Predica di Quaresima. Cantalamessa: "Gesù comunica, dona, regala a noi la sua santità"

"Proviamo oggi stesso a domandarci davanti ad una situazione: qual è la cosa che in questo momento farebbe piacere a Gesù?

Padre Raniero Cantalamessa
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Si è svolta questa mattina in Aula Paolo VI la seconda meditazione della Quaresima tenuta alla Curia Romana dal predicatore della Casa Pontificia, Padre Raniero Cantalamessa, sul tema “Voi chi dite che io sia?”. Assente Papa Francesco, in volo verso l'Iraq. Il Predicatore chiede a tutti di recitare un'Ave Maria per il viaggio del Pontefice.

"Esiste un pericolo mortale per la Chiesa ed è quello di vivere come se Cristo non esistesse, 'etsi Christus non daretur'. E' il presupposto in cui il mondo parla tutto il tempo della Chiesa. Di essa interessa la sua storia, l'organizzazione, i fatti, o più spesso i pettegolezzi. A stento si trova nominata la persona di Gesù su tutti gli articoli - dice il Predicatore introducendo la meditazione di oggi - A questo si aggiunge un fatto oggettivo: Cristo non entra in nessuno dei tre grandi dialoghi che oggi occupano i rapporti tra Chiesa e mondo. Per esempio in quello della fede e filosofia. Non entra nel dialogo della scienza, non entra neppure nel dialogo interreligioso. Anche noi corriamo il pericolo di comportarci come se Cristo non esistesse. Mi hanno fortemente colpito le parole del Papa nell'udienza del 25 novembre scorso e si capiva dal tono che questa cosa lo toccava, diceva troviamo qui quattro caratteristiche della vita ecclesiale, l'ascolto degli apostoli, la custodia della comunione reciproca, la frazione del pane, la preghiera. Esse ci ricordano che l'esistenza della Chiesa ha senso se resta saldamente unita a Cristo. E' il modo di unirci noi a Cristo. Tutto ciò che cresce fuori da queste coordinate è privo di fondamento. Tutto questo ha fatto nascere in me il desiderio di concentrarmi sulla figura di Gesù".

"Qui si parlerà solo di Gesù, come se esistesse solo Lui - sottolinea il Cardinale Raniero Cantalamessa - Lo possiamo fare perchè non siamo costretti ad occuparci anche di altro. Guai a non farlo mai. Dalla mia esperienza in tv ho imparato che esistono vari modi di inquadrare un oggetto, c'è il totale in cui si inquadra chi parla e chi lo circonda, poi c'è il primo piano e il primissimo piano. In queste meditazioni faremo dei primissini piani sulla persona di Gesù Cristo. Un intento sprituale. Gesù Cristo divenga sempre più il Signore della nostra vita, fino a sentirci conquistati da Cristo".

"Che posto occupa Gesù Cristo nella mia vita? - si domanda il predicatore -Di quale Cristo intendiamo parlare? Il Cristo degli storici, dei poeti, esiste anche il Cristo degli atei... noi seguiamo Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Uno e medesimo Cristo. Il dogma cristologico non vuole essere una sintesi di tutti i dati biblici. La Chiesa crede e predica di Cristo tutto ciò che il nuovo testamento predica di Lui. Tutto ciò che si dice di Cristo deve rispettare quel dato che Egli è Dio e uomo nella stessa persona. Leggere la Chiesa in un modo sempre nuovo e sempre antico".

"La perfetta umanità di Cristo", questo è il tema della meditazione di oggi. "Una volta messo al sicuro il dato dogmatico e ontologico della perfetta umanità di Cristo, oggi noi possiamo tornare a valorizzare questo dato biblico primario. Dobbiamo farlo anche per un altro motivo. Nessuno oggi nega che Gesù sia stato un uomo, come facevano i docetisti e gli altri negatori della piena umanità di Cristo. Si assiste anzi a un fenomeno strano e inquietante: la vera umanità di Cristo viene affermata in tacita alternativa alla sua divinità, come una specie di contrappeso.", continua il Cardinale nella sua lunga meditazione.

"Gesù è la santità di Dio, non è l'uomo che somiglia a tutti gli altri, è l'uomo a cui tutti gli altri devono somigliare. Gesù è la misura di tutte le cose. Nessuno nega oggi che Gesù fosse stato un uomo. E' una corsa generale a chi si spinge più avanti nell'affermare la piena umanità di Cristo. Perfino la possibilità di sbagliare. Gesù vero uomo è diventata quasi una verità scontata. Una verità pericolosa. Dedichiamo dunque questo tempo a contemplare la santità di Gesù Cristo", suggerisce il Predicatore.

"La santità di Gesù non è un principio astratto, è una santità reale, vissuta, nelle situazioni concrete della vita. Le Beatitudini sono l'autoritratto di Gesù. Egli insegna quello che fa. Accanto a questo elemento positivo di perdono, di amore, c'è anche un 'elemento negativo', perchè parla dell'assenza di ogni peccato. La coscienza di Gesù è un cristallo trasparente. Sempre la tranquilla certezza di essere nella verità e nel giusto. Nessuno ha mai osato dire questo di sè. Questo trasuda da ogni riga. La resurrezione di Cristo dimostra che era la pura verità", dice ancora il Cardinale.

"Ma veniamo all'aspetto più pratico della santità di Cristo. Qui ci viene incontro una buona notizia, non che Gesù è il santo di Dio ma che Gesù comunica, dona, regala a noi la sua santità. La sua santità è anche la nostra. Egli è la nostra santità. La santità cristiana prima che un dovere è un dono. Il cristianesimo comincia dicendo quello che Dio ha fatto per salvare gli uomini. E' la religione della grazia. E' ora di iniziare a vivere, a sperimentare la gioia di questo. Dobbiamo avere fede, convertitevi e credete al Vangelo", ne è convinto il Cardinale.

"Non dobbiamo rassegnarci a morire prima di avere una volta in vita fatto questo colpo di audacia, prima di aver fatto questa santa sfrontatezza, spogliarci dell'uomo vecchio e vestirci dell'uomo nuovo. Consegniamo a lui tutti i propri peccati, la propria miseria, come uno che si spoglia dai vestiti sporchi e unti e poi si riveste del manto di giustizia. Potessimo una volta farlo veramente", confida Cantalamessa.

Il Predicatore chiude la sua meditazione con un invito: "Dobbiamo poi passare all'imitazione. Non si perviene alla fede partendo dalle virtù, ma il contrario. I cristiani devono perfezionare con la loro vita la santità che hanno già ricevuto. Se proprio non vogliamo separarci senza un piccolo proposito suggerisco questo: la santità di Gesù era fare sempre la volontà del Padre. Proviamo oggi stesso a domandarci davanti ad una situzione: qual è la cosa che in questo momento farebbe piacere a Gesù? Quello che piace a Gesù sta scritto nel Vangelo e lo Spirito Santo ce lo ricorda".

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