Predica di Quaresima. Cantalamessa commenta San Paolo: “La carità è radice di tutto”

Predica di Quaresima, Padre Raniero Cantalamessa
Foto: Vatican Media, ACI Group
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Padre Raniero Cantalamessa, nella seconda predica di Quaresima nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, si concentra sulla carità, intesa come “forma di tutte le virtù”, che si traduce in amore, gioia, pace. Alla presenza di Papa Francesco e della Curia Romana, il predicatore della Casa Pontificia prosegue la riflessione sul tema: “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo, La santità cristiana nella parenesi paolina”, soffermandosi sul senso dell’amore cristiano.

Secondo quanto diffuso dal portale Vatican News, Cantalamessa , partendo dalla Lettera di San Paolo ai Romani, commenta: “Possiamo parlare di un’intuizione paolina, a riguardo della carità; consiste nel rivelare, dietro l’universo visibile ed esteriore della carità, fatto di opere e di parole, un altro universo tutto interiore, che è, nei confronti del primo, ciò che è l’anima per il corpo”.

Poi il cappuccino avvisa: “La carità ipocrita è proprio quella che fa del bene, senza voler bene, che mostra all’esterno qualcosa che non ha un corrispettivo nel cuore. In questo caso, si ha una parvenza di carità, che può, al limite, nascondere egoismo, ricerca di sé, strumentalizzazione del fratello, o anche semplice rimorso di coscienza”. “San Paolo – dice il predicatore - vuole che i cristiani siano radicati e fondati nella carità, cioè che la carità sia la radice e il fondamento di tutto”.

L’Apostolo Paolo mostra poi come l’amore sincero debba tradursi in atto nelle situazioni di vita della comunità. “Quella cristiana di Roma è – osserva padre Cantalamessa - una minuscola isola nel mare ostile della società pagana: sappiamo quanto, in simili circostanze, sia forte la tentazione di chiudersi in se stessi, sviluppando il sentimento elitario e arcigno di una minoranza di salvati in un mondo di perduti”.

Per quanto riguarda i rapporti all’interno della comunità, San Paolo fornisce tre criteri: seguire la propria coscienza, rispettare la coscienza altrui e astenersi dal giudicare il fratello, evitare di dare scandalo. A questi, se ne aggiunge un altro “universale e assoluto, quello della signoria di Cristo”.

 

 

 

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