Relazioni ebraico – cattoliche, in arrivo un documento interreligioso sul fine vita

L'incontro tra Papa Francesco e il bilaterale della Commissione della S. Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo e il Gran Rabbinato d’Israele, 19 novembre 2018
Foto: Patriarcato Latino di Gerusalemme / Vatican Media
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È la preparazione di un documento interreligioso sul fine vita la principale novità emersa dalla XVI riunione della Commissione Bilaterale tra il Gran Rabbinato di Israele e la commissione della Santa Sede per i rapporti con l’Ebraismo.

L’incontro della commissione bilaterale si è tenuto tra il 18 e il 20 novembre, in occasione della Giornata Universale del Bambino indetta dall’ONU, e per questo le riflessioni si sono dedicate “al tema della dignità umana, con speciale riferimento ai bambini”, si legge nel comunicato finale della commissione.

E proprio nel comunicato finale si legge che Papa Francesco “ha appreso con soddisfazione che è in preparazione un documento interreligioso in materia di fine vita, con riferimento particolare al pericolo di legalizzare l’eutanasia e il suicidio medico assistito, anziché garantire le cure palliative e il rispetto completo della vita che è dono di Dio”.

La Commissione Bilaterale tra il Gran Rabbinato di Israele e la Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo è stata stabilita nel 2003, come conseguenza della visita di San Giovanni Paolo II nel Paese. Il dialogo ha avuto luogo ogni anno, alternativamente a Roma e a Gerusalemme. In questi incontri, non si parla mai di temi dottrinali o di fede, perché entrambe le parti riconoscono che ci sono dei punti che non possono essere superati in maniera comune, ma si discutono temi di preoccupazione comune, e tra questi – appunto – la bioetica, i problemi ambientali, ma anche la tolleranza religiosa e la violenza.

La presenza della commissione bilaterale ha anche contribuito ad elevare i rapporti diplomatici tra Santa Sede e Israele, perché ha fornito una simmetria teologica necessaria per le relazioni diplomatiche formali.

Quest’anno, la delegazione cattolica era guidata dal Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale, mentre quella del Gran Rabbinato dal rabbino Rasson Arusi.

Si legge nel comunicato congiunto che “la Commissione ha apprezzato i significativi progressi nella società moderna riguardo al tema dei diritti umani, che hanno trovato espressione nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e, in particolare, nella Convenzione del 1989 sui Diritti del Bambino”.

La commissione ha sottolineato che i “principi di inviolabilità della vita umana e dell’inalienabile dignità umana della persona trovano piena espressione nella relazione tra l’individuo e il divino e tra l’individuo e il suo prossimo”; e questa relazione va realizzata in società, considerando che le religioni hanno “uno speciale dovere verso i membri più deboli delle nostre comunità, e in particolare verso i bambini”.

Si è discusso – dunque – sull’importanza di “chiarire il fondamento etico” dei principi dei diritti umani, e si è sottolineato che “il rispetto della dignità personale dei bambini deve inoltre esprimersi con l’offrire loro un’ampia serie di stimoli e strumenti per sviluppare le loro capacità di riflessione e di azione”, perché i bambini non si sentano solo “oggetto di attenzione appropriata e amorevole”, ma piuttosto che 2vengano impegnati attivamente”, e per farlo si devono “coltivare relazioni d’amore autentico e stabile, e garantire nutrimento adatto, salute e protezione, così pure la necessaria educazione religiosa e scolastica, l’insegnamento informale e la coltivazione della creatività”.

Le due parti hanno quindi sottolineato la “speciale responsabilità” nei confronti dei bambini della società in generale, e di genitori, insegnanti e guide religiose, tutti chiamati a garantire la libertà dei bambini, ma allo stesso tempo a garantire “protezione e guida prudente”.

Entrambe le parti hanno concordato che, perché i bambini abbiano un sano sviluppo spirituale, è “importante renderli familiari con il patrimonio biblico che gli ebrei e i cristiani condividono”, sottolineando il “dovere di studiare nelle rispettive comunità” i testi delle Sacre Scritture comuni, ma anche l’insegnamento della Nostra Aetate, il documento del Concilio Vaticano II sul dialogo con le religioni non cristiane, e i successivi documenti in materia di relazioni ebraico cristiane.

Papa Francesco ha incontrato i membri della commissione bilaterale in udienza privata il 18 novembre. Il Papa ha detto loro: “Noi siamo fratelli e figli di un Unico Dio, dobbiamo lavorare insieme per la pace, la mano nella mano”.

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