Quando la società rifiuta Dio diviene disumana. XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Cristo Pantocratore
Foto: Pubblico dominio
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Nella seconda lettura della Santa Messa di questa domenica ci viene descritta la vita della comunità cristiana. Essa cresce e diventa sempre più famiglia di Dio se si lascia guidare dalla presenza dello Spirito Santo. Con quest’anima divina i cristiani  sono in grado di crescere nella fede, di vivere nella carità, di essere fortificati nella speranza. Soprattutto, l’uomo è in grado di conoscere il destino che Dio gli ha riservato e che ci è pienamente rivelato da Cristo.

“Dio nessuno lo ha mai visto” dichiara l’evangelista Giovanni, tuttavia noi di Dio sappiamo quello che appare dal Volto di Cristo. Gesù Cristo è la Parola, il pensiero del Padre, è il progetto che Dio ha sul mondo e sulla storia. E Lui e solo Lui è in grado di aiutarci a comprendere qual è il cammino che l’ umanità è chiamata a compiere per accedere al suo destino di gloria.

Noi accogliendo la sua Parola e mettendola in pratica impariamo a vivere nel mondo. Il cristiano come Cristo vive delle cose penultime ma crede nelle ultime… cammina nel tempo ma è destinatario dell’eternità.  In Cristo, vero Dio e vero Uomo, il tempo e l’eternità, il divino e l’umano, il mortale e l’immortale si uniscono. Cristo, dunque, ci rivela la piena rivelazione della vocazione dell’uomo: divenire figli di Dio e partecipi della sua stessa vita divina. Tale vocazione si vive nella storia mettendo in pratica il precetto dell’amore, perché Dio ama, salva e porta a compimento la storia.

Da Gesù impariamo anche come comportarci con Cesare, cioè il potere politico. Cristo accetta l’esistenza dei regni di questo mondo, ma nello stesso tempo è critico nei loro riguardi. In altre parole, Gesù non pone Dio e Cesare sullo stesso piano, perchè la preoccupazione di Cristo è quella prima di tutto di salvaguardare, in ogni situazione, anche nella politica, i diritti di Dio. Cesare è Cesare, ma non è Dio.

Certo ci sono anche i diritti dello Stato, che si trasformano in doveri di coscienza quando questi rimangono nel proprio ambito. Per questo motivo i cristiani pregano per coloro che sono costituiti in autorità, dal momento che si assumono grandi responsabilità. E’ però necessario precisare che lo Stato non può erigersi a valore assoluto. Nessun potere politico, qualunque esso sia, può arrogarsi diritti che competono solo a Dio, può assorbire tutto il cuore dell’uomo, può sostituirsi alla coscienza. Quando lo Stato ha preteso di “farsi Dio” l’uomo è stato umiliato, sacrificato, distrutto nella sua dignità.

Con la sua vita e le sue parole, Gesù non ha fatto altro che affermare questa totale dipendenza dell’uomo da Dio. Creato a immagine e somiglianza di Dio l’uomo è chiamata a partecipare della stessa vita divina e poiché la sua destinazione è Dio , Egli merita un rispetto assoluto.

Dare a Dio quello che è di Dio significa, allora, comprendere e vivere l’assoluto di Dio, per cui ogni situazione - compresa quella politica - è giudicata alla sua luce.  Il servizio a Cesare è sempre settoriale o parziale. Invece, dare a Dio quelle che è di Dio comporta da parte dell’uomo l’adorazione e la lode, l’obbedienza e la dedizione al proprio Creatore. Quando la società rifiuta Dio diviene disumana perché una simile scelta porta l’uomo a separarsi dalla sua radice originaria e a rinnegare la propria natura . E questa porta a dimenticare che la vita delle persone fin dal suo concepimento appartiene; è del Signore la famiglia, che ha santificato a Nazareth, fondata su un matrimonio indissolubile; è del Signore la coscienza, la quale deve essere formata perché sia luce capace di illuminare il cammino della vita.

 Chi rivela questa grandiosa vocazione dell’uomo è Cristo. E’ Lui il Principio e la Fine dell’intera rivelazione.

 

 

Ti potrebbe interessare