla luce” la speranza”.

 

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