Quando Igino Giordani andò ad imparare biblioteconomia negli USA

I quattro bibliotecari verso gli USA
Foto: OWL- Biblioteca Apostolica vaticana
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“Novant’anni fa, il 24 agosto 1927, quattro intrepidi bibliotecari, due catalogatori e due aspiranti catalogatori della Biblioteca Apostolica Vaticana, s’imbarcarono per gli Stati Uniti sulla nave “Paris”, a Le Havre. Raggiunsero New York il 31, lì si divisero per le rispettive destinazioni dove avrebbero appreso le più moderne tecniche catalografiche in uso negli Stati Uniti”.

La memoria viene dalle pagine del secondo numero di OWL il bollettino della Biblioteca Apostolica Vaticana. Uno dei quattro era il giovane Igino Giordani che insieme a Gerardo Bruni aveva la promessa di essere assunto dalla Biblioteca completata la preparazione.

I due religiosi erano Enrico Benedetti e Carmelo Scalia che trascorsero un semestre alla Library of Congress, per lavorare soprattutto sulla soggettazione, la cui normativa in America era in viadi elaborazione. I quattro studiarono le aree meno esplorate Oltreoceano: la teologia,la liturgia, i testi biblici, ecc.

Giordani e Scalia rimasero per due semestri ad Ann Arbor, Michigan, e alla Columbia University di New York.

Come racconta OWL “la spedizione rientrava in un progetto proposto alla Vaticana dal Carnegie Endowment for International Peace, attraverso William Warner Bishop bibliotecario all’Università di Ann Arbor. Si trattava di tre distinte iniziative di natura catalografica riguardanti tutto il patrimonio librario della Biblioteca: manoscritti, incunaboli e stampati in genere. I quattro si sarebbero occupati di questi ultimi, reimpostando il codice catalografico e producendo descrizioni bibliografiche adeguate per tutte le collezioni, che si erano notevolmente accresciute negli ultimi decenni. In quegli anni alla Vaticana erano infatti giunte le grandi raccolte Barberini (1902; 36.000 volumi a stampa), Chigi (1923; 30.000 stampati) e Ferrajoli (1926; 40.000 volumi circa).

Per i manoscritti Bishop pensò a un indice inventariale, la cui normativa fu preparata in Biblioteca; per realizzarlo vennero ingaggiati alcuni studiosi e molte giovani paleografe che vi lavorarono dal 1928 al 1945, realizzando una parte del complesso lavoro di identificazione delle opere, degli autori, del periodo di realizzazione dei manufatti. Per gli incunaboli vennero studiate opportune regole con l’assistenza del noto incunabolista svedese Isak Collijn (1875-1949).

Tommaso Accurti (1862- 1946) vi lavorò con alcuni assistenti. L’impresa non poté essere completata nel periodo di collaborazione con il Carnegie Endowment, ma solo diversi decenni più tardi, con il contributo di un altro americano, William Sheehan, C.S.B. I quattro tornarono in patria pieni d’entusiasmo, iniziando subito ad applicare quanto appreso, insieme a esperti catalogatori americani che trascorsero qualche tempo a Roma nella primavera del 1928 per intraprendere la catalogazione degli stampati. Ci si rese presto conto che le regole americane del 1908 come anche quelle italiane pubblicate nel 1922  non erano sufficienti a coprire le necessità della Vaticana.

Si lavorò sulla redazione di una nuova normativa, più adatta a rispondere ai bisogni dell’Istituzione. Nel 1931 vennero pubblicate le Norme per il catalogo degli stampati, che ebbero altre due edizioni (1939 e 1949); per molto tempo a queste si fece riferimento per la catalogazione delle opere a stampa, fino a quando, negli anni Ottanta, si tornò a rivolgersi (per poi applicarle), alle regole americane, anzi anglo-americane, le Anglo-American cataloging rules, mantenendo per alcune peculiarità del sistema vaticano.

L’esperienza americana fu particolarmente positiva, anche perché costrinse a volgere lo sguardo più lontano e a vedere le cose da altri punti di vista; si riorganizzarono gli spazi, sia quelli dedicati al pubblico che quelli per i servizi. Le iniziative della Biblioteca di quel periodo furono un modello di riferimento per molte altre istituzioni in Europa, che venivano alla Vaticana per osservare le sue realizzazioni, come i nuovi depositi con le scaffalature metalliche arrivate dal New Jersey o il catalogo a schede mobili in cassetti metallici, come quello allora in uso alla Library of Congress. Le schede cartacee continuarono ad essere prodotte fino all’avvento del catalogo informatizzato, la cui compilazione fu intrapresa nel 1985.

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