Sant'Alfonso: dalla toga alla missione

Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Foto: Wikicommons
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Definito dallo storico monsignor De Luca “il più santo dei napoletani ed il più napoletano dei santi” certamente, Alfonso de Liguori giganteggia nell'orizzonte spirituale della Chiesa.

Sant'Alfonso Maria de Liguori nacque a Marianella, presso Napoli, il 27 settembre 1697 e morì a Pagani il 1° agosto 1787.

Di famiglia nobile prima dell'ordinazione sacerdotale eserciterà la professione di avvocato, lasciandola, in quanto una bega politica aveva inficiato la sua attività professionale in danno della giustizia.

“Mondo più per me non sei ed io per te non sono più” ripetè dentro di sé nel prendere tale decisione e scelse Dio rispetto alla toga. Avvocato, missionario intraprendete, dottore della Chiesa, patrono dei moralisti e confessori, fondatore di un ordine religioso,v escovo della diocesi di Sant'Agata dei Goti, musicista, scrittore. Questi alcuni dei suoi attribuiti che la Grazia divina gli ha concesso lavorandolo “come la creta in mano al vasaio”.

Non c'è attività che il santo non abbia portato a compimento con il solo scopo di “seguitare l'esempio di nostro Signore Gesù Cristo nell'annunciare ai poveri la lieta novella”.

A tale scopo attiverà differenti forme di apostolato sociale quali ad esempio: le cappelle serotine, la scrittura di ben 111 opere di ascetica cristiana; la predicazione apostolica ma anche la fondazione di un ordine religioso. Infatti forse l'attività a cui dedicherà maggior lena è stata la fondazione del suo istituto religioso ovvero i padri Redentoristi che sono impegnati nell'annuncio ai più poveri della lieta novella del Vangelo. Questa istituzione ha visto la luce il 9 novembre del 1732 a seguito di un periodo di riposo del santo sulle montagne sopra Salerno.

Lì invece scoprì come le popolazioni dei pastori vivevano senza alcuna educazione religiosa ed in uno stato di abbrutimento materiale che suscitò clamore nel suo animo. Pertanto non solo decise di sollevare e risolvere i problemi di quella gente ma anche di creare un ordine religioso che si prendesse a cuore tali situazioni di materiale difficoltà. In questa attività ebbe molte difficoltà ed incomprensioni ma il santo, con la dovuta serenità, andò avanti e non si scoraggiò mai. La madre quando era ancora ragazzo infatti era solita dire: ”Alfonso è capa tuosta”. Ed era vero.

Con questo spirito creò a Napoli le prime forme di aggregazioni sul modello dell'azione cattolica. Ben duecento anni prima della nascita della stessa. Si chiamavano cappelle serotine ed erano una forma di aggregazione serale per la gente che lavorava e che ritrovandosi in appositi luoghi leggeva il Vangelo e recitava il Rosario, approfondendo le verità della fede.

Per questo e per rendere i sacerdoti più preparati nell'ascoltare le confessioni, Alfonso compose una Teologia morale per avvicinare la gente a Dio e formare cristiani autentici. A tal scopo sarà, nel 1950, eletto patrono dei moralisti e confessori.

Si spense nel 1789 all'età di novant'anni con la gioia di poter celebrare in cielo il suo genetliaco.

Chi lo ha conosciuto lo ha descritto come uomo sempre uguale a se stesso: ”nè l'allegria lo gonfiava nè le difficoltà lo deprimevano”. Molto simpatico anche se estremamente duro con se stesso manifestava molta dolcezza con gli altri.

Alfonso forse è stato il santo che ha usato con più agilità gli strumenti messi a disposizione nel suo secolo per poter diffondere il Vangelo: gli scritti, le predicazioni, le canzoni spirituali. Il cuore della spiritualità Alfonsiana risiede, essenzialmente, nel far conoscere a tutti la stupenda tensione alla santità e spronare il cristiano a scelte libere ed autenticamente valide.

Alfonso non studia metodi, non inventa forme di preghiera, non crea nulla ma dà una personale lettura al patrimonio esistente nella letteratura ascetica-cristiana del suo tempo. Presenta l'esperienza di fede come un esempio della vita di Cristo da applicare a tutti gli uomini di buona volontà: ciò è evidente nel suo libro La pratica di amar Gesù Cristo. Chi pratica Cristo lo ama e se lo ama vuole immedesimarsi con lui e per lui. La conseguenza logica è lampante: divenire, nella propria realtà un alter Christus, facendo del bene ma rimanendo uomini del proprio secolo. Niente di più semplice ma niente di più efficace.

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