Parolin: globalizzare la solidarietà grazie ai rapporti bilaterali

Il Cardinale Parolin
Foto: Aci Group
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"Oggi, sfortunatamente, vediamo che sfide sempre più pressanti e complesse caratterizzano il fenomeno migratorio, mentre molti dei problemi che stiamo discutendo nel nostro tempo rimangono senza una risposta adeguata".

Il cardinale Parolin lo ha detto intervenendo al “II Colloquio Santa Sede – Messico sulla migrazione internazionale”, presso la Casina Pio IV.

Il cardinale ha parlato di processi in corso che, speriamo con Papa Francesco, “possono portare a ribaltare la logica della globalizzazione dell'indifferenza, sostituendola con la globalizzazione della solidarietà”anche se “vi è una crescente tendenza ad adottare programmi politici che si oppongono all'arrivo dei migranti ancor prima che venga stabilito il loro diritto alla protezione. D'altra parte, la questione della migrazione richiede, da parte degli Stati, un forte impegno politico e umanitario per mantenere gli obblighi accettati a livello internazionale. È quindi indispensabile che gli Stati abbiano il sostegno di un sistema multilaterale, che oggi ha bisogno di essere rafforzato e riformato, per accompagnare ciò che la Chiesa definirà come "i segni dei tempi" e per affrontare in modo efficace e adeguato le sfide del nostro tempo”.

Inoltre “Se da una parte ogni persona ha il diritto di emigrare, dall'altra parte c'è anche il diritto primario di rimanere nel paese in condizioni di sicurezza e dignità.” ed è “evidente, ad esempio, che le guerre, in particolare con il commercio incontrollato di armi e la terribile piaga della corruzione che la sostiene, impediscono qualsiasi progresso sociale ed economico per generazioni e spingono le persone a partire”.

E il cardinale ha concluso: “ Il futuro Patto Global sulle migrazioni sarà un quadro comune, globale, favorevole e indicativo per la migrazione internazionale. Anche se non sarà vincolante, la sua autorità dipenderà dal buon uso che ne viene fatto. La Santa Sede e il Messico hanno buone ragioni per sperare che il Patto possa contribuire a rendere la migrazione internazionale più sicura, più ordinata, più regolare e più responsabile, senza trascurare alcun migrante”.

 

 

 

  

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