Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, il lavoro in tempo di pandemia

La 14esima plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori si è tenuta dal 16 al 18 settembre. Una occasione per guardare al passato e puntare al futuro

Un momento della plenaria del 16-18 settembre
Foto: Twitter PCPM
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Tre gruppi di lavoro, una pandemia a complicare le cose, ma anche la necessità di andare avanti nel lavoro di consulenza e di affiancamento delle Conferenze Episcopali per contrastare la piaga degli abusi: la Pontificia Commissione per la Protezione dei minori ha tenuto (parzialmente online e parzialmente in presenza) la sua plenaria dal 16 al 18 settembre.

È una plenaria che deve tenere in considerazione che il lavoro della Commissione è necessariamente colpito: a causa della pandemia, non è possibile viaggiare facilmente, è difficile andare in tutto il mondo a fare le conferenze, a spiegare alle conferenze episcopali in che modo implementare i suggerimenti vaticani per contrastare la lotta agli abusi.

Così, i membri della commissione hanno cominciato a valutare se parte delle loro attività di formazione potessero fatte online, e quale sarebbe stato l’impatto. Ma si è anche ragionato su come il lockdown e la quarantena abbia avuto impatto sui minori e li abbia resi più vulnerabili.

Creata da Papa Francesco nel marzo 2014 per proporre le iniziative più opportune per la protezione di tutti i minori e gli adulti vulnerabili e per promuovere la responsabilità locale nelle Chiese particolari, la commissione è ora divisa in tre sottogruppi: dialogo con vittime e sopravvissuti, educazione e formazione, linee guida e norme per la promozione della tutela.

Come hanno lavorato i gruppi di lavoro? Working with survivors ha tenuto un numero di incontri virtuali con quanti sono stati abusati da membri della loro stessa famiglia e professionisti, e ora sta indirizzando i suoi sforzi nell’incorporare questo lavoro in una serie di webinar e seminari sul ministero esercitato verso quelli che sono stati abusati a seconda dei vari contesti culturali.

Più difficile è stato il lavoro del Local Survivor Advisory Panel, un progetto pilota che non ha potuto svilupparsi a dovere a causa della pandemia. Uno dei risultati, specifica un comunicato della Commissione, è stato quello di “dare l’impulso in Brasile alla creazione di un ufficio per aiutare Commissione Speciale di Tutela ad implementare la Vos Estis Lus Mundi.

Infine, il gruppo di laovro su Educazione e Formazione ha invece studiato i rusltati della serie di webinar Salvaguardare i bambini e le persone vulnerabili durante il COVID 19”. La serie è stata frutto di una collaborazione con l’Unione Internazionale Superiori Generali, il Centro per la Protezione dei Bambini e il Telefono Azzurro.

L’Unione di Superiori Religiosi e quella delle Superiori Religiose ha anche creato una commissione congiunta per “La Cura e la Protezione”. È un passo molto apprezzato dalla Pontificia Commissione per i Minori.

C’è stato anche un altro seminario su “Promuovere e proteggere la dignità delle persone nelle accuse di abusi di minori o adulti vulnerabili: bilanciare la confidenzialità, la trasparenza e la responsabilità”. Il seminario è stato organizzato dal gruppo di lavoro Safeguarding Guidelines and Norms, ed ha visto la collaborazione di officiali di diversi dicasteri vaticani e gli esperti di differenti discipline canoniche da tutto il mondo. Gli studi saranno poi pubblicati in Periodica, la rivista di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana.

Altro punto di discussione della plenaria, il vademecum che la Congregazione della Dottrina della Fede ha diffuso lo scorso 16 luglio e che specifica come comportarsi in casi di abuso. I membri della commissione hanno anche valutato come meglio aiutare Chiese locali ed istituti religiosi ad implementare le indicazioni del vademecum.

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