Salesiani, il rettor maggiore Fernandez Artime: “Puntiamo alla cultura per tutti”

La missione per i giovani dei figli di don Bosco si sviluppa anche nelle università. Con una scelta di campo precisa: un quarto dei posti devono essere gratuiti

La conferenza stampa di presentazione del capitolo generale dei Salesiani. Da sinistra a destra: don Giuseppe Costa, il Cardinale Cristobal Lopez, il rettore maggiore Angel Artime Roma, 23 gennaio 2020
Foto: AA / ACI Group
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È la sfida della cultura la sfida più grande per i Salesiani oggi. Una sfida che si definisce in tre domande: come operare un dialogo con un mondo che va in strade diverse da quella cattolica, come fornire servizi pubblici di qualità, come formare politici di qualità. Una vocazione che viene delineata dal Rettor Maggiore dei Salesiani Angel Fernandez Artime, parlando con ACI Stampa al termine della conferenza stampa di presentazione del capitolo dei figli di don Bosco.

“Una scelta prioritaria – ha spiegato padre Fernandez – è stata quella di andare lì nei posti di missionarietà, e in particolare verso i popoli indigeni che non sono priorità per nessuno. Siamo presenti in Amazzonia presso 63 popoli nativi. Non abbiamo lasciato nessun posto e siamo andati in altri”.

Un esempio, spiega padre Fernandez, è l’università di Campo Grande in Brasile, costruita proprio per andare incontro al popolo Xavante. E ce ne sono 100 di giovani indigeni che studiano a Campo Grande, gratuitamente.

Spiega Padre Fernandez che “la prima grande sfida è l’educazione, perché sono tanti che non arrivano ad avere una formazione elementare. Quindi, il secondo passo è quello di una formazione di qualità: abbiamo 92 istituzioni universitarie, con una media di studenti che va dalle 18 alle 25 mila unità, perché c’è bisogno “di spazi e strutture da cui far partire un dialogo con il mondo che va in altre strade”.

Al termine di sei anni da Rettor Maggiore, padre Fernandez sottolinea che la congregazione è in buona salute, e che si sono fatte anche “scelte molto coraggiose, pensando a delle scuole per i più poveri. Abbiamo deciso che, quando si apre una istituzione universitaria nei posti di missione (India, America, Africa) ci deve essere sempre un 25 per cento di studenti che studiano gratuitamente. È la quarta parte che va ai più poveri, per permettere loro di formarsi e lavorare”.

Altro dato positivo, la stabilità delle vocazioni: ci sono ogni anno 450 novizi. Durante i suoi sei anni da rettore maggiore, padre Fernadez ha visitato 100 Paesi, coprendo tutte e sette le regioni di presenza salesiana. E sottolinea che ogni posto è il più difficile, perché le sfide sono differenti. Per esempio – dice – “c’è una grande sfida nell’Europa non laica, che riguarda la necessità di non sparire come Chiesa ed avere una voce autorevole”, mentre in America Latina c’è una religiosità che “ha tanto da offrire, tanta vita di valori e di valori cristiani”.

Altra sfida per il prossimo sessennio, quello di coinvolgere maggiormente i laici: ce ne sono 500 mila che accompagnano le opere di don Bosco. E poi, la necessità di essere ovunque, anche in posti difficili. Per esempio, in Cina, dove – racconta padre Artime – “ci troviamo particolarmente dove si può lavorare come salesiani, a Macao, Hong Kong, a Taiwan, ma ci sono anche salesiani che fanno servizi professionali in istituzioni della Cina continentale, e tutti sanno che sono salesiani.

Alla conferenza stampa è intervenuto anche il Cardinale Cristobal Lopez, arcivescovo di Rabat, in Marocco. Il cardinale Lopez è stato in Paraguay, Bolivia, Spagna e Marocco, conosce tre continenti, e, parlando della sua esperienza, mette in luce come “i salesiani sono sempre stati uomini della frontiere”, e spiega che “i salesiani hanno due caratteristiche: un grande spirito di adattamento a diverse circostanze e il principio del realismo, fare quello che è possibile fare. Per noi è meglio lavorare in democrazia che nella dittatura, ma siamo riusciti a lavorare sotto la dittatura di Stroessner in Paraguay e anche sotto il regime di Morales in Bolivia”.

Padre Fernandez sottolinea che l’adattamento viene anche dal fatto che “i salesiani hanno un tema in comune con tutti i governi, ed è quello dei giovani. E la formazione dei giovani è una priorità per tutti. I vescovi africani al Sinodo chiedevano aiuto per la formazione dei giovani, nemmeno una cultura più raffinata”.

 

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