Perdoniamo e chiediamo perdono, i 50 anni della lettera dei vescovi polacchi ai tedeschi

La messa al Campo Santo Teutonico per i 50 anni del Messaggio dei Vescovi Polacchi ai vescovi tedeschi
Foto: Angela Ambrogetti
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“Il Primate Stefan Wyszyński e il cardinale Bolesław Kominek, grande promotore della riconciliazione tra le nazioni polacca e tedesca, diedero una manifestazione di grande saggezza guardando alla storia delle nostre nazioni in una prospettiva millenaria. Il Messaggio divenne così la sintesi della storia polacca.” Il presidente della Conferenza episcopale polacca Stanisław Gądecki, vescovo di Poznań e padre sinodale, ha ricordato così uno degli eventi più significativo della storia europea del XX secolo. La lettera che i vescovi polacchi inviarono al fine del Concilio vaticano II ai vescovi tedeschi.

L’evento è stato ricordato in Vaticano con un solenne celebrazione nella chiesa del  Campo Santo Teutonico lunedì 26 ottobre mattina in apertura di una giornata di studio dedicata non solo alla storia di quella decisione e dei rinnovati rapporti tra polacchi e tedeschi dopo la II Guerra Mondiale, ma anche alle reazioni che quella decisione conciliare ebbe sui vescovi firmatari da parte del governo comunista, e finalmente al ruolo di modello che quell’evento può avere per altre situazioni simili che si sono verificate in Europa.

La commemorazione dei 50 anni di quella coraggiosa lettera, “Perdoniamo e chiediamo perdono” è anche “visibile” nelle sale dei Musei Vaticani tramite una mostra che per tutto il mese di novembre racconta la nascita e le conseguenze di quel gesto e l’impegno del suo promotore, il cardinale Kominek.

Nella omelia della messa, celebrata dal cardinale Gerhard Ludwig Müller Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, il vescovo di Poznań ha ripercorso ogni tappa di quell’evento storico.

I vescovi polacchi in preparazione dei mille anni del battesimo della nazione, inviarono ben 56 messaggi agli episcopati di diversi paesi per chiedere preghiere per la ricorrenza. Ma quella ai tedeschi era diversa, speciale, scritta con le lacrime e il sangue. “La lettera - ha detto Stanisław Gądecki - fu il tentativo di stabilire una unità che sarebbe stata impossibile senza prendere in considerazione il passato. Senza cioè prestare attenzione alla sorte della popolazione polacca e tedesca, sia durante che dopo la seconda guerra mondiale. La La lettera faceva parte di quello sforzo, che favorì il rinnovamento morale della nostra nazione. Fu un atto di coraggio dell’episcopato polacco, il quale – in quelle difficili circostanze politiche – osò prendere l’iniziativa sul forum internazionale, all’insaputa del Partito e contro il suo volere.”

Citando Giovanni Paolo II, all’epoca arcivescovo di Cracovia e firmatario della lettera, Gądecki ha ricordato : “L'esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negazione e all'annientamento di se stessa, se non si consente a quella forza più profonda, che è l'amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni.”

La riposta tedesca fu formale e poco calorosa, ma le autorità polacche non lasciarono alla Chiesa la forza del gesto e, tramite i media, partì l’attacco all’episcopato. Ma il messaggio aveva fatto breccia nei cuori. “Nel 1968, ricorda il vescovo polacco, – tre anni dopo lo scambio delle lettere da parte di entrambi gli episcopati - centosessanta intellettuali cattolici tedeschi (tra cui don Joseph Ratzinger) firmarono il memorandum di Bensberg, in cui la gerarchia tedesca fu chiamata ad approvare il confine lungo l’Oder e la Nysa. Questo memorandum fu considerato una risposta veramente adeguata al Messaggio dell’episcopato polacco.”

Oggi, dopo 50 anni, si più guardare alle prospettive future, Ringraziando oggi i firmatari di quel Messaggio, vorrei indicare alcuni concetti che si riferiscono al futuro delle nostre due nazioni.

“Il Messaggio indica la necessità dell’ethos, sia nella vita della comunità nazionale sia di quella internazionale” spiega Gądecki “se vogliamo ritrovare la via della riconciliazione e del perdono nel nome dell’amore misericordioso, dobbiamo chiamare la verità con il proprio nome.” Il Messaggio inoltre “indica  la necessità del legame tra l’identità e la memoria, il che sembra particolarmente importante oggi, sia nella prospettiva tedesca e polacca, sia in quella europea.” E le paure dei fedeli sono “accresciute dal fatto che l’odierna Europa è segnata da una silenziosa apostasia da Cristo. Al posto dei valori cristiani alcuni politici vorrebbero introdurre ideologie che distruggono la visione cristiana dell’uomo e della famiglia”, quindi è “ importante la difesa della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, la cura per lo sviluppo spirituale dei giovani basato sull’educazione cristiana, la protezione e la promozione della famiglia cristiana.”

Ancora il Messaggio fa capire che la “vita sociale non è segnata da un semplice automatismo. Il tessuto di questa vita è costituito da persone, spesso segnate dal peso degli errori, delle emozioni e delle limitazioni cognitive, perciò la strada verso la riconciliazione e l’unità è difficile da percorrere.” E infine il cambiamento storico è stato grande: “Ciò che allora sembrava impossibile - almeno in una breve prospettiva temporale - è diventato realtà. Nell’ambito dell’Europa che si univa, sono stati aperti i confini tra i nostri paesi, questo ha facilitato e reso più profondi i contatti e le relazioni tra i popoli.”

Il Presidente della Conferenza Episcopale polacca ha ricordato con commozione “le visite del Papa polacco in Germania e del Papa tedesco in Polonia (entrambi accolti con cordialità ed entusiasmo); gli assai frequenti incontri tra vescovi, sacerdoti e fedeli di entrambi paesi; l’incontro amichevole tra Kohl e Mazowiecki a Krużlowa, i numerosi matrimoni misti; l’Eucaristia e gli altri sacramenti celebrati in Polonia nella lingua tedesca, e in Germania nella lingua polacca; i frequenti contatti tra i ragazzi, le scuole e le parrocchie (nell’attesa che nel 2016 arrivino a Cracovia molti giovani dalla Germania, per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, come noi abbiamo partecipato nel simile incontro a Colonia nel 2005); l’edizione di molte opere – soprattutto teologiche e filosofiche – tradotte dal tedesco al polacco e vice versa.”

La conclusione è stata un canto di ringraziamento:” “Oggi noi ci rendiamo conto quanto possiamo imparare tenendo lo sguardo fisso a Cristo, tenendo a cuore il bene spirituale delle generazioni future. Cantiamo dunque il nostro Te Deum. Ringraziamo gli autori e i firmatari di quel memorabile Messaggio, tra cui: il Cardinale Primate Stefan Wyszyński, il cardinale Bolesław Kominek, l’arcivescovo Karol Wojtyła. Chiediamo che lo Spirito Santo ci sostenga per dare seguito a quel grande patrimonio, iniziato dal Messaggio dei vescovi polacchi ai loro Fratelli tedeschi.”

 

 

 

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