Quando Agostino Casaroli disse a Leonardi Sandri: "Hanno eletto Wojtyła, che coraggio!”

La "ostpolitik" di Giovanni Paolo II nella voce di due cardinali

Il cardinale Sigitas Tamkevičius mostra nell'arcivescovado di Kaunas i microfilm che diffondeva clandestinamente nella Lituania occupata dai sovietici. La foto risale al settembre 2019, prima del Concistoro del 5 ottobre 2019 in cui fu creato cardinale
Foto: AG / ACI Group
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“La sera dell’ elezione (di Giovanni Paolo II) quando ero segretario del Sostituto, ricordo la esclamazione stupita e gioiosa ripetuta dall’allora arcivescovo Agostino Casaroli: ‘ hanno eletto Wojtyła che coraggio hanno avuto, che coraggio!’”.

Sono i ricordi del cardinale Leonardo Sandri oggi Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali nel suo testo per la presentazione del volume “Giovanni Paolo II e la Chiesa cattolica in Unione Sovietica e nei paesi sorti dalla sua dissoluzione”, curato da Jan Mikrut ( Gabrielli editori).

Il Cardinale ricorda la situazione in Armenia partendo dal ricordo devastante del terremoto del 1988, e Spitak con la nascita della comunità delle Missionarie della carità di Madre Teresa, ma poi aggiunge un ricordo particolare. Una casa voluta da Giovanni Paolo II nata con il contributo della Conferenza episcopale italiana.Ancora oggi si chiama ‘Ospedale del Papa’. “  Nessuno ha mai pensato - scrive Sandri- che tali iniziative di carità fossero dei tentativi di proselitismo, ma solo manifestazione del Vangelo ed esigenza di viverlo tra fratelli, seppur distanti”.

E’ c’è poi il lavoro di Caritas Georgia “iniziato in piena Unione Sovietica che tutt’oggi vive e che assiste moltissimi fratelli e sorelle della Chiesa Ortodossa Georgiana”.

Esempi che il cardinale presenta “per dire come l’antropologia cristocentrica del Santo Pontefice non si è mai limitata ad un discorso teorico d’accademia, ma si è sempre concretizzata in passi reali: l’ Unione Sovietica non come un sistema ideologico o di pensiero, ma anzitutto come comunità di popoli, ciascuno con la propria storia e tradizione, che in nessun modo possono essere soffocati come non può esserlo l’anelito profondo del cuore di ogni uomo trascendente”.

Il cardinale ha poi ricordato il lavoro svolto al fianco di Giovanni Paolo II quando era Sostituto della Segreteria di Stato e preparava i viaggi in alcuni dei paesi usciti dal dominio sovietico.

“Penso in particolare al Kazakhstan, all’all’ Armenia e all’ Ucraina. Tanti dei testi del volume mi parlano di questioni ancora molto attuali, perché sono situazioni che accompagniamo come Congregazione per le Chiese Orientali offrendo la collaborazione dovuta alla Segreteria di Stato che ha tuttora le competenze per le provviste episcopali di tutti i paesi dell’ ex Unione Sovietica. Sono situazioni molto differenziate. Penso alla Chiesa Greco-cattolica Ucraina e all’eparchia bizantina di Mukachevo, sempre in Ucraina, uscite dalle ‘catacombe’ che hanno ritrovato la piena libertà e sono cresciute in più di trent’anni dalla ripresa della vita normale. O alla comunità bizantina in Kazakhstan, che ha visto la erezione della Amministrazione Apostolica per loro da parte di Papa Francesco nel 2019. Come San Giovanni Paolo II, continuiamo ad avere quella tensione affinché nessun fedele della Chiesa Cattolica, secondo la propria rispettiva tradizione rituale, possa essere sprovvisto di una adeguata assistenza pastorale, per esempio nella stessa Russia o in Bielorussia, sempre nel rispetto e coltivando i necessari rapporti con le Autorità delle Istituzioni ecclesiastiche e civili locali. 

Il Santo Pontefice ha lasciato un esempio chiaro in questo ambito quando ha ottenuto dal Catholicos di santa Etcmiadzin la benedizione affinché in Armenia potesse essere nominato un vescovo per i fedeli armeno cattolici nell’ Europa orientale, intendendo con questa espressione però tutti i territori dell’ ex- Unione Sovietica”.

Per parlare del volume lo scorso venerdì 18 giugno alla Pontificia università Gregoriana si è svolto un webinar. Particolarmente significativa la testimonianza del cardinale Sigitas Tamkevičiu, lituano, che ha subito il carcere e la persecuzione negli anni bui della dittatura sovietica.

Quando la Lituania fu occupata ed entrò a far parte dell’Unione Sovietica quasi tutti i vescovi furono condannati alla detenzione in carcere, ha ricordato. “Tre seminari vennero chiusi, e il numero degli studenti che potevano essere ammessi all’unico seminario di Kaunas si ridusse dai 300 seminaristi dei primi anni del dopoguerra fino ai 25 seminaristi nel 1966. I superiori del seminario, gli insegnanti e i seminaristi venivano reclutati per operare come collaboratori del KGB”.

Niente stampa, niente catechismi: “Stampavamo i libri di preghiere e la letteratura religiosa clandestinamente, rischiando la libertà”. Poi con “la benedizione del vescovo Vincentas Sladkievicius, il 19 marzo del 1972 apparve la Cronaca della Chiesa Cattolica in Lituania, nella quale si pubblicavano i fatti riguardanti la persecuzione della Chiesa. la Cronaca veniva pubblicata con enormi rischi per la libertà, e con l’aiuto dei dissidenti moscoviti veniva inviata anche in Occidente. Coloro che diffondevano la Cronaca venivano perseguitati come criminali statali”. E “Tutto il materiale della Cronaca veniva letto ogni giorno in lituano da mons. Vytautas Kazlauskas, nelle trasmissioni della Radio Vaticana. In Lituania probabilmente non ci sono mai stati tanti ascoltatori della Radio Vaticana come negli anni sovietici”. Racconta ancora il cardinale:  La situazione cambiò quando nel 1978 fu eletto Papa san Giovanni Paolo II. In uno dei suoi primi discorsi egli dichiarò che sarebbe stato la voce della “Chiesa del silenzio”.

Papa Giovanni Paolo II dedicò grandi attenzioni alla Lituania oppressa. Nel 1984 a Roma si celebrò il 500° anniversario della morte di San Casimiro. Nel 1987, in occasione dei festeggiamenti per i 600 anni del battesimo della Lituania, il Papa proclamò beato a Roma l’arcivescovo Jurgis Matulaitis, e un anno dopo il vescovo Vincentas Sladkevicius, per lungo tempo perseguitato dal governo sovietico, fu nominato cardinale.

Sulla Collina delle Croci, il Papa disse: “Innalziamoci insieme qui, sulla Montagna delle Croci, e ricordiamo tutti i figli e le figlie del vostro paese che furono condannati alla detenzione in prigione, inviati nei lager, deportati in Siberia o condannati alla pena di morte. In quel tempo, sulla vostra patria imperversava il sistema disumano della violenza generalizzata. Esso calpestava e umiliava le persone <…> Che questa montagna delle Croci annunci ciò che noi non possiamo trovare altrove, al di fuori della Croce e della Resurrezione del nostro Redentore”. Ha concluso il Cardinale Sigitas Tamkevicius.

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