Preghiera, testimonianza, missione. Le regole del Papa per il dialogo con gli Anglicani

Il Papa e Justin Welby
Foto: Martha Calderon ACI Group
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Dopo aver pregato insieme ieri sera nella chiesa romani dei santi Andrea e Gregorio al Celio, Papa Francesco ha incontrato nuovamente stamane l’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby, accompagnato dai Primati delle Province Anglicane.

Francesco ha ricordato il 50/mo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e il Primate Anglicano Michael Ramsay che diede il via al percorso di riavvicinamento tra Roma e la Comunione Anglicana. Un incontro quello del 1966 che - sostiene Francesco - “ha portato molto frutto. Nel condividere questi frutti pensiamo che provengono da un albero che ha le sue radici nell’incontro di 50 anni fa”.

Come procedere su questa strada? Il Papa propone tre opzioni. In primis la preghiera, poi la testimonianza. “Questi 50 anni di incontro e scambio, così come la riflessione e i testi comuni - ha osservato il Pontefice - ci raccontano di cristiani che, per fede e con fede, si sono ascoltati e hanno condiviso tempo e forze. È cresciuta la convinzione che l’ecumenismo non è mai un impoverimento, ma una ricchezza; è maturata la certezza che quanto lo Spirito ha seminato nell’altro produce un raccolto comune. Facciamo tesoro di questa eredità e sentiamoci ogni giorno chiamati a donare al mondo la testimonianza dell’amore e dell’unità tra noi”. 

Infine - conclude Papa Bergoglio - la missione: “questo è il tempo in cui il Signore ci interpella, in modo particolare, a uscire da noi stessi e dai nostri ambienti, per portare il suo amore misericordioso a un mondo assetato di pace. Aiutiamoci gli uni gli altri a mettere al centro le esigenze del Vangelo e a spenderci concretamente in questa missione”.

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