Roma incontra Papa Francesco. “No ad una diocesi funzionalista e clericalizzata”

Papa Francesco e il Cardinale Vicario Angelo De Donatis
Foto: Vatican Media
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La diocesi di Roma incontra il suo Vescovo. Papa Francesco, giunto nella Basilica di San Giovanni in Laterano, conclude il cammino avviato dalle parrocchie e dalle altre realtà ecclesiali nel corso dell’anno pastorale, incentrato dapprima sui temi del “fare memoria” e della “riconciliazione”. Un momento di preghiera, la lettura di un testo biblico, poi alcune testimonianze, quindi l’intervento del Pontefice interamente a braccio.

All’appuntamento partecipano il cardinale vicario Angelo De Donatis, i vescovi ausiliari, i sacerdoti, i religiosi e le religiose e centinaia di laici provenienti dalle parrocchie e dalle altre realtà ecclesiali della diocesi di Roma, nonché i rappresentanti delle aggregazioni ecclesiali, delle cappellanie e delle scuole cattoliche della città.

Un parroco della Diocesi di Roma, come rappresentante, racconta al Papa i risultati di quest’anno appena trascorso insieme: dedicato alla memoria, non alla cronaca, ma ad un vero esercizio di fede, gli anni del dopo Concilio, anni in cui è emersa la carica innovativa del Concilio, ma anche tutta la ricchezza della Chiesa di Roma. Dalla riforma liturgica, alla catechesi, alla disponibilità e maturità del laicato. Anni in cui si respirava aria nuova e entusiasmo. Per l’altro tema trattato in quest’anno dalla Diocesi di Roma, la riconciliazione, ci sono stati momenti molto belli e vivi dopo la liturgia penitenziale. Ma in che misura incide tutto questo nella vita delle comunità? La diocesi di Roma risulta essere “in piena crisi di fede”: calo dei battesimi, della partecipazione al catechismo, alle attività. Come reagisce un pastore davanti a tutto questo?

Francesco nel suo discorso prova a rispondere alle testimonianze dei vari rappresentanti della sua Diocesi oggi riunita: “La prima tentazione che può venire dopo aver ascoltato le difficoltà è risistemare la diocesi e la città, mettere tutto a suo posto. Mettere ordine e per questo serve a guardarci noi, tornare a guardarci dentro. Si le cose saranno risistemate e noi avremo messo a posto il museo, il museo ecclesiastico della città. Questo significa addomesticare le cose, anche il cuore della gente. Questo sarebbe il peccato più grande: l’istinto mondano anche evangelico. Non si tratta di risistemare”.

“Noi non possiamo fare qualcosa di buono e di evangelico se abbiamo paura dello squilibrio – dice il Papa a braccio - Dobbiamo prendere lo squilibrio con le mani. Il Vangelo è una dottrina squilibrata, prendete le Beatitudini! Gli apostoli si sono innervositi quando quella folla al tramonto continuava a stare lì con Gesù, guardavano l’orologio, dovevano mangiare e hanno cercato la forma per congedarli dal Signore. Perché nel deserto dovevano comprarsi da mangiare. Questo è clericalismo, un bell’equilibrio per sistemare le cose”.

Sistemando le cose avremo una bella Diocesi funzionalizzata: clericalismo e funzionalismo – continua Francesco nel suo discorso alla Diocesi di Roma che lo ascolta in assoluto silenzio - Sto pensando ad una Diocesi che ha tutto funzionalizzato, quella Diocesi oggi non voglio nominarla per carità, ma ha più dipendenti del Vaticano, quella diocesi si allontana sempre di più da Gesù Cristo. Siamo caduti in una nuova colonizzazione ideologica che cerca di convincere che il Vangelo è una dottrina e non un annuncio. Chiediamo al Signore la grazia di non cadere in una diocesi funzionalista”.

“Cosa chiede la gente al Signore? – si domanda il Papa - È un grido che spesso dimentichiamo perché abbiamo smesso di abitare con il cuore, abitiamo con la curiosità”.

Dopo la lettura del brano evangelico, il Papa sottolinea: “Quando il Signore vuole convertire la sua Chiesa, fa sempre così: prende il più piccolo e lo mette al centro. Invitando tutti a farsi piccoli e umiliarsi. L’umiltà nasce e cresce con le umiliazioni. Guai a chi guarda dall’alto in basso e disprezza i piccoli”.

Dopo l’umiltà per Francesco c’è il disinteresse: “Siamo preoccupati delle nostre strutture parrocchiali, di quello che la gente dirà se ci occupiamo dei rom o dei migranti. Il disinteresse per se stessi è la condizione necessaria per essere pieni di interesse per Dio e per gli altri. Tanti lasciano di essere pastori per diventare pettinatori di pecore”.

“L’ultimo tratto del cuore per ascoltare il grido della gente è aver sperimentato le Beatitudini – dice Francesco – Le Beatitudini sono un messaggio cristiano, ma anche umano". Il Papa si sofferma poi sulle parole mitezza e tenerezza. Le Beatitudini per il Papa "sono il piatto forte" da offrire al popolo. Infine, Francesco chiede a tutti di riprendere in mano l'"Evangelii Gaudium" e di soffermarsi in particolare sul secondo capitolo. L'ultima raccomandazione di Francesco prima di congedarsi: "No alla xenofobia". 

Il Direttore ad Interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, attraverso un tweet, fa sapere che Papa Francesco, nella Sacrestia della Basilica di San Giovanni in Laterano, ha incontrato la famiglia rom del quartiere romano di Casal Bruciato, vittima nei giorni scorsi, di minacce e insulti razzisti. “Con questo gesto – riporta Gisotti- il Papa ha voluto esprimere vicinanza e solidarietà a questa famiglia e la più netta condanna di ogni forma di odio e violenza”.

 

 

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