La Santa Sede celebra i 70 anni delle Nazioni Unite. Mettendone in luce qualche limite

Palazzo di Vetro, Nazioni Unite, New York
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Group
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È con un lungo discorso al Palazzo di Vetro che tocca tutti i punti, dalle migrazioni, ai conflitti, all’impegno per la pace, che l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, celebra il 70esimo anniversario delle Nazioni Unite. Un discorso che mette in luce le luci, ma anche le ombre dell’organizzazione internazionale, certo che “riconoscere i limiti dell’organizzazione” non è lo stesso che “lamentarne il fallimento.” Parole diplomatiche, a segnalare che la Santa Sede crede ancora nelle Nazioni Unite. Ma anche che pensa – da sempre – ad una riforma dell’organizzazione, che la renda davvero rappresentativa di tutte le nazioni.

Il discorso dell’arcivescovo Gallagher ha luogo il 2 ottobre, al dibattito generale su “Le Nazioni Unite nei loro 70 anni: la strada verso la pace, la sicurezza e i diritti umani.”

Primo punto del discorso: l’agenda 2030, di recente adottato dal Summit dei Capi di Stato e di governo. La Santa Sede è “soddisfatta” del risultato, e d’altronde anche Papa Francesco aveva parlato che la nuova agenda per lo Sviluppo Sostenibile era un “importante segno di speranza per l’umanità.” Certo, sulle agende ONU la Santa Sede ha fatto le sue distinzioni, con un recente discorso sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Osservatore Permanente alle Nazioni Unite, l’arcivescovo Auza. Ma fin quando le agende puntano alla lotta della povertà, e non alle imposizioni dell’ideologia gender o della cultura dell’aborto, la Santa Sede le appoggia.

Il problema è che poi c’è un mondo oltre le agende. Da una parte, c’è l’agenda 2030 e le iniziative per finanziare lo sviluppo, dall’altra c’è “un triste panorama di guerra,” ed è ovvio che – sottolinea l’arcivescovo Gallagher – “se i conflitti non sono propriamente risolti, tutti gli sforzi per superare la povertà falliranno.”

La Santa Sede è preoccupata dalle “conseguenze dei conflitti,” si dice “vicino a chi soffre,” e mette in luce che in questa situazione la Nazioni Unite dovrebbero fare qualcosa. “Dobbiamo riconoscere – sottolinea il “ministro degli Esteri vaticano – che negli ultimi 70 anni le Nazioni Unite hanno avuto successo nell’evitare un gran numero di conflitti globali,” e allo stesso tempo “ha fermato o risolto molti conflitti regionali o difficili situazioni di guerra civile.” E ciononostante “ci sono al momento almeno 50 conflitti o situazioni di conflitto latente, senza dire nulla delle azioni dei terroristi internazionali e di organizzazioni criminali che si sono strutturate come ‘quasi stati’ o come una sorta di comunità internazionale alternativa.” Il riferimento al Califfato dell’ISIS è evidente. 

Tanto più che poi Gallagher va più nello specifico, parlando dell’ “immensa tragedia della guerra in Siria, con le sue migliaia di morti, i suoi milioni di sfollati, e le sue tremende conseguenze per la stabilità della regione.” Ma Gallagher menziona anche le situazioni in Libia, Africa Centrale, Regione dei Grandi Laghi in Africa e Sud Sudan, nonché “la tragica situazione in Ucraina,” e molti altri “conflitti più piccoli o più contenuti.”

In generale – nota il Segretario per i Rapporti con gli Stati vaticano – “c’è il grave conflitto in Medio Oriente, in corso sin dai primi anni delle Nazioni Unite.” Quella regione, “culla della civiltà, è immersa in una situazione che combina ogni forma di conflitto e ogni possibile soggetto,” in cui combattono l’uno contro l’altro Stati e non Stati, gruppi etnici e culturali, terrorismo, criminalità.”

Il fatto che i conflitti siamo diffusi dai media “rischia di generare una fredda familiarità e indifferenza.” Ma la comunità internazionale deve “avere la responsabilità di agire risolutamente.”

Una azione che deve essere messa in atto anche per affrontare il dramma di migrazioni, rifugiati e sfollati. Migrazioni che “tristemente – sottolinea Gallagher – sono viste più in termini di un peso addizionale per i problemi imprevisti che causano alle nazioni di passaggio e arrivo” piuttosto che in termini “del tributo di vite umane pagate da milioni di persone innocenti.” Una massa cui si aggiunge la rinnovata costruzione di muri.

Da parte sua, la Santa Sede chiede urgentemente agli Stati di “superare ogni forma di auto interesse nazionalistico e di riconoscere soprattutto l’unità della nostra famiglia umana,” considerando che i migranti “hanno sempre dato un contributo alle nazioni che li ospitano.”

Ma, oltre all’ospitalità, ci vuole anche un impegno della Santa Sede per superare le cause che portano a queste migrazioni, e per questo l’agenda 2030 va portata avanti con coraggio.

Il contributo che dà la Santa Sede al dibattito è quello della “responsabilità di proteggere,” cui aggiunge “la responsabilità di osservare le esistenti leggi internazionali.” E chiede che, dato l’inaccettabile prezzo umano del rimanere inattivi, “una delle priorità più urgenti delle Nazioni Unite deve essere la ricerca di mezzi effettivi giuridici per l’applicazione pratica di questo principio.” In particolare, si chiede di usare come linea guida il Preambolo e l’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, una “guida sicura” per l’interpretazione e applicazione” di quanto la carta stabilisce.

Certo, non si deve ridurre “l’intero edificio della Carta delle Nazioni Unite” a un “mero strumento per mantenere l’equilibrio globale” e “risolvere le controversie,” perché questo – sostiene Gallagher – “tradirebbe non solo quanti hanno redatto la Carta, ma anche milioni di vittime il cui sangue è stato versato nelle grandi guerre dell’ultimo secolo.”

Per quanto riguarda il rispetto delle leggi internazionali, Gallagher fa notare come l’articolo 2 delle Nazioni Unite, in cui si parla di un “principio di non intervento” non deve “diventare un alibi per scusare gravi violazioni di diritti umani,” anche perché l’esperienza delle Nazioni Unite ha dimostrato ampiamente che “le gravi violazioni dei diritti umani da parte dei governi” possono essere “risolte pacificamente” attraverso “la denuncia e la persuasione da parte della società civile e dei governi stessi,” ma altrimenti non c’è altro mezzo che l’intervento. E la crisi attuale “ci chiama a sforzi rinnovati per combattere il fenomeno del terrorismo internazionale in pieno rispetto della legge.”

Ma si deve anche porre in essere uno sforzo per il disarmo, una area “di luci e di ombre,” con la prevalenza “delle ombre”, considerato il fallimento della Conferenza di Revisione del Tratto di Non Proliferazione Nucleare lo scorso maggio.” La Santa Sede è stata parte, e appoggia, il movimento che mira a riconoscere gli effetti “umanitari” dell’uso di armi di distruzione di massa, e appoggia anche la Convenzione per il Bando di Mine anti uomo e il Trattato sulle munizioni a grappolo.

Cambiamento climatico. Lo sguardo è alla Conferenza di Parigi a dicembre, dato che quello del clima – sottolinea Gallagher – è un “bene comune globale, una responsabilità che ciascuno di noi ha, soprattutto verso i gruppi più vulnerabili delle generazioni future e presenti.”

La Santa Sede spera un “accordo effettivo” a Parigi, in aggiunta “all’importante valore che hanno gli accordi generali tra gli Stati riguardo lo sviluppo umano integrale, la responsabilità di proteggere, la pace, il disarmo, il rispetto per la legge internazionale.”

Sono questi i temi messi sul tavolo dalla Santa Sede. La quale sottolinea come “porre in luce le limitazioni” non significa “parlare di fallimento delle Nazioni Unite,” ma di porre luce su “inevitabili ombre nella grande cornice del primo progetto globale per la pace e la cooperazione internazionale, che è durato per 70 anni.”

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