Per il Papa l'incerto cammino di indipendenza in America Latina non è ancora concluso

Guzmán Carriquiry e Papa Francesco
Foto: Public Domain
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L’appuntamento è per il 16 novembre quando nell’ aula magna della Libera università Maria Santissima Assunta, il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin presenterà la nuova edizione del libro Memoria, Coraje Y Esperanza. A la luz del Bicentenario de la Independencia de América Latina (Granada, Editorial Nuevo Inicio, 2017, pagine 127) scritto da Guzmán Carriquiry Lecour, segretario incaricato della vice-presidenza della Commissione pontificia per l’America latina. Il volume si apre con la presentazione di Papa Francesco, che s aggiunge a quella che l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio scrisse nel 2011 per la prima edizione del libro.

“L’incerto cammino dell’indipendenza dei nostri paesi, con i suoi progressi e i suoi regressi, sempre minacciato da diversi tipi di colonialismo, ancora non si è concluso”. Papa Francesco lo scrive nelle pagine della sua introduzione.

“Le gesta patriottiche dell’emancipazione americana, come pure, alle nostre origini, le apparizioni di Nostra Signora di Guadalupe nel quadro di un’epopea missionaria e di un meticciato lacerato, sono tra gli eventi fondanti della nostra patria grande latinoamericana. Amore e dolore, morte e speranza li segnano dal più profondo nella vita dei nostri popoli. Sono come un concentrato determinante della storia, della sua bellezza e le sue miserie, di sofferenze e speranze. Bisogna tornare periodicamente ad essi per non restare “orfani di Patria”; sono l’ermeneutica per conservare, rafforzare ed eventualmente recuperare la nostra identità”.

Non solo sentimento però, nella introduzione del Papa ci sono i temi sociali che tanto gli sono cari: “Che cosa sta accadendo in America latina? Che cosa è rimasto dell’appellativo “continente della speranza”? Forse ci siamo rassegnati a un pragmatismo di cortissimo respiro in mezzo alla confusione? Ci limitiamo a manovre di cabotaggio senza rotte certe? Siamo tornati a confidare in ideologie che hanno mostrato insuccessi economici e devastazioni umane? Il bicentenario dell’indipendenza è una buona occasione per alzarsi in volo e guardare verso orizzonti più vasti. C’è bisogno di dibattiti seri e appassionati sul nostro passato, presente e futuro. Dobbiamo sviluppare e discutere progetti storici che mirino con realismo a una speranza di vita più degna per le persone, le famiglie e i popoli latinoamericani.

Urge poter definire e perseguire grandi obiettivi nazionali e latinoamericani, con consensi forti e mobilitazioni popolari, al di là delle ambizioni e degli interessi mondani, e lontani da manicheismi ed esasperazioni, da avventure pericolose ed esplosioni incontrollabili. Più che adagiarci nell’indifferenza e nell’insignificanza, siamo sfidati a elevare utopie di autentica libertà e liberazione integrale, sostenute da rinnovate “gesta patriottiche” (come conclude bene questo libro)”.

Tornano i temi amati di Papa Francesco: “Agli anziani, i “memoriosi” della storia chiedo di avere il coraggio di sognare, superando la “cultura dello scarto” che ci viene imposta a livello mondiale. Abbiamo bisogno dei loro sogni, fonte d’ispirazione. Ai giovani chiedo di non mandare in pensione la loro esistenza nel quietismo burocratico in cui li confinano tante proposte prive di speranza e di eroismo.” E il Papa si rivolge ai sacerdoti, ai vescovi perché vivano “al di fuori di qualsiasi clericalismo sradicato e astratto”.

Per questo conclude il Papa “i popoli, specialmente quelli poveri e semplici, conservano le loro buone ragioni per vivere e convivere, per amare e sacrificarsi, per pregare e mantenere viva la speranza. E anche per lottare per grandi cause. Perciò m’interessa riunirmi periodicamente con i movimenti popolari, portavoce della sacrosanta parola d’ordine di “casa, terra e lavoro” per tutti. Per riuscire a farlo, occorre lottare per un nuovo modello di sviluppo sostenibile, equo e rispettoso del creato. E quante sono le opere di misericordia che il recente anno giubilare ha incoraggiato a creare ovunque, rispondendo ai più diversi bisogni, in solidarietà con i poveri e con quanti soffrono!”.

Per il Papa la strada da seguire è chiara: “Bisogna sommare e non dividere” e “serve a raccogliere l’eredità interpellante e le questioni irrisolte che ci ha lasciato l’indipendenza, e ad affrontare tutti i “compiti in sospeso” — come prospetta questo libro — o non serve a nulla; sarebbe soltanto un nuovo motivo di distrazione e di manipolazione folcloristica. Non sprechiamo i grandi eventi della nostra storia”.

Nel testo del 2011 l’allora cardinale di Buenos Aires aveva messo in luce che “lo stile dinamico dell’opera, oltre alla narrazione di fatti, comprende uno sforzo interpretativo del processo” e metteva in luce il pericolo del pensiero unico “basato sul divorzio tra intelligentia e ratio. L’intelligenza è fondamentalmente storica, la ratio è strumentale all’intelligenza ma, quando diventa indipendente, cerca sostegno nell’ideologia o nelle scienze sociali come pilastri autonomi”. E aggiungeva Bergoglio: “nella nostra epoca stanno nascendo le ideologie più diverse, ridotte alla fine a questo gnosticismo teista che, in termini ecclesiali, potremmo definire come “un Dio senza Chiesa, una Chiesa senza Cristo, un Cristo senza popolo”. Se usiamo questa ermeneutica, provochiamo una vera des-carnazione della storia. L’autore, nella sua opera, evita tutte queste proposte e dà un’interpretazione del processo libertario latinoamericano che potremmo definire “cattolica” per il rispetto all’uomo incarnato nella storia dei popoli”.

Un paese, scriveva il cardinale argentino, “è lo spazio geografico, la nazione la costituisce l’impalcatura istituzionale. La patria, invece, è quel che abbiamo ricevuto dai genitori e che dobbiamo consegnare ai figli. Un paese può essere mutilato, la nazione si può trasformare (nei dopoguerra del XX secolo abbiamo visto tanti esempi di ciò), ma la patria o mantiene il suo essere fondante o muore; patria è patrimonio, ciò che si è ricevuto e che bisogna consegnare accresciuto, ma non adulterato. Patria è paternità e filiazione”.

E concludeva Bergoglio che il “ “concreto cattolico”, che risponde all’Incarnazione del Verbo, è costitutivo della nostra realtà latinoamericana”.

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