Parolin al Meeting a nome del Papa:"Cuore inquieto" e "umanità" per colmare "sete di Dio"

Un momento del Meeting dello scorso anno
Foto: Comunione e Liberazione
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“Il dramma di oggi consiste nel pericolo incombente della negazione dell’identità e della dignità della persona umana. Una preoccupante colonizzazione ideologica riduce la percezione dei bisogni autentici del cuore per offrire risposte limitate che non considerano l’ampiezza della ricerca di amore, verità, bellezza, giustizia che è in ciascuno”.

Ovviamente, “tutti siamo figli di questo tempo e subiamo l’influsso di una mentalità che offre nuovi valori e opportunità, ma può anche condizionare, limitare e guastare il cuore con proposte alienanti che spengono la sete di Dio”. Lo scrive il cardinale Pietro Parolin che oggi ha inviato un messaggio al vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, da estendere agli organizzatori del “Meeting” a nome di Papa Francesco.

Il tema del trentaseiesimo “Meeting dell’Amicizia dei Popoli” voluto da Comunione e Liberazione è preso da una frase di Mario Luzi: “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?”. E, scrive il Segretario di Stato, “pone l’accento sul “cuore” che è in ciascuno di noi, e che sant’Agostino ha descritto come ‘cuore inquieto’, che mai si accontenta e ricerca qualcosa all’altezza della sua attesa. È una ricerca che si esprime in domande sul significato della vita e della morte, sull’amore, sul lavoro, sulla giustizia e sulla felicità”.

Citando Benedetto XVI, che parlò del cuore come “una finestra aperta sull’infinito”, Parolin si chiede: “Perché dobbiamo soffrire e alla fine morire? Perché c’è il male e la contraddizione? Vale la pena vivere? Si può sperare ancora davanti a una ‘terza guerra mondiale combattuta a pezzi’ e con tanti fratelli perseguitati e uccisi a motivo della loro fede? Ha ancora senso amare, lavorare, fare sacrifici e impegnarsi? Dove va a finire la mia vita e quella delle persone che non vorremmo perdere mai? Che cosa stiamo a fare nel mondo?”.

“Sono domande – si spiega nel testo - che si pongono tutti, giovani e adulti, credenti e non credenti. Prima o poi, almeno una volta nella vita, a causa di una prova o di un evento gioioso, riflettendo sul futuro dei propri figli o sull’utilità del proprio lavoro, ciascuno si trova a fare i conti con uno o più di questi interrogativi. Anche il negatore più incallito non riesce a estirparli del tutto dalla propria esistenza”.

“Ma per essere degni di trovare una risposta occorre considerare in modo serio la propria umanità, coltivando sempre questa sana inquietudine”, risponde Parolin.

“Nessuno di noi – aggiunge - può iniziare un dialogo su Dio, se non riusciamo ad alimentare il lumino fumigante che arde nel cuore, senza accusare nessuno per i suoi limiti – che sono anche i nostri – e senza pretendere, ma accogliendo e ascoltando chiunque”.

Nonostante il mondo di oggi offre “tante risposte parziali che offrono solo dei falsi infiniti”. Invece Dio offre “la risposta che tutti attendono”, mentre gli uomini di oggi “la cercano nel successo, nel denaro, nel potere, nelle droghe di qualunque tipo, nell’affermazione dei propri desideri momentanei”. Ma solo Dio “può colmare la misura del cuore”.

Spiega ancora il Porporato: “Il compito dei cristiani – come ama ripetere Papa Francesco – è iniziare processi più che occupare spazi. E il primo passo è proprio ridestare il senso di quella mancanza di cui il cuore è pieno e che così frequentemente giace sotto il peso di fatiche e speranze deluse. Ma ‘il cuore’ c’è, ed è sempre in ricerca”.

“Per questo il Santo Padre – scrive ancora il Segretario di Stato - augura agli organizzatori e ai volontari del Meeting di andare incontro a tutti sostenuti dal desiderio di proporre con forza, bellezza e semplicità la buona notizia dell’amore di Dio, che anche oggi si china sulla nostra mancanza per riempirla dell’acqua di vita che scaturisce da Gesù risorto”.

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