Quelle note diplomatiche passate da Pio X e Benedetto XV con gli appunti di Pacelli

Pacelli e Merry del Val
Foto: Wikipedia
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Quando c’è un passaggio di Pontificato c’è anche un passaggio di documenti e di memorandum che raccontano parte della storia della Chiesa in diverse parti del mondo.

Quando il 20 agosto del 1914 Papa Pio X, poi dichiarato santo, morì, la Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari, che equivale oggi alla Prima Sezione della Segreteria di Stato appronta delle Relazioni per il suo successore. Benedetto XV viene eletto il 3 settembre successivo e trova sulla scrivania un corposo documento che è anche la fotografia dei rapporti non facili della Santa Sede con il resto del mondo in un momento in cui, non avendo uno Stato, le relazioni diplomatiche non sempre riescono a sostenere la vita della Chiesa in paesi con situazioni politiche complesse.

Questi testi sono stati pubblicati oggi grazie all’impegno di due storici, Roberto Regoli e Paolo Valvo e alle Studium edizioni. “ Tra Pio X e Benedetto XV. La diplomazia pontificia in Europa e America Latina nel 1914” è un volume che interessa non solo gli esperti della materia. Ne abbiamo già parlato, ma rileggere le note è interesante nel giorno in cui Papa Francesco riceve il Corpo Diplomatico. 

Oltre alla pubblicazione integrale dei testi delle relazioni, operazione non facile visto il carattere di “appunti” del testo con note e correzioni, i saggi introduttivi presentano aspetti davvero interessanti.

Si ritrovano i nomi di Segretari di Stato come Rafael Merry del Val e Domenico Ferrata che si danno in cambio con il cambio del Papa, e soprattutto quello di Eugenio Pacelli che fu l’ultimo revisore delle relazioni come si riconosce dalle note nella sua inconfondibile calligrafia.

Gli autori ricordano che tra il 1903 e il 1914 diminuiscono le relazioni bilaterali, e Pio X deve gestire l’isolamento politico della Santa Sede. La questione romana non è la sola ferita da affrontare. In Francia le relazioni diplomatiche si sono addirittura interrotte per un periodo. Ma la Santa Sede guarda bel oltre l’Europa. L’ America Latina diventa così uno dei teatri diplomatici più interessanti. E lo dimostra ampiamente il fatto che nelle relazioni ben 12 sono i paesi del sub continente di cui si parla, mentre solo 6 gli europei. Niente Asia o Africa ma del resto ancora il mondo è coloniale.

Nel saggio introduttivo di Roberto Regoli che si occupa della parte europea si fa riferimento anche alle iniziative diplomatiche passate e alle note del 1903. Le questioni in gioco sono le stesse, ma cambiano le valutazioni politico ecclesiastiche, perché è cambiato lo scenario politico.

Regoli ricorda la specificità della diplomazia pontificia che non ha interessi territoriali, ma solo spirituali e riporta una frase del cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di Papa Pio VII: “ Il problema che noi dobbiamo risolvere non è quello di evitare ogni sorta di male, ma di saper trovare il modo di soffrire il meno possibile.”

Certo non si riesce sempre. Non si possono più fare accordi con “le dinastie” perché ormai esistono gli Stati in forme diverse. E questo è particolarmente evidente in America Latina come spiega Paolo Valvo. Nel suo saggio il panorama della situazione è dettagliato ed emerge che in diversi casi il “nemico” da affrontare è il “giurisdizionalismo”. Una eredità del  “patronato della corona”  che legava la Chiesa alle nazioni coloniali e che diventa all’inizio del ‘900 una realtà diffusa che limita la libertà del clero. Gli Stati rivendicano il “patronato” come attributo di sovranità. Ecco la sfida. Insieme ad una questione pastorale gravissima della “pessima condotta del clero” e della “conseguente perdita della fede e della morale nel popolo.”

Il volume è occasione per rileggere l’attenzione e la cura dei Pontefici per i fedeli di tutto il mondo, ricordando anche encicliche come “Lacrimabili statu Indorum” del 7 giugno del 1912 di Papa Pio X che intendeva «sollevare le sorti di quegl’infelici indigenti, sottoposti finora a traffici inumani e crudeli sevizie da parte dei commercianti anche europei».

Le situazioni sono chiare ai Pontefici. Anche riguardo al comportamento del personale diplomatico se un documento del 1903, ispirato da Pio X, riporta:” «I Rappresentanti Pontificii devono essere ecclesiastici di condotta non solamente morale, ma esemplarmente ecclesiastica. È tempo di finirla con i diplomatici di salone, che hanno poco o nulla di ecclesiastico, sono spesso occasione di ciarle malevole e dànno una triste idea della diplomazia Pontificia; il Rappresentante Pontificio è prima ecclesiastico e poi diplomatico ».

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