Pio XII e Giovanni XXIII: i papi dell’infanzia del Cardinale Tarcisio Bertone

Il Cardinale Tarcisio Bertone
Foto: Sindone.org
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Il cardinale Bertone parte dal ragazzo Tarcisio che ha come primo segno d’incontro con Pio XII proprio quell’Osservatore Romano che suo padre legge e custodisce. Ancora a distanza, ma non più così ampia, è la seconda tappa che vede irrompere la figura di s. Giovanni XXIII”. Il primo capitolo del nuovo libro del Cardinale Tarcisio Bertone, “I miei Papi”, edito dalla editrice salesiana Elledici, rappresenta una carrellata di ricordi dell’infanzia. E Pio XII e Giovanni XXIII sono proprio i papi dei primi anni della vita del Segretario di Stato emerito.

Pio XII in realtà lo ha studiato, più che conoscerlo direttamente. “A casa nostra, quando è morto mio padre nel 1968 – racconta il Segretario di Stato emerito - avevamo ancora in un armadio speciale le raccolte dell’Osservatore Romano, che poi abbiamo donato a una biblioteca salesiana”. E’ da lì che Bertone ha imparato a conoscere Pio XII. Anche attraverso i ricordi di suo fratello maggiore, che partecipò al raduno dei giovani dell’Azione Cattolica in Piazza San Pietro per gli 80 anni di fondazione. O alla radio, come racconta lui stesso: “Gli eventi del Pontificato di Pio XII che hanno impressionato, noi li ascoltavamo per radio. Nelle Parrocchie o nei bar del Canavese la gente si radunava intorno alla radio che trasmetteva i grandi discorsi della canonizzazioni di Santa Maria Goretti, della definizione dogmatica dell’Assunta, ecc.”

Il ricordo di Pio XII per Bertone è rassicurante. “Far memoria di Pio XII – racconta il Cardinale Bertone - ci riporta alle attese e alle speranze che animavano la Chiesa e la società in quel periodo ricco di fermenti. Non si può negare che egli seppe preparare, con profetica intuizione dei segni dei tempi, il cammino della Chiesa nell’epoca contemporanea. Ad esempio, da quando Pio XII ha proclamato San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia (18 giugno 1939), la figura umile e povera, semplice e mite del Poverello è stata per i responsabili del Paese, una guida sicura e luminosa nel cammino della società italiana, sulla traccia di due direttrici: la cura del creato e l’aspirazione ad una pace universale. Ogni anno, a turno, le Regioni d’Italia, ritornano ad Assisi, per riaccendere la lampada dell’olio che arde perennemente sulla tomba del Santo Patrono. Uomini di governo e popolo di Dio si fanno pellegrini verso Assisi per assaporare alle sorgenti del francescanesimo la portata storica e spirituale della vocazione e della missione francescana”.

Di Pio XII il Cardinale ricorda anche l’amore per Roma. Egli chiamava la sua “diletta” Roma. Come san Leone Magno, Pio XII fu definito “Defensor Civitatis”. “Tra tante discussioni di ordine politico, teologico, diplomatico, pastorale e storico egli ha sempre perseguito l’intuito del popolo, a giusto titolo ritenuto capace di arte, gesti e sacrifici. E del popolo, specialmente del popolo romano –continua il Segretario di Stato emerito - si è fatto voce concreta, restandogli accanto specialmente nei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale”.

“È profondamente ingiusto – scrive ancora Bertone - stendere un velo di pregiudizio sull’opera di Pio XII durante la guerra, dimenticando non soltanto il contesto storico ma anche l’immensa opera caritativa che egli promosse, aprendo le porte dei seminari e degli istituti religiosi, accogliendo rifugiati e perseguitati, aiutando quanti erano nel bisogno”. 

San Giovanni XXIII è raccontato dal Cardinale Bertone con l’entusiasmo del giovane seminarista. Ma di Giovanni XXIII, il Cardinale ricorda soprattutto le opere: “I primi gesti di Giovanni XXIII furono straordinari: nel suo primo Natale da Papa fece visita all’Ospedale Bambino Gesù e il 26 dicembre 1958 fece visita al Carcere di Regina Coeli. Si pensi che adesso la visita ai carcerati è diventata un luogo comune, una normalità in qualche modo, ma allora, vedere il Papa andare dai carcerati e ascoltare le parole a loro rivolte, era stupefacente”. Nel libro il Cardinale Bertone ricorda il merito e anche l’onore di Giovanni XXIII di inaugurare a Roma il Tempio dedicato a don Bosco a Cinecittà e portare l’urna del Santo a San Pietro.

Quando Giovanni XXIII si spostava per la città – racconta anche l’ex Segretario di Stato - come studenti noi andavamo a sentirlo. Una volta, mentre andavo a piedi da Via Marsala, che si trova davanti alla Stazione Termini, fino al Vaticano (allora come studenti risparmiavamo quelle poche lire dei tram per prendere qualche bibita) vidi tanta gente a Piazza della Cancelleria e dintorni e chiesi: “Come mai c’è tanta gente?”. Mi fu risposto: “È venuto il Papa a visitare il Cardinale Micara”. Quando il Papa uscì dal Palazzo ci fu un applauso scrosciante. Tutti si avvicinavano a lui e il Papa dovette andare con la macchina scoperta da Piazza della Cancelleria fino a San Pietro. Rendiamoci conto che erano gli anni ’60”. 

Ma ciò che provocò il maggior stupore in tutta la Chiesa e nel cuore del Cardinale Bertone , avvenne a pochi mesi dall’elezione, il 25 gennaio 1959, quando Giovanni XXIII annunciò ai Cardinali riuniti nella Basilica di San Paolo fuori le mura, l’idea di convocare un Concilio Ecumenico in Vaticano. “Una giornata epocale fu, nella storia della Chiesa –scrive il Cardinale - ma anche nella mia vita personale, l’ 11 ottobre 1962, giorno dell’inaugurazione del Concilio Vaticano II”.

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