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San Giovanni Bosco, un modello di sacerdozio e non solo

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Allegro, spigliato e con una forza sovrumana. Tanta era che si racconta che, per far divertire i suoi ragazzi,spaccava due o tre noci tenendole con una semplice mano. Ma non era questa la sua vera ricchezza bensì l'amore che portava al Signore. Altro potere e di ben maggior consistenza. Così si presentava un sacerdote che girando per le strade di una ottocentesca Torino cercava i ragazzi più poveri e bisognosi. Questi i connotati umani di uno dei più grandi santi sociali del milleottocento: Giovanni Bosco.

Nato a Castelnuovo d'Asti nel 1815, morirà a Torino nel 1888.

La sua vita è stata tutta una serie di difficoltà e di grazie a cui il Signore ha cercato di far intravedere la propria volontà: quella di fondare una congregazione di sacerdoti – i Salesiani – impeganti nell'educazione dei giovani più bisognosi.

Orfano di padre e con il fratello maggiore che lo ostacolava nel voler diventare sacerdote ,senza alcun sostentamento economico, Giovanni presto si è dovuto trovare un impiego per pagarsi gli studi in seminario: sacrestano, domestico, garzone. Ma tutto ciò - se ad un ragazzo impedisce di spiccare il volo verso la gioia - in Giovanni Bosco ne segnerà il cammino allegro verso la santità.

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Più le difficoltà di mostravano insuperabili - riferiscono i confratelli che vivevano con lui - più il sacerdote torinese era di carattere sereno ed allegro, tanto si fidava della Provvidenza divina che mai mancava al suo appuntamento. Tanto era ostinato nel suo progetto di pensare ai ragazzi più soli che ordinato sacerdote, pur se poverissimo, rifiuterà un posto di precettore privato presso una nobile famiglia genovese per aiutare i tanti ragazzi soli, abbandonati e sfruttati dai vari datori di lavoro che facevano leva su tali asimmetrie economiche. Ciò che lui aveva vissuto, in prima persona, non vorrà che si ripeta più per gli altri. Via ogni sfruttamento e sopraffazione. Proprio per tale ragione e grazie alla sua lungimiranza abbiamo il primo modello di “contratto di apprendistato”con le 8 ore di lavoro e fissato su carta l'orario di riposo.

La sua premura però è tanta e tale che presto fonderà officine, oratori e collegi. Dovunque passava generava sorrisi e risolveva le più difficili situazioni economiche. Come? La Divina Provvidenza agiva e lui soleva ripetere “finche i Salesiani saranno poveri la congregazione non temerà alcun male”. E così è stato.

Il suo segreto? Essere sempre allegro. Cosi il santo descriverà il suo metodo educativo: doveri di studio, di preghiere ed allegria, sempre ed ovunque. Dio è Padre ed un Padre molto buono.

Scriverà libri, opuscoli e manuali di storia per i ragazzi onde evitare che le pagine storiche venissero manipolate dalla politica del suo tempo stravolgendo il modo di pensare dei ragazzi .Tra le sue pubblicazioni se ne ricorda una di particolare interesse. Si intitolava “Il giovanetto provveduto” ed è uno splendido testo che ci insegna non solo a ben vivere bensì a ben amare la vita ma non da soli con il Signore . Morirà stremato dal lavoro il 31 gennaio del 1888 garantendo a tutta la famiglia Salesiana nel mondo non solo la sua intercessione e preghiera ma anche la sua presenza non più fisica ma spirituale. Canonizzato nel 1934 da Papa Pio XI è il modello dei sacerdoti che si occupano di opere sociali.