Processo Palazzo di Londra, un ulteriore rinvio

La settima udienza del processo sulla gestione di fondi della Segreteria di Stato si completerà il prossimo 28 febbraio. Una rogatoria dall’Italia per le indagini sulla diocesi di Ozieri. L’Autorità di Sorveglianza e Informazione Finanziaria si costiuisce

Processo Palazzo di Londra, una delle udienze
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Non è ancora terminata la settima udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che include dieci imputati, tra i quali il Cardinale Angelo Becciu. Sono stati intanto uniti i due tronconi dell’inchiesta, e fatti rientrare nel binario generale anche i quattro imputati stralciati per motivi di irregolarità e per i quali l’indagine era ripartita da zero. E due sono effettivamente le sostanziali novità del processo: una rogatoria internazionale per le indagini sulla diocesi di Ozieri, che ha coinvolto anche il Cardinale Becciu; e la costituzione in parte civile dell’Autorità di Sorveglianza e Informazione Finanziaria.

L’udienza sarà comunque terminata il 28 febbraio, e, se tutto andrà bene, ci sarà una ordinanza l’1 marzo, e questo, ha detto Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale Vaticano, “se e sottolineo se tutto sarà risolto”. Parole che lasciano pensare anche alla possibilità che vengano recepite alcune delle eccezioni di nullità, anche se in realtà sembra molto più plausibile che si entri nel vivo del processo appena possibile.

Al centro del processo, vale la pena ricordarlo la vicenda dell’investimento della Segreteria di Stato in un immobile di lusso a Londra. Ci sono dieci imputati () e quattro società coinvolte, e le accuse vanno anche a coprire reati diversi, facendo del processo un processo più ampio sul modo in cui venivano gestiti i fondi della Segreteria di Stato.

L’ASIF diventa dunque il quarto ente vaticano a costituirsi parte civile, dopo Segreteria di Stato, Istituto per le Opere di Religione e Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. I motivi della costituzione in parte civile, depositata lo scorso 31 gennaio, non sono stati esplicitati, perché l’intervento dell’avvocato ASIF Anita Titomanlio è stato rinviato all’udienza del prossimo 28 febbraio. In quell’udienza, ci sarà anche un altro intervento, e poi le repliche del promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, profondamente chiamato in causa nel corso di quattro ore e mezza di dibattimento intervallate da due sospensioni, di cui una particolarmente lunga.

Gli avvocati di Enrico Crasso, il broker che gestiva gli investimenti della Segreteria di Stato, del Cardinale Angelo Becciu, di monsignor Mauro Carlino, dell’ex officiale di Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi e, per la prima volta, anche di Gianlugi Torzi (per il quale è caduto il legittimo impedimento) hanno tutti opposto varie eccezioni di nullità del processo, parzialmente già affrontate in precedenza: la non disponibilità per la difesa di tutte le trascrizioni e i video degli interrogatori nonché dei documenti e dunque l’impossibilità di potersi difendere fino in fondo; il non rispetto dei criteri della legittima difesa, in particolare anche nell’arresto di Gianluigi Torzi avvenuto durante l’interrogatorio, un mandato di cattura definito nullo perché non c’è stata possibilità di impugnare la decisione del tribunale.

Tra le altre eccezioni di nullità, anche l’assenza di uno Stato di diritto, con particolare riferimento all’utilizzo dei quattro rescritti di Papa Francesco che sono intervenuti proprio sulle regole del processo, andando a modificare le norme a processo in corso. E gli avvocati hanno fatto notare che il Papa è “sovrano assoluto, ma non è assoluto il processo”. L’avvocato di monsignor Carlino ha contestato l’illegittimità della Costituzione in parte civile dello IOR, in quanto non ci può essere danno dato che lo IOR non gestiva i fondi oggetto del processo.

Non c’è stato tempo per le repliche del promotore di Giustizia Alessandro Diddi, e dell’altro avvocato Fabrizio Tirabassi e dell’avvocato del broker Mincione, che aveva gestito il palazzo di Londra all’inizio dell’investimento, e delle dichiarazioni delle parti civili, in particolare, dell’ASIF, che è la novità di questo processo.

Tutto, dunque, dipenderà dall’andamento dell’udienza del 28 febbraio. L’1 marzo, oltre all’ordinanza, il Tribunale vaticano comincerà a ragionare su un piano dei lavori del processo, e ha già chiesto di far sapere quali degli imputati si rendono disponibile ad un interrogatorio.

A margine del processo, il Cardinale Becciu, presente al processo, ha rilasciato una dichiarazione sulle perquisizioni fatte dalla procura di Sassari nella diocesi di Ozieri. Le indagini punterebbero ai fondi destinati alla Cooperativa e alla Caritas, e poi ai fondi dell’8 per mille alla diocesi.

Il Cardinale Becciu ha detto di essere “fiero e orgoglioso di aver trovato fondi per sostenere questa cooperativa che dà lavoro a 60 ragazzi e ragazze che, come li chiama il Papa, sono ‘scarti’ della società: ex drogati, ex carcerati, ragazzi con problemi di salute”. L’accusa di aver favorito la cooperativa, braccio destro della Caritas di Ozieri, è respinta dal Cardinale Becciu “con la stessa documentazione dei magistrati che è contenuta nella citazione a giudizio: loro hanno accertato che sono stati inviati alla Caritas nel 2013 100 mila euro, nel 2015 25 mila euro, nel 2018 100 mila euro. Accertano gli stessi che i 100 mila euro del 2018 sono fermi, bloccati, sono ancora nel conto della Caritas perché il vescovo deve iniziare la costruzione di una casa di servizio per i poveri che inizierà a breve. Casa che sorgerà su un terreno donato dal comune di Ozieri”.

E ancora, Becciu fa sapere che i 25 mila euro sono stati utilizzati per comprare un macchinario per panificio. I 100 mila euro del 2013, ammettono loro stessi, erano un prestito dello Ior che io avevo chiesto e che ho restituito. Li avevo inviati in attesa che arrivassero i finanziamenti della Cei, la Cooperativa mi ha già restituito 50 mila euro e 50 mila li ho lasciati in donazione per aiutare le loro opere socio caritative. Quindi alla fine sono 125 mila euro che dall’Obolo di San Pietro sono arrivati. Questi 125 mila euro sono lì, quali soldi sono arrivati ai miei familiari?”

Per quanto riguarda il fondo CEI, il Cardinale sottolinea che quello lo ha destinato “la Cei perché, a detta dello stesso economo del tempo interrogato adesso dai magistrati, il progetto era buono e da sostenere. Hanno fatto la rendicontazione e tutto è stato speso regolarmente. Io cosa c’entro? Io devo rispondere solo di quei 125 mila euro. Centomila sono ancora non spesi nel fondo della Caritas, i 25 mila sono stati usati per comprare il macchinario del panificio”.

Becciu ha detto che la Guardia di Finanza e il procuratore di Sassari “sono stati molto gentili. Hanno fatto capire che era un atto dovuto, dopo una segnalazione venuta dall’ufficio del Promotore di Giustizia del Vaticano. A distanza di sei mesi un’altra ispezione, un’altra indagine: è un’umiliazione per la diocesi e per il vescovo. Voglio manifestare tutta la mia solidarietà per il vescovo che ha patito queste umiliazioni”.

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