Parolin: la Chiesa dice no ad ogni tipo di droga

Il cardinale Parolin celebra la messa al Ceis
Foto: FG
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“Il mio stare qui insieme a voi a vivere questo speciale Giubileo straordinario della misericordia è anche un modo per farvi giungere la carezza del Papa. E con il Santo Padre vogliamo ripetere con forza tutti insieme: “No a ogni tipo di droga””.

Lo ha ripetuto il cardinale segretario di stato vaticano Pietro Parolin che ieri pomeriggio si è recato nel Centro Italiano di  Solidarietà Don Mario Picchi a Roma per celebrare il Natale.

Cristo, ha detto il cardinale nella omelia  “in modo particolare, rinasce nei cuori di voi che state vivendo un programma di disintossicazione dalla droga, ma, vorrei piuttosto dire, di ritorno alla vita. Sì, alla vita vera!”

Il cardinale ha ricordato che questo sarà “un Natale speciale per quanti hanno terminato il programma di riabilitazione mediante un lungo cammino, non certo facile, fatto anche di cadute, in cui però, come c’insegna il Santo Padre Francesco, “quello che importa non è di non cadere, ma di non ‘rimanere caduti’”

Per  “trovare la forza di dire sì a questi valori occorre dire sì al Signore, fidarsi di Lui, riscoprire con stupore e gioia che Egli ci vuole bene e desidera la nostra felicità, che noi possiamo essere autenticamente liberi e capaci di stabilire con Lui un dialogo d’amore che ci irrobustisce e ci dà speranza”.

Il cardinale ha ripetuto con forza che di fronte al flagello della droga “la Chiesa non può rimanere in silenzio! E il Santo Padre ci ha indicato la strada: “La droga non si vince con la droga! La droga è un male e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano a usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette ‘droghe leggere’, anche parziali, oltre a essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un modo velato di arrendersi al fenomeno””

Serve dignità e lavoro per sconfiggere le dipendenze e del resto “la Chiesa, fedele all’insegnamento di Gesù, non può abbandonare quanti sono coinvolti nella spirale della droga: essa li prende per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché riscoprano la propria dignità e facciano riemergere quelle risorse, quei talenti personali che la droga ha sepolto in loro, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio”.

Il segretario di stato ha ricordato il lavoro del Ceis e l’insegnamento che don Mario Picchi “ha riassunto nei principi base della filosofia del “Progetto Uomo”, che pone la persona umana al centro della storia, come protagonista, affrancata da ogni schiavitù, tesa al rinnovamento interiore, alla ricerca del bene, della libertà e della giustizia”.

Il ventaglio delle dipendenze negli ultimi anni si è allargato come la dipendenza “compulsiva verso per esempio, la navigazione in internet, lo shopping, il gioco d’azzardo, il cibo e il sesso”.  Ecco perché la prevenzione è fondamentale.

Il Ceis ha poi aperto le porte anche ai profughi, agli anziani abbandonati, ai malati e ai padri a rischio di esclusione sociale. “La Chiesa- dice Parolin-  vi è accanto e vi incoraggia a contrastare quella che Papa Francesco definisce la “cultura dello scarto””

É la logica del “Magnificat”,  ha concluso il cardinale “dove, con meraviglia e gratitudine, insieme a Maria, sperimentiamo che l’intervento potente del Signore trasforma e rovescia situazioni inaridite ed offre speranza agli umili e gioia ai puri di cuore”.

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