Salvare un matrimonio è possibile? Certo, perché "L'amore non si arrende"

La copertina del libro
Foto: Edizioni Ares
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I dati sono implacabili: i matrimoni diminuiscono, aumentano divorzi e separazioni. Sempre meno giovani pensano di potersi impegnare in un rapporto che implichi quella responsabilità "terribile", il "per sempre", che una scelta così importante spalanca davanti a un uomo e a una donna. 

Quando poi questo passo sia stato compiuto, dinanzi alle inevitabili difficoltà, alle numerose prove  che la vita riserva a tutti, la coppia comincia a vacillare, a mostrare le prime crepe. E a questo punto, tutti, senza aspettare o, prendere tempo, sembrano indicare agli sposi in crisi una sola via: quella della separazione. La frase di rito è quasi sempre la stessa: " tu hai diritto ad essere felice, se con lui -lei- non sei più felice, basta, dacci un taglio, vai per la tua strada". Se dovessero esserci figli, il discorso percorre la stessa via, con una variante: alla felicità e alla serenità hanno diritto i bambini, meglio sciogliere la coppia, non ci sono altro che litigi e incomprensioni. Che famiglia possono mai essere ancora?

Questa atteggiamento si amplifica, per così dire, quando ci si presenta davanti ad un avvocato. Quasi mai viene proposto un percorso di conciliazione. Nemmeno viene presa in considerazione questa possibilità.  Si parte subito con la preparazione burocratica della separazione. Alimentando spesso atteggiamenti rancorosi e vendicativi. 

È la fine del matrimonio come istituzione? O, peggio ancora, del matrimonio come scelta di vita e come struttura portante della nostra società?  No, un'alternativa esiste, una strada, non facile,  in salita, faticosa, ma capace di portare verso la conquista di un rapporto solido e fecondo, esiste.  L'ha indicata molte volte Massimiliano Fiorin, avvocato e " consulente per la riconciliazione", che nel suo nuovo saggio, dal titolo "L'amore non si arrende", con forza e con motivazioni molto concrete, tratte da incontri ed esperienze quotidiane, spiega appunto perché si possa trovare il modo per recuperare il senso dell'amore e della coppia. Se due coniugi in crisi hanno la ventura di incontrare un avvocato come Fiorin, la loro storia forse potrà avere un epilogo diverso. Ma si tratta di una situazione decisamente controcorrente.

Il saggio, a cura delle edizioni Ares, non a caso presenta come sottotitolo quello di "Introduzione alla conciliazione familiare", perché proprio di questo di tratta, come spiega con chiarezza anche Costanza Mariano nella prefazione che introduce al volume. Trovare il modo di superare gli ostacoli è possibile, anche perché le crisi spesso si aprono per piccole  incomprensioni,  su cui si innalza il cumulo di silenzi, cattiverie gratuite, frustrazioni represse, dolori covati gelosamente e mai rivelati, fino a diventare macigni che bisogna per forza far  saltare per aria. Convinti che il modo, per cambiare vita, per non soffrire più,  sia cercare nuovi "amori", moltiplicare i rapporti, autoconvincendosi,  e autoassolvendosi,  che si fa tutto per il bene dell'altro, o degli altri, i figli.

L'autore, dicevamo, è un avvocato che nel tempo ha sviluppato il metodo della "Conciliazione familiare", che permette davvero di affrontare i problemi delle coppie con un approccio professionale del tutto inusuale, in questi nostri tempi, valutando caso per caso e in ogni suo aspetto la situazione di chi ricorre alla sua professionalità.  Tutto questo lo ha riversato anche in altri libri i  cui titoli indicano con chiarezza la tesi di fondo dell'autore:  le leggi in vigore non aiutano a riconciliare, ma spingono vigorosamente solo verso la disgregazione delle unioni. I titoli sono appunto "La fabbrica dei divorzi" e "Finché la legge non vi separi".

Viviamo, ce lo ricorda Fiorin, in una società che rivendica sempre e comunque i diritti; i doveri sono quasi del tutto scomparsi. L'io individuale  è centrale: dietro mille spinte narcisistiche e solipsistiche, rifugge ogni dolore,  responsabilità,  impegno e prova. La parola d'ordine è autodeterminazione. L'altro deve rispecchiare il desiderio di questo io smisurato, deve cambiare e adattarsi alle "misure" del suo desiderio, dello sguardo ripiegato su se stesso.  Il matrimonio appare dunque come una trappola a cui sfuggire alla prima occasione, senza sprecare tempo e fatica nel cercare una soluzione, per capire e perdonare. E questa fuga non approda se non a nuove infelicità.

Lo dimostra la stessa esperienza di Fiorin, il quale racconta storie concrete di uomini e donne che sono riusciti, dopo aver provato a sfiorare la vertigine dell'abisso del fallimento, a ricominciare il percorso di coppia. Questo anche grazie al fatto di avere incontrato un avvocato pronto a supportare il loro sforzo nel ricominciare.  Certo, ci sono casi disperati, in cui alla fine non c'è più niente da fare,  oppure le contrapposizioni sono insuperabili. E ci sono storie di violenza e abusi, che non hanno neppure bisogno di spiegazioni....

Casi precisi, casi estremi. Per i tanti altri casi, la maggior parte, sembra di poter dire, le difficoltà sono molte, ma non bisogna scoraggiarsi, e soprattutto cercare l'aiuto giusto, non tentare di brancolare nel buio da soli, ricorda l'autore proprio chiudendo le sue pagine e citando le parole di don Ugo Borghello,  un sacerdote che spesso si occupa dei problemi delle famiglie. Parole che, sottolinea Fiorin, riassumono il segreto che costituisce il fondamento della conciliazione familiare: " Tutte le famiglie felici possono dire che hanno preso la strada giusta il giorno che si sono decisi a non voler cambiare il coniuge per essere felici. Quando entrambi si sforzano di capire meglio e non trovano un accordo, è doveroso farsi aiutare da persone di provata responsabilità". 

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