San Gerardo Maiella: prove e difficoltà alla luce del Vangelo

San Gerardo Maiella
Foto: Wikicommons pubblico dominio
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Ricordare San Gerardo Maiella (1726-1755) è tenere viva la memoria di un grande santo e mistico del Settecento italiano. 

Taumaturgo, sempre pronto e disponibile verso chiunque gli chiedeva qualcosa, in modo particolare le partorienti, era un semplice fratello laico, non sacerdote.

Gerardo scelse l'ultimo posto non il primo. Sapeva leggere e scrivere, dai pochi appunti trovati nella sua stanza e dalle lettere inviate ai confratelli o agli amici.

Un'esistenza, quella spesa nell'Istituto redentorista fondato da Sant'Alfonso nel 1732 per l'evangelizzazione delle genti più abbandonate, fatta di sacrifici, povertà, penitenze e tanta preghiera.

Il santo nel corso della sua vita ha incontrato non solo la benevolenza di chi ha vissuto accanto a lui ma anche le notevoli incomprensioni, i dileggi, gli insulti, come ad esempio quelli di un contadino che, non amando i religiosi, incontrandolo per la campagna, lo percosse con un bastone insultandolo. Il santo lo ringraziò in quanto lo aiutava a rivivere la Passione del Cristo.

Oppure quando il Padre redentorista che lo ammise in Congregazione, scrivendo al superiore della casa che lo doveva accogliere, scrisse sul biglietto che Gerardo doveva consegnare a quest'ultimo: “ti mando un soggetto inutile”, vista la gracile e macilenta persona di Gerardo, che a a causa di ciò non era stato ammesso dai Cappuccini. 

O anche le botte che gli dava il sarto dove Gerardo lavorava, prima di entrare in Congregazione, perchè pensava a Dio e lavorava, con diligenza ed onore, senza imbrogliare i clienti. Gerardo nella sua vita di religioso durata circa sette anni (1748-1755) ha incontrato molte difficoltà compresa la calunnia di una donna, che gli costò una dura reprimenda di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Alla fine venne scagionato e trovato innocente. 

A quel punto il fondatore chiese perchè interrogato non si fosse difeso. Gerardo rispose: “perchè la Regola redentorista dice rimproverati dai loro superiori non si scuseranno”. Sant'Alfonso ammutolì ma comprese che aveva davanti la Regola vivente e lo ricompensò mandandolo a Napoli, assistente del Procuratore dell'Istituto.

Quante prove e difficoltà San Gerardo ha incontrato nel suo cammino. La vita con lui non è stata tenera. Ma il santo non si è fermato mai al momento presente ma ha sempre guardato al Regno dei cieli e soprattutto al suo amore: il Cristo.

Questo è stato Gerardo. 

Un ragazzo eccezionale? Un supereroe? Niente di tutto questo ma tanto di più: un uomo che ha preso l'Assoluto sul serio ed il relativo del mondo come superfluo.

Sempre allegro, obbediente e con un fisico malmesso sopportava fatiche enormi.

La morte non lo trovò impreparato perchè lo attendeva la corona di vittoria preparata per i servi buoni e fedeli.

Spesso nelle difficoltà l'uomo perde il filo delle cose, non riconosce nulla se non il proprio dolore. E' umano. Ma varrebbe la pena gettare uno sguardo a questo santo che ha saputo guardare al di là delle difficoltà, ed ha scoperto lo sguardo di Cristo.

Le parole sono inutili difronte ad una testimonianza che non ci parla di eroismo ma di più di Dio.

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